Cosenza — Esistono iniziative che non si limitano a rispondere a un bisogno sociale, ma ridefiniscono il significato stesso di civiltà. “Io scelgo me”, presentato presso il Museo dei Bretti e degli Enotri di Cosenza, è una di queste.
Promosso dalla Casa Rifugio “Goccia di Rugiada”, in collaborazione con il Centro per l’Impiego e sostenuto dal programma regionale “Donne Libere” (PR FSE+ Calabria 2021-2027), il progetto si configura come una delle più avanzate sperimentazioni calabresi nel contrasto strutturale alla violenza di genere.
Il progetto è stato presentato durante la conferenza stampa che si è tenuta questa mattina al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza, nel corso della quale sono intervenuti:
Cesira Mayerà, progettista e coordinatrice del progetto “Io scelgo Me” Casa Rifugio “Goccia di Rugiada,
Veronica Buffone, assessore al Welfare del Comune di Cosenza,
Giovanni Cuconato, responsabile del Centro per l’Impiego di Cosenza,
Sonia Brindisi, referente Politiche Attive – Centro per l’Impiego di Cosenza,
Massimo Ciglio, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo “Spirito Santo”.

Non un semplice intervento assistenziale, non una misura emergenziale, ma una nuova architettura dell’autonomia femminile. Perché uscire dalla violenza non coincide automaticamente con la libertà: spesso ne rappresenta soltanto il primo, doloroso passo.
A dare voce e struttura a questo modello è stata la Dott.ssa Cesira Mayerà, progettista e coordinatrice del progetto “Io scelgo me” per la Casa Rifugio “Goccia di Rugiada”, che durante la conferenza ha delineato con lucidità la filosofia profonda dell’iniziativa, ringraziando la Dott.ssa Barbara Valente, responsabile regionale, per il costante supporto tecnico e istituzionale.
La Casa Rifugio, gestita dalle Suore Minime della Passione è nata nel 2024 in sinergia con il Comune di Cosenza e l’Assessorato ai Servizi Sociali, rappresenta la prima struttura del territorio accreditata per ospitare fino a sei donne vittime di violenza. Le Suore Minime della Passione operano da anni nell’accoglienza di donne e minori non solo in Italia, ma anche in Africa e India, rendendo questa esperienza il frutto di una missione internazionale fondata su protezione, cura e dignità.
La Dott.ssa Mayerà ha sottolineato una verità decisiva: la fase più fragile non termina con la fuga dalla violenza, ma spesso inizia proprio quando una donna lascia la Casa Rifugio.
Quando il rifugio termina, resta la domanda più scomoda: come si ricostruisce una vita? Da questa consapevolezza nasce “Io scelgo me”, definito non solo progetto, ma modello interdisciplinare replicabile.
Un modello costruito sulla forza della rete tra:
- istituzioni
- terzo settore
- imprese
- formazione
- scuola
- servizi per il lavoro
L’obiettivo è unico: trasformare il coraggio della fuoriuscita in libertà strutturale. Il cuore di “Io scelgo me” non è soltanto nella sua struttura progettuale, ma nelle voci che lo hanno generato e sostenuto, in una sinergia che ha unito istituzioni, terzo settore e servizi pubblici in una prospettiva comune di emancipazione reale.
All’interno della Casa opera un’équipe multidisciplinare che accompagna quotidianamente le donne in un percorso complesso: dalla fuoriuscita dalla violenza fino alla costruzione di una piena autonomia lavorativa, abitativa e personale. È proprio da questa esperienza diretta che nasce “Io scelgo me”, non come semplice intervento, ma come modello.

Un modello reso possibile da una rete di partenariato strutturata tra istituzioni pubbliche e soggetti privati, uniti da un obiettivo comune, trasformare la frammentazione degli interventi in un sistema coordinato di emancipazione.
Partner fondamentale è il Comune di Cosenza, rappresentato dall’assessore al Welfare, la Dott.ssa Veronica Buffone, che ha sottolineato come il progetto nasca da una simbiosi reale tra istituzioni, terzo settore e servizi del territorio. Nel suo intervento, l’assessore ha evidenziato un nodo centrale, la scelta di sé non può essere lasciata al solo individuo quando la violenza ha eroso strumenti, autonomia e possibilità. Per questo la responsabilità diventa collettiva.
La funzione delle istituzioni, delle associazioni, del Centro per l’Impiego, delle scuole e degli attori sociali coinvolti è quella di costruire condizioni concrete affinché ogni donna possa tornare a esercitare libertà reale.
Il progetto interviene su più livelli integrati:
- inclusione lavorativa
- autonomia abitativa
- supporto sociale e culturale
- accompagnamento psicologico
- costruzione di reti territoriali
La durata quadriennale dell’intervento rappresenta uno degli elementi più innovativi: non un’azione spot, ma un processo di trasformazione progressiva e monitorata nel tempo.
Il Centro per l’Impiego di Cosenza, attraverso il Dott. Giovanni Cuconato e la referente delle politiche attive, la Dott.ssa Sonia Brindisi, ha rafforzato questa visione, sottolineando la necessità di un accompagnamento personalizzato per ogni beneficiaria.
