Attualità

Dopo l’alluvione, tornano a splendere gli scavi di Sibari

CASSANO IONIO – L’area archeologica di Sibari torna agli antichi splendori. Lo scenario apocalittico del 18 gennaio del 2013, quando l’intera area fu completamente sommersa da ben 200 mila metri cubi di acqua e fango del fiume Crati, è solo un brutto ricordo. Un’esondazione che fece pensare a quanto era avvenuto 2.500 anni prima, quando i Crotoniani, per motivi bellici, deviarono il corso del fiume e sommersero Sybaris. Oggi, con una manifestazione pubblica, l’intera Area archeologica sibarita, interdetta da quel 18 gennaio, torna ad essere fruibile in ogni suo splendore e in ogni suo tesoro. Nel sito, tuttora oggetto di ricerca, sono presenti i resti di tre città, realizzate una sopra l’altra. Ciò che è visibile risale alla città romana di Copiae, che fu presto cambiato in Thurii, nome della città greca sulle cui rovine fu fondata. Nello strato ancora inferiore, invece, si trovano le rovine di Sybaris, città magno-greca. Di quest’ultimo insediamento sono venuti alla luce – proprio durante le operazioni di ripristino del sito – due reperti del VI secolo avanti Cristo andati ad arricchire la collezione di reperti presenti nel museo. Diciotto i milioni di euro, provenienti dai Fondi Pon, spesi in questo periodo per pulire, riqualificare e valorizzare l’intera area e il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide che sono stati interessati da sette interventi. Sono state realizzate le trincee drenanti, il recupero e la risistemazione del “Parco del Cavallo”, il Centro di Accoglienza per i visitatori, nuovi depositi per i reperti, l’ampliamento del Museo con la realizzazione di sale multimediali, il modello Ippodameo e alcuni interventi a “Casa Bianca”. Da oggi è possibile ammirare un’area archeologica rimessa a nuovo e arricchita da nuovi tesori venuti alla luce durante l’esecuzione degli interventi, quali i resti di un edificio sacro, alcune colonne, e, soprattutto, i reperti di un monumento sacro risalenti a Sybaris. L’esondazione del 2013 fece subito registrare l’interessamento e la mobilitazione, non solo di intellettuali, storici e studiosi di fama internazionale, ma anche quella di associazioni, movimenti e di semplici cittadini, che offrirono la loro solidarietà e la loro collaborazione. Tanti furono gli appelli lanciati per invitare al proprio dovere le autorità preposte su quanto successo e, soprattutto, per invitarle ad adoperarsi per la salvezza del sito sibarita. Per molto tempo, giorno e notte, fu pompata l’acqua che aveva invaso il sito. Il sindaco di Cassano, Gianni Papasso, lanciò un appello all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendogli di adoperarsi “per risolvere la situazione di emergenza”. Un appello che non cadde nel vuoto. Diversi ministri visitarono l’area. E su quanto accaduto nel 2013 la Procura della Repubblica di Castrovillari aprì un fascicolo per indagare sulle eventuali responsabilità connesse all’esondazione. Indagine che è ancora aperta.

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