Pier Paolo Pasolini definiva il dialetto lingua madre, una forma di lingua che possiede una propria autenticità e potenza espressiva, in grado di catturare la realtà in modo più diretto e genuino. È la lingua delle madri, dei padri, dei nonni; quella che non si impara sui libri ma si assorbe nella vita. Un sistema di valori, un patrimonio culturale da difendere e valorizzare. L’ultima sopravvivenza di ciò che è ancora puro e incontaminato e come tale va protetto.
È in questa prospettiva che si colloca la produzione letteraria di Franco Di Giorgio, tutta segnata dalla passione per la memoria collettiva e per il tessuto sociale e culturale della Calabria e del suo paese natio, Torano Castello. La sua recente pubblicazione si intitola Vocabolario Dialettale Calabrese – Il dialetto della media valle del Crati secondo l’uso e la pronuncia affermatisi in Torano Castello. Il volume raccoglie il lessico in uso nella media valle del Crati, tra Cosenza e Tarsia, con una classificazione che accompagna il lettore dall’ “uso corrente” fino alle voci ormai “uscite dall’uso”, passando per categorie come “raro”, “arcaico” o “neologismo”. Non si tratta di un semplice elenco di parole: il vocabolario si anima di frasi esemplificative, proverbi, modi di dire, filastrocche e canti, restituendo così al lettore non solo la lingua, ma l’anima stessa di una comunità.

Già con Demografia e società a Torano Castello tra il 1811 e il 1918 – frutto di una meticolosa indagine condotta sui registri dello Stato Civile – l’autore aveva restituito uno spaccato sulla vita e la morte dei membri di quella comunità in un secolo cruciale, dall’ultima fase del periodo napoleonico alla fine della Grande Guerra. Con Genealogie Toranesi ha ricostruito, nel periodo compreso tra il 1809 e il 1918, le vicende evolutive che hanno interessato i singoli rami delle famiglie di Torano Castello fino a determinarne gli alberi genealogici di appartenenza. E con Proverbi Calabresi testimoniati nella tradizione toranese ha offerto un repertorio di oltre ottocento espressioni proverbiali dialettali, corredate da richiami alla tradizione classica, biblica e medievale e messe in rapporto con il panorama proverbiale regionale, nazionale ed europeo.



Veniamo ad altre due opere importanti. Il paese bellissimo. Al tempo delle cantarelle narra la vita quotidiana a Torano Castello lungo un arco di tempo che va dalla prima alla seconda guerra mondiale e si chiude la sera dell’8 settembre del 1943, mentre nella piazza delle fontane si fa festa per l’annuncio dell’armistizio. Ne Il paese bellissimo. Al tempo delle comete la narrazione riprende da dove era stata interrotta la sera dell’8 settembre 1943 e, dopo aver attraversato gli anni cruciali del dopoguerra, si chiude con l’immagine dell’autore ed io narrante che, in un corridoio della Freccia del Sud zeppo di valigie e scatoloni, con il viso incollato al vetro di un finestrino, a undici anni, lascia la Calabria per andare a studiare a Bologna.


Difendere il dialetto significa custodire la memoria di un popolo. Oggi, grazie a Franco Di Giorgio, quella voce calabrese della media valle del Crati viene restituita al presente come patrimonio condiviso, affinché possa continuare a vivere. Perché una lingua che si spegne non è mai soltanto un insieme di parole che scompare: è un mondo intero che si perde.
Elvira Sangineto

