Attualità

Rivoluzione a Briatico, arriva il permesso “mestruale”

BRIATICO – Un “permesso mestruale” che consente alle donne di restare a casa nei giorni in cui il “ciclo”, spesso accompagnato da dolori e da una condizione di malessere generale, è più intenso. È l’iniziativa, a suo modo “rivoluzionaria”, promossa per le sue dipendenti dall’associazione “Monteleone Protezione civile”, con sede a Briatico, nel Vibonese. Mentre alla Camera è pendente una proposta di legge a firma della deputata del Pd Romina Mura, a tutela delle donne che devono recarsi al lavoro anche nei giorni del “ciclo”, con i disagi che ne derivano, da tempo le lavoratrici della “Monteleone Protezione civile” possono astenersi dal recarsi al lavoro nei giorni in cui le mestruazioni sono più intense. Ed il dato ancora più significativo è che possono farlo, in piena autonomia e autodeterminazione, con una semplice telefonata al datore di lavoro e senza mettersi in malattia. A costo zero, dunque, per lo Stato e per l’Inps. Dopo una prima fase di sperimentazione avviata nel 2016, con l’inizio del nuovo anno l’associazione “Monteleone Protezione civile”, che si occupa di flussi migratori ed assistenza ai migranti in occasione degli sbarchi, gestendo, dopo avere vinto le relative gare di appalto, alcuni centri di assistenza straordinaria, ha concesso alle sue dipendenti la possibilità di non recarsi al lavoro durante i giorni delle mestruazioni. Presupposto dell’iniziativa è la piena fiducia del datore di lavoro nei confronti delle sue dipendenti. L’idea è di Lelia Zangara, direttrice dell’associazione la cui presidente è anche una donna, Greta Mazzoleni. «La nostra associazione – ha detto Lelia Zangara – ha deciso di venire incontro ed aiutare le nostre dipendenti donne che si trovano in difficoltà nei giorni mestruali. Sulla base dell’affiatamento e della fiducia totale che abbiamo nei confronti delle nostre dipendenti, basta loro una semplice telefonata per non venire a lavorare quando sono in difficoltà a causa del “ciclo”. Non abbiamo inteso investire l’Inps della questione – ha detto ancora la direttrice – poiché i costi che ne derivano sono integralmente a carico della nostra associazione. In futuro, comunque, sarebbe bello che si potesse arrivare ad una guarentigia disciplinata dalla legge a tutela delle donne che vivono questo tipo di problematica».

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