Il leggendario chitarrista americano strega il pubblico di Armonie d’Arte Festival con un set acustico intenso, raffinato e sorprendente, culminato in un commosso omaggio a Pino Daniele.
Nel cuore archeologico della Calabria, tra le rovine millenarie del Parco Scolacium, la venticinquesima edizione di Armonie d’Arte Festival ha accolto un ospite d’eccezione: Al Di Meola, figura di riferimento nella storia della chitarra contemporanea e pioniere nella fusione tra jazz, rock, world music e tradizione classica.
Di Meola – 71 anni appena compiuti, ma con la lucidità tecnica e la freschezza creativa di sempre – ha offerto al pubblico un concerto dal profilo sofisticato, costruito su un equilibrio impeccabile tra controllo virtuosistico e narrazione emotiva. Un live da manuale che ha saputo parlare a platee trasversali, dagli esperti di jazz fusion agli appassionati curiosi, regalando due ore di musica senza cedimenti.
Ad accompagnarlo sul palco, Peo Alfonsi alla seconda chitarra e Sergio Martinez alle percussioni, due musicisti di grande sensibilità con cui Di Meola ha instaurato un interplay fluido e istintivo. La scelta di presentarsi in formazione acustica ha favorito un linguaggio più intimo e arioso, dove ogni nota poteva respirare, posarsi e lasciare traccia.
La scaletta ha viaggiato tra pagine storiche e brani recenti, attraversando territori sonori che uniscono flamenco, jazz modale, tango, arabeschi mediorientali e suggestioni latine. Il tutto filtrato da una scrittura consapevole, dove la complessità ritmica si fonde con una melodia sempre cantabile. Non è mai esibizione fine a sé stessa: ogni assolo, ogni passaggio è parte di un discorso organico e profondo.
Tra i momenti più alti, l’omaggio implicito (e poi esplicito) a Paco de Lucía, con cui Di Meola ha condiviso uno dei progetti più amati della storia della chitarra – il leggendario Friday Night in San Francisco. Le influenze latine e la tensione flamenca sono emerse con forza in diversi passaggi, sempre però piegate a uno stile ormai pienamente personale.
Un finale sospeso tra omaggio e catarsi
La chiusura, arrivata dopo due ore di musica impeccabile, ha visto il pubblico abbandonare le sedie per avvicinarsi al palco, spinto dallo stesso Di Meola in un gesto di apertura e condivisione. Ed è proprio in quel contesto raccolto e vibrante che il chitarrista ha eseguito una versione sorprendentemente delicata di Napule è, in memoria di Pino Daniele, a dieci anni dalla sua scomparsa.
Un tributo sentito, essenziale eppure toccante, che ha saputo sintetizzare un legame umano prima ancora che musicale: i due artisti furono amici, e Di Meola non ha mai nascosto la sua stima profonda per il cantautore napoletano. La scelta di inserire questo omaggio solo nel bis, quasi a volerlo preservare come gesto privato più che atto scenico, ne ha amplificato la forza emotiva.
La cornice e la direzione artistica
Il concerto ha rappresentato uno degli apici della rassegna ideata da Chiara Giordano, che con tenacia e visione ha portato in Calabria alcune tra le voci più autorevoli della musica internazionale. L’incontro tra musica e paesaggio – cifra distintiva di Armonie d’Arte – trova nel live di Di Meola una delle sue espressioni più riuscite: sotto il cielo stellato e tra le pietre dello Scolacium, la sua musica ha trovato una cassa di risonanza ideale.
Il festival proseguirà il 19 agosto con una serata interamente dedicata alla musica di Pino Daniele, all’Orto Botanico di Soverato, con i suoi musicisti storici. Un omaggio che chiude il cerchio di un dialogo cominciato proprio con l’ultima nota del concerto di Di Meola.
Di Meola si conferma non solo un virtuoso assoluto della chitarra, ma anche un narratore raffinato e un artista che non smette mai di cercare. Il suo concerto non è stato una semplice esibizione: è stato un atto d’amore verso la musica, il pubblico, e quelle radici che, pur americane, parlano ancora italiano.
Fiorenza Gonzales
