Ad Altomonte produttori, istituzioni e rappresentanti della filiera hanno celebrato il riconoscimento europeo. Ora l’obiettivo è trasformare la certificazione in valore per le aziende e conquistare nuovi mercati
ALTOMONTE – Il peperoncino calabrese ha finalmente il suo passaporto europeo. Dopo un percorso durato anni, il riconoscimento IGP segna per questa coltura un passaggio destinato a cambiare il rapporto tra un prodotto profondamente radicato nella tradizione regionale e il mercato.
La festa per il nuovo riconoscimento si è svolta l’11 luglio nella cornice del Castello di Serragiumenta, ad Altomonte, dove il mondo produttivo calabrese si è ritrovato per celebrare il risultato e, soprattutto, per interrogarsi su ciò che viene dopo.
Perché ottenere l’IGP non significa aver concluso un percorso. Significa, piuttosto, averne aperto uno nuovo.
A fare gli onori di casa è stato Pietro Serra, presidente del Consorzio del Peperoncino di Calabria IGP, insieme a produttori, rappresentanti delle istituzioni e delle altre filiere certificate della regione. Una presenza significativa, perché il nuovo marchio nasce con l’ambizione di inserirsi nel sistema delle eccellenze agroalimentari calabresi e di rafforzarne il peso complessivo.
Dalla tradizione alla certificazione
Per comprendere il valore dell’IGP bisogna partire da un elemento semplice: il peperoncino in Calabria non ha bisogno di essere scoperto.
È già parte del paesaggio gastronomico, della cucina quotidiana e dell’immaginario stesso della regione. La novità è che, da oggi, questa notorietà può essere accompagnata da un sistema di tutela e di certificazione legato al territorio e alle modalità di produzione.
È questo il punto sul quale si è concentrato il confronto ospitato a Serragiumenta, moderato dal giornalista Francesco Mannarino.
Serra ha ripercorso le tappe che hanno portato al riconoscimento, soffermandosi sulle ricadute che l’IGP può avere per gli agricoltori. Il valore del marchio, infatti, non si esaurisce nella possibilità di apporre una sigla sulla confezione: riguarda la riconoscibilità del prodotto, la tracciabilità, la protezione dalle imitazioni e la possibilità di costruire una maggiore forza commerciale.
Il riconoscimento europeo arriva così a dare una forma istituzionale a una reputazione costruita nel corso del tempo.
La vera partita comincia adesso
Se il riconoscimento rappresenta un traguardo, la crescita della filiera sarà la prova più difficile.
Uno degli obiettivi indicati dal Consorzio è quello di allargare la partecipazione delle aziende e costruire una filiera più strutturata. Una necessità che riguarda non soltanto la quantità della produzione, ma anche la capacità di garantire continuità, qualità e tracciabilità.
L’IGP, infatti, impone regole precise. E proprio il rispetto del disciplinare e dei sistemi di controllo diventa una delle condizioni essenziali affinché il marchio mantenga nel tempo il proprio valore.
In altre parole, la sfida non sarà soltanto produrre peperoncino, ma fare in modo che il nome Peperoncino di Calabria IGP diventi sinonimo di affidabilità e riconoscibilità.
L’obiettivo sono i mercati esteri
La prospettiva indicata durante l’incontro è decisamente internazionale.
Tra i mercati considerati più interessanti figurano il Nord America, la Germania, la Francia, il Benelux, la Svizzera, il Giappone e la Corea del Sud.
Paesi diversi, ma accomunati da una domanda crescente di prodotti legati all’origine, alla qualità e alla storia dei territori.
Ed è proprio su questo terreno che il peperoncino calabrese può giocare una partita importante. La sua forza commerciale non risiede infatti soltanto nella piccantezza, ma nell’immagine di una regione che negli ultimi anni ha costruito una crescente reputazione nel settore agroalimentare.
L’IGP può quindi diventare uno strumento per trasformare la notorietà in posizionamento commerciale.
Una filiera chiamata a innovare
Accanto alle opportunità, però, restano questioni concrete.
Il cambiamento climatico è una di queste. Anche una coltura tradizionale deve oggi fare i conti con temperature, disponibilità idrica e condizioni ambientali differenti rispetto al passato.
Per questo, nel confronto di Serragiumenta, si è parlato anche di innovazione e agricoltura di precisione: tecnologie che possono aiutare le aziende a utilizzare meglio le risorse e ad affrontare con maggiore efficacia le nuove condizioni produttive.
L’altra grande questione è quella generazionale.
Il futuro della coltivazione passa necessariamente dalla capacità di coinvolgere giovani imprenditori e rendere la filiera economicamente interessante. Tradizione e innovazione, in questo senso, non sono termini contrapposti: la prima può diventare il patrimonio su cui costruire la seconda.
Le voci di chi ha costruito la storia del peperoncino
A Serragiumenta il confronto ha riunito anche alcune delle figure che hanno contribuito, negli anni, a fare del peperoncino un elemento riconoscibile della cultura calabrese.
Tra gli ospiti Enzo Monaco, storico animatore dell’Accademia Italiana del Peperoncino, insieme alla consigliera regionale Elisabetta Santoianni, alla direttrice di ARSAC Fulvia Caligiuri e all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo.
Presenze che hanno dato alla serata un carattere non soltanto istituzionale, ma anche generazionale: da una parte la storia di una coltura diventata simbolo della Calabria, dall’altra la necessità di costruire per quella stessa coltura un futuro economico più solido.
Non solo peperoncino
La scelta di celebrare il riconoscimento all’interno del Castello di Serragiumenta ha contribuito a sottolineare anche un altro aspetto: il rapporto tra produzioni agricole, territorio e turismo.
La Calabria dispone di un patrimonio agroalimentare estremamente articolato. Mettere in rete le diverse denominazioni e le realtà produttive può significare costruire un racconto comune capace di accompagnare il prodotto dalla campagna alla tavola e, sempre più spesso, dalla tavola alla scoperta del territorio.
Il peperoncino può diventare dunque uno degli ambasciatori di questo sistema.
La serata si è conclusa con una degustazione delle produzioni calabresi, in un clima di festa e convivialità. Ma dietro la celebrazione c’è già una domanda molto concreta: quanto sarà capace la filiera di trasformare il riconoscimento europeo in reddito, occupazione e nuove opportunità per le aziende?
È questa la vera sfida dell’IGP.
Il marchio è arrivato. Adesso bisogna farlo vivere.
E per il peperoncino calabrese, abituato da sempre a stare sulle tavole di casa, potrebbe essere arrivato il momento di conquistare con ancora maggiore forza quelle del mondo.
