COSENZA – È stato definito per molti aspetti un libro scomodo. In realtà ricostruisce le vicende storiche di uno dei momenti più travagliati della storia italiana come quello del fascismo, della disfatta dell’esercito italiano dopo l’8 settembre, della Resistenza e delle scelte operate dagli italiani in quegli anni tragici. Di un’Italia a nord sotto il regime della Repubblica sociale italiana a sud sotto l’occupazione degli anglo-americani. Giuseppe Ferraro ricostruisce quei momenti attraverso un’angolatura speciale, attraverso le voci, le sofferenze, le scelte di chi la Seconda guerra mondiale la combatté realmente al fronte e poi si ritrovò prigioniero dei nazisti. La offre ai lettori che, col senno del poi, giudicheranno delle scelte praticate, in un particolare contesto e in circostanze problematiche da parte di alcuni soldati italiani, con il dovuto rispetto e senza facili giudizi politico-morali. La storia che nel suo ultimo libro Ferraro racconta, con la sua solita serietà di studioso, senza vincoli ideologici, è quella degli internati militari nei campi di prigionia nazisti a partire dall’8 settembre 1943. Di coloro che nonostante le sofferenze e le umiliazioni non aderirono a Salò e decisero di rimanere prigionieri nei campi nazisti. Ma anche di coloro che aderirono a Salò per sfuggire alla fame, al freddo, alla sofferenza, alla voglia di ricongiungersi con le proprie famiglie. Una scelta che poteva avere queste motivazioni o essere il frutto di un tentativo, che la storia ci ha dimostrato sbagliato, di combattere per una parte, di difendere la dignità dello Stato italiano. Ma purtroppo questa parte coincideva con il nazifascismo. Tutto questo racconta Ferraro nel suo ultimo libro pubblicato dalla Pellegrini e frutto delle ricerche dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea di Cosenza che a sede presso l’Università della Calabria. A 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale molte questioni rimangono aperte e anche per questo che bisogna leggere e conoscere lavori come quello di Giuseppe Ferraro: Dai campi di prigionia nazisti a Salò.
