Con il gagliardetto di Torano Castello fino a Santiago de Compostela: il viaggio di Franco Cipolla

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Otto giorni di cammino, una bicicletta di circa 25 chili, il caldo, la fatica e centinaia di chilometri attraversati in solitaria. A 62 anni, Franco Cipolla ha realizzato un desiderio custodito a lungo nel cuore: percorrere il Cammino di Santiago de Compostela, affrontando il classico percorso francese e vivendo fino in fondo lo spirito del pellegrinaggio.

Con sè, Franco ha portato la sua terra, racchiusa in un piccolo e prezioso simbolo: il gagliardetto del Comune di Torano Castello, custodito con cura e fierezza lungo ogni tappa, sotto il sole e nella fatica.

E’ partito in macchina da Torano Castello il 22 giugno e ha raggiunto Civitavecchia, quindi si è imbarcato verso Barcellona. Da lì, ancora in automobile, ha raggiunto Saint-Jean-Pied-de-Port, lo storico borgo medievale ai piedi dei Pirenei, considerato la grande soglia del Cammino Francese.
È qui che, il 24 giugno, è iniziato il vero viaggio: le quattro ruote hanno lasciato il posto alle due della sua bicicletta.

In bicicletta, Franco ha dovuto alternare i sentieri percorsi dai pellegrini a piedi alle strade asfaltate che li costeggiano. La prima tappa, fino a Pamplona, è stata di circa 75 chilometri, affrontati sotto temperature elevate, in un primo confronto con la fatica e con la vastità del percorso.

Nel cuore dell’itinerario, ha attraversato l’immensità sconfinata delle Mesetas, tra Burgos e León: un altopiano dove si pedala per molti chilometri circondati solo da distese infinite di campi. Il silenzio è interrotto dai pueblos, piccoli paesi arroccati intorno alle loro chiese, dove è possibile riprendere fiato prima di rituffarsi nell’orizzonte.

«È stato il viaggio più bello fatto in vita mia», afferma emozionato.
Un viaggio affrontato in solitaria e senza organizzare nulla prima. Senza un programma rigido, senza la necessità di sapere in anticipo dove avrebbe dormito o cosa avrebbe trovato il giorno successivo. Lasciandosi semplicemente guidare dal Cammino e da ciò che il Cammino avrebbe deciso di offrirgli.

Nessuna fuga da sè stesso, solo la gioia della scoperta. Dormendo negli ostelli comuni e mangiando nelle botteghe tipiche, Franco ha riscoperto il valore della lentezza e dell’incontro. Le cene serali diventavano momenti di confronto: lingue e storie diverse, vite lontane che per una notte si ritrovavano sedute allo stesso tavolo. «Da questi incontri, si comprende quanto piccolo sia il nostro mondo davanti ai dolori, ai sacrifici e alle prove degli altri. Ascoltare le storie altrui significa ridimensionare le proprie inquietudini e guardare con occhi nuovi ciò che, nella vita di ogni giorno, rischiamo di dare per scontato», racconta.

Il momento di maggiore intensità è arrivato alla Cruz de Ferro, sui monti di León, il simbolo più celebre ed emozionante del Cammino. La tradizione vuole che ogni pellegrino porti con sé una pietra e la depositi alla base della croce. Lasciare la pietra simboleggia la liberazione dai propri fardelli, dalle sofferenze, dai pesi interiori o da una promessa fatta prima di partire.

Poi ancora strada. Ancora pedali. Ancora incontri. E finalmente, il 1° luglio, la meta.

Quel giorno le ruote della bicicletta di Franco Cipolla si sono fermate davanti alla maestosa Cattedrale di Santiago de Compostela. Dopo centinaia di chilometri, la strada aveva finalmente raggiunto la sua destinazione.

E con lui c’era ancora il gagliardetto del proprio Comune che, stretto al cuore per tutto il viaggio, ha attraversato frontiere e montagne per ricordare che si può andare lontano senza smettere, neppure per un istante, di appartenere alla propria terra.

Elvira Sangineto