Locale

“Da qui al futuro”, il forum di Attiva Rende tra cultura, città inclusiva e sostenibile

RENDE – «Grazie al Forum “da qui al Futuro” il grande impegno e il lavoro svolto in questi anni ha  acquisito ancora più valore, spessore, idealità e concretezza. Due giornate di intenso dibattito in cui i cittadini volontariamente e con generosità  hanno avanzato le loro proposte per la Rende19-24. Per tutti un investimento di tempo e di competenze, che fa sempre più di Attiva Rende il luogo di elaborazione di politiche per la città  evidentemente affidabile e credibile. Lo affermo ovviamente con orgoglio ma anche con tutta il giusto carico di responsabilità che ciò determina»

Così Marina Simonetti, Presidente dell’Associazione Attiva Rende, ha introdotto la seconda giornata del forum “da qui al Futuro” – generosamente ospitato dalla Fondazione Roberta Lanzino. Iniziativa pensata per la costruzione del programma, partecipato e condiviso, con il quale l’associazione si presenterà alle prossime amministrative. Una prova generale di quello che sarà il metodo dell’associazione per il governo della città, con la sistematica strutturazione di luoghi istituzionali d’ascolto dei bisogni, di definizione e di verifica della politiche che verranno messe in campo per guidare il ritorno della città al ruolo e alla funzione che merita.

 Tutta un’altra storia rispetto alle modalità di governo dell’amministrazione ancora in carica, sia nel merito sia nel metodo. Di seguito, in estrema sintesi, le indicazioni pervenute dal dibattito dei quattro tavoli. Emerge, dal tavolocitta della cultura, coordinato da Danilela Ielasi, una Rende senza identità, disconnessa e priva di un centro urbano nel quale incontrarsi e riconoscersi. Una città ancora giovane con una forte crisi culturale, ma che ha tutto il potenziale per diventare una città della cultura e motore di rigenerazione urbana e sociale.

La Cultura può rimettere in moto dinamiche di comunità che rinsaldano le relazioni umane, ricreano tessuto sociale, aggregano giovani, stimolano nuovi lavori, nuova economia. Una città pienamente inclusiva è quella che fa della trasparenza, dell’accessibilità, delle pari opportunità e della partecipazione democratica il suo orizzonte culturale dal quale far discendere quelle politiche realmente rispondenti alle esigenze di tutte le comunità che compongono la società rendese.

Il tavolo sulla “città inclusiva”, coordinato da Paola Perri,  ha registrato le giuste critiche di cittadini residenti in contrade e aree della città escluse dai servizi essenziali – strade, illuminazione, reti, etc. – insieme alle proposte – da parte di associazioni di giovani laureati  – di progetti di emersione dei saperi taciti e di diffusione delle pratiche di libera espressione dalle arti quale possibilità di rigenerazione urbana e delle sue comunità. Welfare di comunità, nuove logiche di co-progettazione fra pubblico e privato, formazione permanente per i dipendenti dell’amministrazione e per i cittadini, presidio del territorio con programmi di informazione e prevenzione di tutte le forme di violenza, e in particolare a tutela delle donne, degli adolescenti e del disagio sociale: queste i nodi centrali della discussione del tavolo da ulteriormente declinare  in idee, proposte e progetti che in più è stato fortemente sottolineato abbiano il carattere della  misurabilità, della valutazione oggettiva dei risultati potenziali e effettivi.

 

Sulle aree industriali di Rende l’attenzione si è focalizzata sul degrado in cui versano Contrada Lecco e Contrada Cutura. Oltre alla totale assenza di manutenzione urbanistica (cura delle strade, dell’illuminazione e dei marciapiedi), diverse sono state anche le preoccupazioni circa la mancanza di trasporto pubblico, le frequenti esondazioni, i furti e, in generale, la carenza di servizi per le imprese. Il tavolo città produttiva”- coordinato da Riccardo Barberi evidenzia come questa situazione non incentivi l’insediamento di nuove realtà imprenditoriali nelle aree industriali, mentre è sempre più necessario pensare a un patto sociale per lo sviluppo. Che grazie al contributo di tutti gli attori possa mettere in un asse di progettualità condivisa: il centro storico come area di produzione artigianale anche artistica; riconnettere la produzione di sapere tecnologico proprio dell’ateneo con il sistema formativo scolastico e i bisogni professionali e di innovzione di processo e di prodotto delle aree industriali; politiche di sostegno e di incentivazione a nuove imprenditorialità in sintonia anche con le caratteristiche degli specifici siti in cui insistono.

 Il tavolo città sostenibile– coordinato da Massimo La Deda – ha raccolto le criticità sui temi dell’ambiente, della salute del cittadino e della mobilità urbana . Rende soffre di una serie di problematiche ambientali, e il monitoraggio della qualità delle matrici ambientali (acque, suolo, aria) rappresenta alla quale dare certamente risposta insieme a una sistematica e puntuale comunicazione e accessibilità dei dati  alla cittadinanza. Mappatura delle reti idriche, piano delle aree verdi,  piano di efficientemento energetico, piano della mobilità urbana, sono i fronti aperti a cui  il tavolo ha dato i primi indirizzi di  lavoro, in un’ottica anche qui di coprogettazione e partecipazione di tutti  portatori d’interesse.

 A conclusione dei lavori Mimmo Talarico, candidato a sindaco, sottolinea come «da questi incontri emerge con chiarezza e con forza la necessità di far diventare questo confronto con i cittadini, questa modalità di interlocuzione sulle cose, la cifra della nostra politica amministrativa. Un Forum permanente che una città che aspira e ambisce a profili sempre più profondi di modernità e d’innovazione può e deve legittimamente realizzare. È questa la Rende che insieme ai cittadini stiamo disegnando e vogliamo realizzare insieme a tutte le forze che, come noi, intendono ridare alla città la capacità di guidare e governare le sfide del presente». 

 

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