Cultura&Spettacolo

Intelligence, Morozov al Master dell’Unical: «La democrazia è insidiata dal potere del mondo digitale. Covid-19 occasione per i giganti digitali»

RENDE (CS) – Il sociologo bielorusso e saggista di fama internazionale Evgeny Morozov ha tenuto per il terzo anno consecutivo una lezione in video conferenza al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. 

«Siamo di fronte all’irrazionalità digitale – ha affermato Morozov -, dove il mondo digitale è presentato come un mondo virtuale, ma in realtà non è così. Per esempio, il valore di Apple ha superato il valore totale delle 30 più grandi aziende della Germania, dimostrando come l’innovazione digitale potrebbe aiutare le aziende tedesche a crescere sul mercato. Nel 2019, il valore della marca di auto elettriche Tesla, ha superato il valore della Volkswagen che vende più auto ed investe di più in ricerca e sviluppo». 
Morozov ha poi evidenziato che l’economia mondiale non è del tutto uscita dalla crisi del 2008: per esempio il fondo sovrano della Norvegia continua ad investire 1.000 miliardi di dollari in tutte le aziende mondiali, soprattutto in quelle digitali per un sicuro rendimento economico; oppure, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita cerca di diversificare gli investimenti per ridurre la dipendenza dal petrolio che in futuro è destinato a finire.
Il docente ha precisato che l’economia degli U.S.A. cresce per via dei profitti digitali, che non sono tutti tracciabili, tanto che potremmo definirla come un’economia “finta” ed ha precisato che nella situazione attuale, il COVID-19 potrebbe far crollare questo modello di crescita, rappresentare una minaccia nel rapporto tra stato e aziende digitali che otterrebbero un forte vantaggio da questa situazione.
Per il docente «se lasciamo tutto nelle mani delle piattaforme digitali, che rappresentano il più decisivo elemento di sviluppo economico di questo tempo, tra pochi anni le multinazionali di internet potranno prevalere sulla politica, gestendo direttamente servizi pubblici, come la sanità, i trasporti e l’educazione. Già oggi intere zone di Smart City, come Toronto, sono realizzate con l’apporto determinante di Google, con l’incremento esponenziale dell’uso di internet e, contestualmente, alla diminuzione della privacy». Ha quindi proseguito sostenendo che, proprio per questi motivi, «la popolazione di Toronto sta contestando la gestione della Smart City. Delegando alle aziende digitali anche il controllo delle istituzioni significa, in effetti, porre in discussione il modello politico, mettendo a repentaglio la democrazia. L’esempio di Barcellona può essere esemplare, perché la città ha, invece, provato a sperimentare uno sviluppo tecnologico democratico, a favore dei cittadini».
Tornando al Covid-19, secondo il docente, «sarebbe interessante vedere come l’intelligenza artificiale può essere applicata sia per l’analisi dei dati della diffusione della malattia che per la creazione di un vaccino. Questo può portare ad una diversa percezione dell’utilità sociale delle aziende digitali che, a livello mondiale, da circa due anni sono fortemente contestate. Nelle prossime settimane, i Big Tech quindi potrebbero intervenire direttamente nelle vicende del Covid-19».

Inoltre, per quanto riguarda l’emergenza sociale che si sta vivendo in queste settimane, ha ricordato che potrebbe affermarsi sempre di più il ruolo del digitale, per esempio con lo smart working e l’e-Learning.

Sempre in merito al Covid-19, il docente ha detto che «si possono creare le condizioni affinché la solidarietà ritorni al centro del dibattito, stimolando le aziende digitali a mettere a disposizione i dati per trovare il vaccino se il settore pubblico non è capace di farlo»
«Non possiamo essere – proseguito – solo utenti di Amazon o Google, ma anche portatori di diritti e doveri. Occorre allora pensare a un’alternativa digitale perché ormai non si può tornare indietro dal modello che stiamo vivendo, in quanti i politici stanno dimostrando di non essere capaci di affrontare questa crisi» 
Per Morozov, le aziende digitali hanno un know how molto sviluppato ed hanno aspetti positivi ma anche negativi perché creano squilibri sociali. Uber, seppur in perdita, ha due strategie per aumentare i profitti. Il primo è quello di espandere il mercato; l’altro è quello di ridurre i costi come, per esempio, usare macchine guidate dall’intelligenza artificiale: questo, però, porterebbe al licenziamento degli autisti che rappresenterebbero un costo sociale molto elevato. Ha poi incentrato l’attenzione sull’utilizzo da parte le settore pubblico e privato delle tecnologie, che però hanno costi nascosti: «a breve termine, si riducono i costi ma a medio termine, se le istituzioni pubbliche, che forniscono servizi collettivi, come le università, oppure se gli editori, che pubblicano i giornali e i libri, vengono sostituiti da Google, Amazon, Facebook e Apple non è un bene per la democrazia».
«Oggi – ha proseguito Morozov – il settore pubblico non ha i mezzi per poter combattere alla pari questa battaglia perché la classe politica attuale non è capace di fronteggiarla».

«Tra 5 – 10 anni – ha concluso – il ruolo dello Stato potrà essere fortemente ridimensionato anche dalle grandi aziende digitali: è uno scenario molto delicato di fronte al quale le classi dirigenti democratiche dovrebbero porre la massima attenzione, ma ancora non sembrano consapevoli di quanto sta realmente accadendo davanti ai loro occhi»

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