La Commissione Cultura di Palazzo dei Bruzi premia Annalisa Insardà: l’attrice che racconta una nuova Calabria

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Per lei la definizione più calzante potrebbe essere quella di artista on the road, se è vero – come è vero – che vive quasi sui treni, spostandosi per la sua attività di attrice in un continuo andirivieni lungo lo Stivale, pur avendo residenza in Calabria. Il suo centro di interesse professionale resta però Roma: nella capitale è approdata da Laureana di Borrello, dove è cresciuta, pur essendo nata a Polistena.

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Annalisa Insardà è una brava e versatile attrice di teatro, cinema e tv che, negli ultimi tempi, ha abbracciato una nuova filosofia d’artista, avvicinandosi a un modo diverso di intendere la sua capacità espressiva e concentrandola soprattutto sulle battaglie contro le ingiustizie. È come se avesse percepito di avere sulle spalle una responsabilità sociale, un forte spirito di impegno civile. «Combatto le ingiustizie perché potrebbero accadere a ognuno di noi», ripete spesso come un mantra.

Parallelamente, ha sposato anche un’altra causa, promuovendo – da testimonial – una nuova narrazione della Calabria, racchiusa in uno spot di successo dal titolo “Dove tutto è cominciato”, in cui dà voce ai marcatori identitari distintivi della sua terra. Ed è proprio per il notevole contributo artistico con cui veicola questa immagine positiva della Calabria che la Commissione consiliare Cultura del Comune di Cosenza, presieduta dal consigliere comunale Mimmo Frammartino, ha consegnato a Annalisa Insardà un meritato riconoscimento. Un premio di cui si è detta estremamente orgogliosa: «Ogni volta mi chiedo, senza nessuna retorica, come me lo sono meritato».

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Del suo felice momento attuale di attrice di impegno civile racconta di considerarsi una “comunicattrice”, come qualcuno l’ha definita. «Perché – spiega – come dico nel mio monologo più recente Ero mia, contro la violenza sulle donne (portato in scena anche al Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza), non esistono diritti che ci riguardano ed altri no. Esistono i diritti e basta. Ogni volta che una persona che ha la mia fortuna, di stare su un palcoscenico o avere un microfono in mano, può diventare amplificatore della voce di chi vede i propri diritti violati, io mi metto a disposizione e faccio in modo che questa voce diventi quella voce. Suppongo allora che la gente mi voglia bene perché non sono ipocrita e mi metto al servizio, utilizzando il mio lavoro come strumento di divulgazione delle storie di giustizia negata. La cosa più importante che ci rende umani è proprio la condivisione».

Durante l’incontro della Commissione Cultura, alla presenza di numerosi amici attori, del Presidente dell’organismo consiliare Mimmo Frammartino, dei membri della commissione, del Presidente del Consiglio comunale Giuseppe Mazzuca – che le ha consegnato il premio – e della consigliera regionale Filomena Greco, l’attrice ha raccontato anche il mutato rapporto con la sua terra d’origine. «Ho vissuto una svolta: sono passata dalla calabrese che si lamentava della Calabria che non le dava nulla, nutrendo enormi riserve, a una fase in cui ho capito che quello era un punto di vista sbagliato. Non è la Calabria che appartiene a me: sono io ad appartenere alla Calabria. Il problema siamo noi, che non restituiamo questa appartenenza in termini di impegno, di risorse, di applicazione intellettuale, di sostegno e solidarietà. Appartenere è qualcosa di estremamente responsabile e romantico, anche se ruvido al tempo stesso».

Nel suo spettacolo “Abracalabria”, portato in Australia, Svizzera e, nel maggio di quest’anno, a Catanzaro, non nasconde le sofferenze della sua terra, ma abbraccia una nuova narrazione che, pur senza tacere nulla, mette sotto la lente di ingrandimento bellezze ed eccellenze internazionalizzabili. «Da un punto di vista paesaggistico è una delle regioni più belle d’Italia, e da quello geomorfologico è certamente la più ricca. Basta cambiare il paradigma. Dobbiamo proteggerla e difenderla».

Di formazione classica, Annalisa Insardà ha molto lavorato sul teatro greco e sulla commedia plautina, frequentando anche l’Accademia d’Arte Drammatica di Palmi. Numerose le sue performance teatrali diretta da registi importanti come Franco Però e Peter Stein. In questo frangente della sua carriera, è la missione sociale a sembrarle la più appassionante: è quella per cui ha deciso di mettere in gioco ogni energia, come sta facendo anche nella tournée del suo spettacolo – di cui è autrice – “Parole femmine”, prodotto dalla Dracma di Polistena.

Perché, comunque vada, il cordone ombelicale con la sua terra non sarà mai reciso.