Gioco online, la comunicazione responsabile resta debole e poco credibile

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La comunicazione sul gioco responsabile fatica ancora a raggiungere il pubblico con messaggi chiari, concreti e credibili. È quanto emerge dall’indagine “La comunicazione sul gioco responsabile”, presentata durante un webinar della Fondazione FAIR e realizzata su un campione di 1.000 italiani tra i 18 e i 70 anni.

Come evidenziato dalla redazione di Giochi di Slot nel suo approfondimento sull’indagine, il 37% degli intervistati non ricorda alcun contenuto dedicato al gioco responsabile visto nell’ultimo anno, mentre il 34% ne conserva soltanto un ricordo vago. Complessivamente, quindi, sette italiani su dieci non sembrano essere stati raggiunti in modo efficace dai messaggi di prevenzione. Numeri che segnalano una criticità importante, sulla quale è bene intervenire in maniera tempestiva.

Le statistiche, però, non finiscono qui: tra chi gioca online almeno una volta al mese e possiede un conto attivo, pari al 27% del campione, il ricordo delle campagne sale al 39%. Con il dato che evidenzia una maggiore esposizione, ma non necessariamente una maggiore comprensione dei contenuti.

Un messaggio conosciuto, ma poco compreso

Uno degli elementi più significativi riguarda lo slogan “Gioca responsabilmente”, riconosciuto dal 78% degli intervistati. La familiarità con il claim, la ricorrenza dei termini, non coincidono tuttavia con la comprensione del loro significato: per il 31% del campione si tratta, infatti, soprattutto di una formula prevista dalla legge o di un messaggio ormai rituale. Solo il 18% considera invece queste comunicazioni un aiuto concreto per adottare comportamenti prudenti, mentre circa un intervistato su cinque le ritiene realmente credibili.

La ricerca evidenzia così una distanza tra la visibilità della comunicazione e la sua capacità di incidere sui comportamenti. Molti utenti ricordano la struttura degli spot o i testimonial, ma faticano a spiegare cosa significhi concretamente giocare in modo responsabile. E quando succede questo, il motto diventa vuoto, la campagna non raggiunge il suo obiettivo.

Dalla comunicazione alle modalità di prevenzione

Proprio su questo aspetto è intervenuta Marina Lanfranconi, avvocata e Vice Coordinatrice del Comitato Scientifico di Fondazione FAIR, che ha sottolineato l’importanza di misurare il ricordo e la comprensione dei messaggi, così da verificarne concretamente l’efficacia. Lanfranconi ha inoltre richiamato il quadro normativo, ricordando come il Decreto Dignità abbia introdotto il divieto generale di pubblicità del gioco, mentre il successivo riordino ha previsto una possibilità di comunicazione informativa legata al gioco responsabile.

L’articolo 15 del decreto di riordino stabilisce inoltre che i concessionari destinino lo 0,2% dei ricavi netti a campagne su tematiche di interesse sociale, con interventi dedicati a tutela, prevenzione e formazione e particolare attenzione alle fasce più vulnerabili. Sulla stessa lunghezza d’onda Stefania Siani, CEO e CCO di Serviceplan Italia e presidente di ADCI, che ha poi evidenziato la necessità di superare una comunicazione basata esclusivamente su formule generiche cercando di concentrarsi su quali strumenti permettano concretamente di prevenire comportamenti problematici.

La sfida indicata durante l’incontro riguarda dunque il passaggio da una comunicazione semplicemente riconoscibile a una comunicazione capace di fornire informazioni utili, personalizzate e misurabili. Un percorso che richiede una collaborazione più stretta tra istituzioni, operatori e professionisti della comunicazione. Con un solo obiettivo bene in vista: rendere la prevenzione più comprensibile e concreta.

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