Le attività previste comprendono:
- orientamento specialistico
- analisi delle competenze
- individuazione dei gap formativi
- formazione linguistica e digitale
- costruzione di percorsi professionali su misura
- attivazione di tirocini retribuiti fino a 12 mesi
- accompagnamento all’inserimento lavorativo o all’autoimpiego
Il lavoro viene così ridefinito come strumento di emancipazione psicologica e sociale, capace di restituire dignità, autonomia e progettualità.
Nel corso della presentazione, il dialogo istituzionale ha evidenziato anche la costruzione di una rete territoriale che coinvolge scuole, enti formativi, imprese e servizi pubblici in un sistema integrato.
Particolarmente significativo l’intervento del dirigente scolastico, il Dott. Massimo Ciglio dell’Istituto Comprensivo “Spirito Santo”, che ha posto l’accento sul valore della continuità progettuale. Secondo il dirigente, uno degli elementi più innovativi del progetto è proprio la sua durata quadriennale, in contrasto con la logica dei progetti brevi e frammentati. Una durata lunga significa possibilità reale di trasformazione, lavorare non sull’emergenza, ma sulla stabilità. Significa riconoscere che la ricostruzione di una vita richiede tempo, relazione e continuità. Il dirigente ha inoltre sottolineato il valore della collaborazione tra soggetti diversi, evidenziando come la vera sfida sociale non sia soltanto intervenire, ma imparare a lavorare insieme in modo cooperativo.
In questa prospettiva, “Io scelgo me” diventa un laboratorio sociale oltre che un progetto di inclusione, un modello che mette alla prova la capacità di un territorio di costruire benessere condiviso. La narrazione pubblica tende spesso a fermarsi al momento della fuga o della denuncia. Ma la realtà delle donne sopravvissute racconta altro.
Dopo la violenza restano:
- precarietà economica
- fragilità emotiva
- isolamento sociale
- dipendenza abitativa
- paura del futuro
È in questo spazio fragile che si colloca “Io scelgo me”. In un tempo in cui il termine “empowerment” rischia di svuotarsi, il progetto restituisce alla parola emancipazione il suo significato autentico.
Non esiste libertà reale senza:
- indipendenza economica
- casa
- lavoro
- accesso culturale
- sicurezza
Questo progetto assume quindi un valore profondamente femminista, perché sposta il focus dall’assistenza alla redistribuzione concreta delle possibilità.
La vera rivoluzione non è soltanto proteggere una donna dalla violenza, ma garantirle condizioni tali da non dovervi mai più tornare. Proteggere significa tamponare, emancipare significa trasformare.
Tra gli elementi più innovativi emerge il co-housing: non solo risposta abitativa, ma scelta culturale.
La libertà non coincide necessariamente con l’isolamento, ma può fondarsi su reti di solidarietà femminile. Il co-housing diventa così:
- spazio di autonomia
- protezione reciproca
- laboratorio relazionale
- pedagogia di comunità
La libertà non è solo solitudine: può essere anche alleanza. “Io scelgo me” riconosce inoltre che i minori esposti alla violenza domestica sono vittime dirette. Per questo, grazie alla collaborazione con l’Istituto Comprensivo “Spirito Santo”, saranno garantiti:
- percorsi scolastici protetti
- laboratori educativi
- attività culturali
- sostegno psicopedagogico
- continuità relazionale
L’obiettivo è spezzare la trasmissione intergenerazionale del trauma. Troppo spesso il Sud viene raccontato solo attraverso le sue carenze. Questo progetto ribalta la prospettiva: Cosenza e la Calabria diventano scenario di una sperimentazione avanzata. “Io scelgo me” può diventare un paradigma nazionale.
“Io scelgo me”: una frase che è atto politico in queste tre parole si concentra una rivoluzione simbolica e materiale.Per una donna sopravvissuta alla violenza, scegliere sé stessa non è individualismo: è disobbedienza culturale.
Significa:
- scegliere la propria dignità
- scegliere il proprio futuro
- scegliere la propria sicurezza
- scegliere la propria indipendenza
- scegliere di esistere oltre la sopravvivenza
Un ruolo centrale è affidato anche alla Consulta Intercultura, chiamata a favorire percorsi di inclusione sociale reali, capaci di andare oltre l’accoglienza formale e tradursi in integrazione quotidiana. Le persone inserite nel programma saranno seguite in modo continuativo per quattro anni da un’équipe composta da psicologi, assistenti sociali ed educatori, garantendo un accompagnamento costante nelle diverse fasi della ricostruzione personale, abitativa e lavorativa.
A sostenere l’iniziativa interviene inoltre una rete di partner del territorio: IRIS Servizi e Formazione, Calabria Food, Gallo Case, CAF Patronato SINALP, Farmacia Caruso e Supermercati Eté.
Un insieme di realtà diverse che contribuiscono a costruire un sistema integrato di supporto, capace di dare solidità e continuità a un progetto di rinascita che nasce come sperimentazione ma si propone fin da subito come modello replicabile.
È il rifiuto di una struttura culturale che ha per secoli educato le donne al sacrificio e al silenzio. “Io scelgo me” non offre soltanto protezione, offre possibilità, e in una società davvero giusta, la libertà femminile non dovrebbe essere un’eccezione, dovrebbe essere la norma. Perché una donna non è libera quando riesce a fuggire è libera quando ha tutti gli strumenti per non dover più tornare indietro.
