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Intelligence, Domenico Talia al master Unical su democrazia dell’algoritmo e potere del digitale

Domenico Talia

RENDE (CS) – Domenico Talia, professore ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioniall’Università della Calabria, ha tenuto una lezione al Master in Intelligence dell’ateneo di Arcavacata, diretto da Mario Caligiuri.

La lezione è stata incentrata sul ruolo sempre più importante degli algoritmi nelle nostre vite e di come essi stiano influenzando in maniera costante le democrazie occidentali.

Il professore ha iniziato la sua lezione con una citazione di Martin Heidegger “Le conseguenze della tecnologia sono tutt’altro che tecnologiche”, discutendo come oggi siamo completamente circondati dagli algoritmi, che non solo determinano il funzionamento di macchine e servizi ma determinano i nostri complessi comportamenti quotidiani.

Il professore ha poi illustrato la storia degli algoritmi, precisando che hanno origini antichissime, rintracciabili oltre 5 mila anni fa nell’antica Babilonia, come in Cina e In India.

“Ma il cuore dello sviluppo degli algoritmi – ha precisato – va rintracciato nei primi calcolatori automatici sviluppati alla fine degli anni Trenta e che verranno poi utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo sviluppo tecnologico successivo al conflitto bellico ha permesso nel 1969 il collegamento tra due computer capaci di comunicare tra loro proprio algoritimi”.

“Altra data significativa – per Talia – è stata il 1991 quando al CERN di Ginevra è stata creata la rete internet che permette il passaggio di una mole enorme di informazioni.

Per il docente “gli algoritmi e i computer hanno reso vitali i dati, cambiando totalmente la vita delle persone e diventando mediatori tra gli esseri umani e la realtà.!Il 2007 è l’anno decisivo con la commercializzazione dell’iphone di Steve Jobs che ha rivoluzionato il mondo dell’informazione e dell’intelligenza digitale”.

Talia ha proseguito soffermandosi sull’aspetto umano, affermando che “in tutti gli algoritmi che utilizziamo, c’è una forma di pensiero di chi ha scritto l’algoritmo e ha proposto la soluzione di un problema. Tuttavia, spesso non è l’unica soluzione ma una possibile tra tante”.

“Gli algoritmi – ha proseguito – sono un’estensione del nostro corpo e della nostra mente ma è decisa da qualcun altro. Infatti, per analogia, oggi 20 programmatori di Google influenzano la vita di alcuni miliardi di persone ogni giorno”.

Il professore ha poi spiegato il concetto del Deep Learning, relativo all’apprendimento profondo delle reti neurali attraverso le quali si individuano, tra l’altro, il sentiment analysis, il riconoscimento facciale e l’identificazione vocale. Il tutto, tramite l’utilizzo di algoritmi sempre più complessi ed elaborati.

“A tal proposito – sostiene Talia – si può parlare di “software power, che è un’egemonia culturale che influenza il mondo intero. Gli USA hanno creato queste tecnologie, la Cina le sta sviluppando, mentre l’Europa pensa alla regolamentazione, avendo perso il treno del
digitale da anni”.

“Al momento – ha concluso il docente – possiamo descrivere la nostra realtà con i concetti di datacrazia, algocrazia e
datapower, dove il potere si sposta dai luoghi della politica a quelli di chi produce il digitale, ridisegnando l’organizzazione del potere nel mondo”.

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