Cultura&Spettacolo

L’Enrico IV di Carlo Cecchi, il teatro nel teatro di Pirandello

Smontato e rimontato, battute ridotte e lingua più vicina a quella attuale: è l’Enrico IV di Carlo Cecchi, una delle figure di spicco del teatro contemporaneo d’innovazione italiano, in cui riveste i panni di attore e regista per la produzione Marche Teatro.

Atteso al Tau dell’Unical, lo spettacolo di ieri sera è stato applaudito da un teatro che ha registrato un gran numero di presenze per una commedia che arriva in Calabria in esclusiva regionale in programma per il secondo appuntamento della stagione Meridiano Sud.

E’ la terza opera di Pirandello firmata dal regista fiorentino dopo L’uomo, la bestia e la virtù e Sei personaggi in cerca d’autore.

In Enrico IV Carlo Cecchi ha voluto prendere le distanze dal linguaggio pirandelliano senza mai contestarne i temi tanto cari al drammaturgo siciliano: follia, verità e finzione.

Ridotto ad un unico atto, la pazzia dell’Enrico IV di Carlo Cecchi diventa una scelta del protagonista e non la conseguenza di un trauma dalla caduta di cavallo. L’Enrico IV di Pirandello guarisce dopo dodici anni, quello di Cecchi sembra battezzare la vocazione teatrale dell’interprete principale. Un efficace esempio di metateatro in cui si fondono e si confondono personaggi reali e interpreti di una doppia scena: quelli della vita ed i commedianti. Quasi come crocerossini, gli interpreti di Cecchi indossano i panni degli attori per soccorrere il pazzo Enrico IV, per aiutarlo ad uscire dalla sua pazzia così come consigliato dal dottor Genoni, un bravo Gigio Morra.

Altera e superba, la presenza elegante di Angelica Ippolito arricchisce la scena ridotta all’osso da Cecchi in un continuo fare e disfare fra attori alle prove e attori in scena.

«Il testo narra la vicenda di un uomo che da circa vent’anni veste i panni dell’imperatore Enrico IV – si legge nella nota stampa –  prima per vera pazzia, poi per abile inganno per simulare una nuova vita, e infine per drammatica costrizione e diventa così l’emblema del legame pirandelliano tra maschera e realtà.

La vicenda è quella di un nobile che aveva partecipato ad una mascherata in costume, nella quale impersonava Enrico IV; alla messa in scena prendevano parte anche Matilde, donna di cui era innamorato, ed il suo rivale in amore Belcredi. Quest’ultimo disarcionò Enrico IV, il quale, nella caduta, battè la testa e si convinse di essere realmente il personaggio storico che stava impersonando. Dopo dodici anni, però, Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per sottrargli Matilde. Decide così di fingersi ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa».

Cosa rimane allora della follia pirandelliana? La parte di un attore che prima per vera pazzia poi per finzione ed infine per costrizione, è obbligato ad interpretare. Ma senza esagerare perché “domani dobbiamo fare un’altra replica”.

Fiorenza Gonzales

Print Friendly, PDF & Email

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To Top
WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com