Cultura&Spettacolo

VIII Premio Nazionale V. Padula: resoconto di un pomeriggio di letteratura

PREMIO-PADULA-2015-1ACRI (CS) – “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere“: questa splendida, veritiera citazione dal libro-manifesto dello scrittore francese Daniel Pennac, “Come un romanzo“,  è la migliore descrizione che possa suggellare il pomeriggio conclusivo delle ricche giornate culturali dell’VIII edizione del Premio Nazionale “Vincenzo Padula”, svoltosi ieri nella suggestiva cornice del Palazzo Sanseverino-Falcone, nella cittadina di Acri. Lo stesso professore francese ha ricevuto un premio, nella Sezione narrativa internazionale, per la sua capacità di coniugare come nessun altro letteratura e insegnamento: ogni ragazzo è come uno strumento musicale e bisogna imparare a suonarlo per poterlo capire, ha dichiarato Pennac. Ma egli non è solo uno scrittore per ragazzi, è uno scrittore per tutti, così come la letteratura è per tutti e, in quanto tale, va amata e condivisa, perchè il bello della cultura è che “non è proprietà privata”. Uno “scrittore metaforico” ama, dunque, definirsi Pennac che, con i suoi libri, non teme di trasfondere il fantastico nel reale, creando una perfetta metafora di quel filo che sempre tiene legate l’infanzia e l’età adulta. E come romanziere, Pennac non ama parlare della politica: quello non è il suo compito. Per questo motivo, non si sente in grado di rispondere alla domanda della giornalista Maria Cuffaro, presentatrice dell’evento, che gli chiede come, secondo lui, sia cambiata la Francia dopo Charlie Hebdo. Soltanto, Pennac si limita a riportare l’esempio  dell’affascinante e tranquilla multiculturalità del suo quartiere parigino, Belleville, casa di un sincretismo fragile, ma da preservare da pregiudizi e cattiverie.

Tante, significative personalità del panorama culturale, italiano e internazionale, si sono quindi avvicendate sul palco a ricevere il premio, frutto di una straordinaria creazione artistica. Un premio tanto più importante, sop2015-11-07 19.06.03rattutto per gli scrittori, perchè conferito da un pubblico prestigioso, non solo quello dei critici e degli esperti, ma quello dei lettori, i primi, sinceri destinatari della parola scritta. A decretare, infatti, il romanzo vincitore della Sezione Narrativa sono stati 300 studenti scelti nelle scuole secondarie della provincia. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è stato, così, “Cattivi” di Maurizio Torchio, edito da Einaudi, “uno dei libri più belli a illustrare la condizione carceraria e, per esteso, quella umana”, secondo Goffredo Fofi. Un romanzo, scritto in una sorprendente prima persona, che aggroviglia il lettore tra i pensieri di un ergastolano, spingendolo a un coivolgimento emotivo che mai avrebbe pensato di poter avere, imprigionandolo in un carcere letterario, grazie alla straordinaria bravura di uno scrittore come Torchio che, a detta del Presidente della giuria tecnica, Walter Pedullà, professore emerito della “Sapienza” di Roma, “é letteratissimo”, tanto da “grondare letteratura”. Lo scrittore torinese, del resto, non ha mancato di apprezzare il riconoscimento, tanto più perchè alla giuria di studenti è stato chiesto di recensire il suo “Cattivi”. I più bei lavori sono stati premiati con una borsa di studio, offerta dal Rotary Club di Acri e consegnata dalla Presidentessa dell’associazione Pasqualina Pisano e da Francesco De Marco, membro del consiglio d’amministrazione della Fondazione “Vincenzo Padula”, che da anni presiede all’organizzazione del premio, sempre più frutto di una sinergia tra l’intelligenza della giuria tecnica, che ve2015-11-07 19.32.45de tra le sue fila anche Santino Salerno, Raffaele Perrelli e Nicola Merola, e l’impegno dei ragazzi. Questo ha voluto precisare, soprattutto, il prof. Giuseppe Cristofaro, Presidente della Fondazione, nei saluti di apertura assieme al Sindaco di Acri, il dott. Nicola Tenuta, sottolineando l’importanza del percorso culturale di quest’anno, che prende il nome di Tentazione Calabria,  accompagnato da simbolo di speranza per una regione come la nostra realizzato dall’artista acrese Silvio Vigliaturo, pure autore degli oggetti in vetro che sono stati donati agli ospiti che si sono aggiudicati il premio nelle diverse sezioni.

