La morte di Carlo Petrini, avvenuta nella serata 21 maggio 2026, segna la fine di una delle figure che più hanno trasformato il modo di parlare di cibo, salute e sostenibilità negli ultimi decenni. Fondatore di Slow Food, Petrini ha rivoluzionato il concetto stesso di alimentazione, portando al centro della discussione non solo ciò che mangiamo ma il modo in cui scegliamo di nutrirci e vivere il cibo.
In un’epoca dominata dalla velocità, dal consumo immediato e dalla standardizzazione alimentare, Slow Food nasce alla fine degli anni ’80 come una risposta culturale e sociale. Non un semplice movimento gastronomico ma una vera filosofia che promuove un cibo “buono, pulito e giusto”: buono perché legato alla qualità ed al piacere del mangiare, pulito perché rispettoso dell’ambiente, giusto perché etico nei confronti di chi produce e lavora nella filiera alimentare.
Dietro queste parole c’è stata la visione di Petrini, capace di intuire molto prima di tanti altri che alimentazione, salute umana e salute del pianeta fossero profondamente connesse. Oggi termini come dieta sostenibile, microbiota, filiera corta, stagionalità o educazione alimentare sono entrati nel linguaggio comune e scientifico, da qui il contributo culturale di Slow Food ha avuto un ruolo centrale nel diffondere questa nuova consapevolezza collettiva.
Parlare di nutrizione, infatti, non significa più limitarsi al conteggio delle calorie o alla perdita di peso, significa comprendere il valore del cibo nella prevenzione delle malattie croniche, nel benessere intestinale, nell’infiammazione sistemica e persino nella salute mentale ed emotiva. In questo senso, il messaggio lanciato da Petrini è stato profondamente moderno: recuperare un rapporto più autentico, lento con il cibo.
Slow Food ha riportato attenzione su alimenti tradizionali, produzioni locali e biodiversità agricola, contrastando l’omologazione alimentare e l’eccessiva industrializzazione che negli ultimi anni hanno contribuito a modificare le nostre abitudini nutrizionali. Numerosi studi scientifici confermano oggi quanto una dieta basata su alimenti freschi, stagionali e poco processati possa influenzare positivamente lo stato infiammatorio dell’organismo ed il metabolismo.
Uno degli aspetti più rivoluzionari del pensiero di Petrini è stato quello di restituire dignità al tempo dedicato al cibo. In una società che spesso consuma i pasti distrattamente, davanti ad uno schermo o in pochi minuti, Slow Food ha promosso il valore della convivialità, dell’ascolto dei propri bisogni e della connessione con ciò che arriva nel piatto. Un approccio che oggi ritroviamo anche in molte strategie nutrizionali orientate al “mindful eating” ed alla relazione più equilibrata con l’alimentazione.
La sua eredità non riguarda solo il mondo più gastronomico ma anche quello dei professionisti della salute (nutrizionisti, medici, educatori…) e cittadini che credono in una visione più sostenibile del benessere.
Carlo Petrini ha dunque lasciato un messaggio va oltre il cibo e che noi proveremo a custodire come eredità diffusa riguardo a come nutrirsi sia un atto quotidiano che può influenzare non solo il nostro corpo ma anche la società ed il futuro del pianeta.
Valentina Garritano (Biologa nutrizionista – esperta in Alimentazione Antinfiammatoria Funzionale e Disturbi Alimentari)
