Massive Attack a Taranto: un viaggio sonoro tra sogno e coscienza, contro ogni guerra

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C’è un momento, durante certi concerti, in cui la musica smette di essere solo suono e si trasforma in esperienza collettiva. È accaduto a Taranto, nella serata del 21 giugno, quando i Massive Attack hanno chiuso il Medimex 2025 lasciando sulla Rotonda del Lungomare un’eco destinata a restare a lungo. Non solo nelle orecchie, ma nel cuore e nella coscienza delle oltre settemila persone accorse per questo evento irripetibile.

Un concerto che è stato un manifesto

Chi si aspettava un semplice live si è trovato immerso in qualcosa di molto più profondo: una vera e propria dichiarazione di intenti. I Massive Attack, padri fondatori del trip hop e da sempre attenti ai temi sociali e ambientali, hanno trasformato il palco in un atto politico, una denuncia visiva e sonora contro la guerra, l’indifferenza e la disinformazione.

I visual proiettati sullo sfondo – veri pugni nello stomaco – raccontavano molto più di mille parole: immagini crude, numeri, slogan, codici binari in cascata che evocavano un mondo spersonalizzato e disumanizzante. Ma anche bandiere, volti, parole di pace e giustizia, che gridavano un messaggio chiaro: “Ce n’est pas une guerre, c’est un génocide”, riferito alla tragedia in corso in Palestina. Nessuna ambiguità, nessuna paura di schierarsi. Solo verità.

Un viaggio emotivo senza tempo

Robert Del Naja, icona silenziosa e militante, e Grant “Daddy G” Marshall, accompagnati da una formazione vocale storica – Horace Andy, Deborah Miller, Elizabeth Fraser – hanno guidato il pubblico in un viaggio tra atmosfere oscure e momenti di pura sospensione onirica.

Le note cupe di “Rising Son” e “Inertia Creep”, tratte dal capolavoro Mezzanine, hanno colpito al petto come onde sismiche. “Future Proof”, con il suo incedere claustrofobico, ha evocato una tensione quasi fisica, mentre la voce eteree della Fraser su “Black Milk” e la celebre “Teardrop” hanno aperto squarci di luce nell’oscurità.

Impossibile non farsi travolgere dall’energia di “Angel”, il cui crescendo è un richiamo primordiale, né restare impassibili davanti alla potenza soul di Deborah Miller in “Safe from Harm” e “Unfinished Sympathy”, due pietre miliari che ancora oggi sembrano urlare la loro attualità.

Il finale, affidato a “Group Four”, ha chiuso il cerchio lasciando il pubblico in un silenzio sospeso, quasi sacro. Un viaggio nella coscienza, più che un concerto.

Un premio che è simbolo

A suggellare l’importanza dell’evento, ai Massive Attack è stato consegnato il Premio Ernesto Assante 2025, riconoscimento green che unisce arte, artigianato e riuso creativo: una chitarra acustica realizzata con materiali di recupero – una scatola di sigari per la cassa, resti edili per il manico, fibra di fico d’india per le decorazioni. Più che uno strumento, un simbolo del messaggio profondo che questa band porta avanti da sempre.

Taranto e il Medimex: quando la musica diventa visione

Il Medimex 2025 ha trovato nei Massive Attack la sua chiusura ideale. Taranto, città di contrasti e rinascite, si è trasformata per una notte in crocevia di musica e coscienza globale. Sul Lungomare, gremito come mai prima, si è vissuto qualcosa di più di un semplice evento musicale: un rito collettivo, un atto di resistenza poetica.

In un’epoca in cui l’informazione spesso tace e la musica si appiattisce sullo sfondo, i Massive Attack scelgono ancora una volta di essere disturbanti, urgenti, necessari. E ricordano a tutti – con voce ferma e basso pulsante – che la bellezza può essere un atto politico, e che l’arte ha ancora il potere di risvegliare le coscienze.

“Don’t be a passive witness.”
L’hanno scritto sullo schermo.
Ce lo portiamo dentro.

Guarda il video

F.G.