Anche il vincitore della Sezione saggistica è stato decretato da una giuria popolare di 100 studenti: si tratta di Umberto Ambrosoli, avvocato penalista esperto di criminalità informatica, già autore del libro “Qualunque cosa succeda“, che narra la vicenda del padre avvocato, assassinato quand’egli era soltanto un bambino. Dalle tristi vicissitidini della sua vita fino a “Coraggio“, saggio vincente che, attraverso tre esempi “normali”,  non vuole insegnare il coraggio, ché questo, ha raccontato Ambrosoli, non si può fare, ma “insegnare l’arte di affrontare la paura per uscire da quel piagnisteo deresponsabilizzante” che induce a credere che nulla possa cambiare. E, invece, è necessario trovare quella “forza del cuore, irrazionale”, quel coraggio che sta tutto nell’ascoltare se stessi: di questo ha bisogno oggi l’Italia, secondo Ambrosoli, del coraggio della verità, anche come giudizio su se stessi.

Nella Sezione Narrazioni e scritture del nostro tempo, il riconoscimento è stato conferito al prof. Vito Teti, ordinario di Antropologia culturale dell’Università della Calabria, per il suo saggio ricco di colori, “Terra inquieta“, che racconta di una Calabria fragile, mobile, aderente alle sue antiche radici ma mai priva della sua speranza verso il futuro: per questo, ha affermato Teti, questo Sud così mobile nel tempo, con i suoi paesi in bilico sull’abiss2015-11-07 19.13.57o dello spopolamento, deve sentire il bisogno etico e politico di accogliere in sè i nuovi protagonisti del flusso migratorio in corso. E proprio da questo Sud, simbolo della terra dei padri, nasce “Il paese dei coppoloni“, romanzo del maestro Vinicio Capossela, vincitore nella Sezione Narrazioni e musiche del nostro tempo: fulcro della storia quella cultura popolare fondata sul racconto che desta meraviglia, nel cammino del viandante alla ricerca delle sue origini.

Gianni Riotta, il giornalista “meno provinciale” di tutta Italia, con uno sguardo capace di cogliere aspetti multiformi della realtà di oggi, ha ricevuto il premio per la Sezione giornalismo. Ma cosa manca al giornalismo oggi?, gli è stato chiesto. I lettori, la risposta semplice e lapidaria di colui che del giornalismo ha fatto uno strumento in continuo rinnovamento, mai uguale a se stesso. Tuttavia, Riotta non vuol parlare di una colpa, ma semplicemente, ritiene che quel modello verticale di giornalismo tradizionale, fondato sul rapporto giornale-lettore, si sia ormai logorato, inghiottito dalla trasformazione dell’era digitale e che, pertanto, il giornalismo moderno possa salvarsi se in grado di adattarsi.

A conclusione della manifestazione, quest’anno dedicata a Pierpaolo Pasolini, di cui ricorre il2015-11-07 20.17.37 quarantennale della morte e a cui è stato tributato un intenso omaggio video a inizio serata, un riconoscimento alla carriera nella Sezione “Vincenzo Talarico” è stato consegnato al maestro Ettore Scola, icona del cinema italiano e regista di alcuni dei maggiori capolavori della storia della cinematografia, come “La terrazza” e “C’eravamo tanto amati“, che, piccolo, curioso aneddoto, lo scrittore Daniel Pennac ha rivelato essere motivo di una simpatica faida familiare tra lui, sua moglie e sua figlia, amanti di diverse pellicole girate da Scola.

Un pomeriggio all’insegna delle belle parole, quello di ieri ad Acri, non perchè leziosamente e ben scritte: non è soltanto questo la scrittura, sia essa narrativa, saggistica o giornalistica. La scrittura è avere qualcosa da dire, è consapevolezza di quello che si imprime su carta: “Non si scrive perchè si ha qualcosa da dire, ma perchè si ha voglia di dire qualcosa“.

Francesca Belsito

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