
Di Valentina Garritano, biologa nutrizionista
“Perché non scrivere un articolo su questo argomento?”
La domanda è arrivata durante una visita nutrizionale da una paziente che ha constatato quanto la cura del microbiota faccia la differenza.
Poi ha aggiunto una frase che mi ha colpita e che mi ha proposto di farla diventare il titolo di questo articolo: “Perché la tua dieta fallisce dopo 3 giorni?”
Una domanda apparentemente semplice dietro la quale si nasconde però una risposta molto più complessa di quanto siamo stati abituati a credere.
Per anni il fallimento di una dieta è infatti stato attribuito quasi esclusivamente alla scarsa motivazione, alla mancanza di disciplina o all’incapacità di “resistere alle tentazioni”. Oggi però la scienza sta raccontando una storia diversa.
Negli ultimi anni i ricercatori hanno iniziato a studiare con crescente interesse un protagonista spesso invisibile ma sorprendentemente influente: il microbiota intestinale.
Le evidenze accumulate negli ultimi anni mostrano infatti che i microrganismi che popolano il nostro intestino possono influenzare molto più della semplice digestione. Possono contribuire a modulare il senso di fame e di sazietà, le voglie improvvise di zuccheri, il tono dell’umore, i livelli di energia mentale e persino la capacità di mantenere nel tempo un cambiamento alimentare.
Quando parliamo di microbiota intestinale ci riferiamo ad una comunità composta da miliardi di microrganismi che vivono stabilmente nel nostro intestino. Non si tratta di ospiti passivi ma di un ecosistema biologicamente attivo che comunica costantemente con il cervello attraverso una rete complessa di segnali nervosi, ormonali ed immunitari, nota come asse intestino-cervello.
Ed è proprio in questa continua conversazione tra intestino e cervello che emerge uno degli aspetti più interessanti.
Alcuni gruppi di batteri prosperano grazie al consumo di zuccheri semplici e di alimenti ultra-processati. Quando questi prodotti diventano una presenza abituale nell’alimentazione abitudinaria, tali popolazioni batteriche tendono ad aumentare: più vengono alimentate, più favoriscono meccanismi biologici che possono spingere verso il consumo degli stessi alimenti.
Questo non significa che i batteri controllino le nostre scelte o che annullino il libero arbitrio, significa però che possono influenzare i segnali di fame, gratificazione e desiderio che raggiungono il cervello.

Ecco perché molte persone, quando iniziano una dieta particolarmente restrittiva, sperimentano irritabilità, nervosismo, stanchezza, fame intensa ed un forte desiderio di dolci. In questi casi non si tratta semplicemente di una carenza di volontà, esiste una componente biologica che rende il cambiamento più difficile e che merita di essere considerata.
Anche per questo motivo le diete drastiche spesso falliscono e non necessariamente perché manchi la motivazione ma perché richiedono all’organismo uno sforzo che nel lungo periodo può diventare difficile da sostenere. Saltare pasti, eliminare intere categorie di alimenti o convivere costantemente con la fame può aumentare lo stress fisiologico e compromettere ulteriormente l’equilibrio intestinale.
Quando il corpo percepisce una restrizione eccessiva tende, infatti, ad attivare meccanismi di adattamento che aumentano la ricerca di cibo, riducono il senso di soddisfazione e rendono più complesso mantenere il controllo nel tempo. Questo rappresenta uno dei motivi che contribuisce al ben noto ciclo fatto di entusiasmo iniziale, perdita di controllo, senso di colpa e nuovo tentativo di ripartenza.
A rendere il quadro ancora più complesso c’è il legame tra intestino e benessere emotivo. Circa il 90% della serotonina dell’organismo, uno dei neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell’umore, viene infatti prodotto a livello intestinale. Quando il microbiota perde equilibrio, ad esempio a causa di stress cronico, sonno insufficiente, alimentazione disordinata o consumo eccessivo di alimenti ultra-processati, possono comparire sintomi che spesso non vengono collegati all’intestino: maggiore irritabilità, fame emotiva, cali energetici, difficoltà di concentrazione ed un rapporto più conflittuale con il cibo.
Per questo oggi parlare di alimentazione significa inevitabilmente parlare anche di emozioni, qualità del sonno, gestione dello stress e salute intestinale.
La forza di volontà continua ad avere un ruolo importante ma da sola non basta a spiegare il comportamento alimentare. Ridurre tutto a una questione di disciplina rischia di colpevolizzare le persone e di ignorare la complessa interazione tra cervello, intestino, emozioni, abitudini, ambiente e stile di vita.
Molto spesso chi non riesce a seguire una dieta non è una persona debole, è una persona che sta cercando di cambiare senza avere a disposizione gli strumenti adatti o senza comprendere i segnali che il proprio organismo sta inviando.
La buona notizia è che il microbiota non è immutabile. Al contrario, è un ecosistema dinamico che può modificarsi anche in tempi relativamente brevi in risposta ai cambiamenti alimentari e dello stile di vita.
Le conoscenze scientifiche attuali mostrano sempre più chiaramente che ogni intestino possiede caratteristiche uniche e che gli squilibri del microbiota possono manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona. In alcuni casi possono prevalere popolazioni batteriche associate ad una maggiore infiammazione, in altri una ridotta diversità microbica, in altri ancora alterazioni che influenzano digestione, sazietà, livelli energetici o rapporto col cibo.
È anche per questo che i percorsi nutrizionali più efficaci non possono essere standardizzati. Ogni persona possiede una storia clinica, metabolica ed intestinale diversa; comprendere queste differenze rappresenta oggi una delle sfide più interessanti della nutrizione moderna ed anche più efficaci nell’ottica della cura.
La tua nutrizionista di fiducia, Valentina
Articolo a cura della Dott.ssa Valentina Garritano, Biologa nutrizionista – esperta in Alimentazione Antinfiammatoria Funzionale e Disturbi Alimentari