Cultura&Spettacolo

Cesare Berlingeri e l’arte tra le “pieghe”

CATANZARO – Ultimo giorno a disposizione oggi, 10 gennaio, per visitare la mostra personale di Cesare Berlingeri dal titolo “Ghiacci e ombre”. L’esposizione organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e curata da Marco Meneguzzo è stata appositamente pensata per l’occasione con un percorso che si sviluppa perfettamente nelle due sedi scelte: la Casa della Memoria di Mimmo Rotella e la chiesetta del Sant’Omobono di Catanzaro.
Berlingeri nato nel 1948 a Cittanova ma da anni trapiantato a Taurianova è un artista poliedrico, pittore, scultore ma anche performer, scenografo, costumista, che riesce a trasmettere unificando in un tutto ordinato ogni dimensione del suo essere.
Noto per le sue “piegature”, che realizza proprio ripiegando la tela, compie con i suoi lavori un’indagine particolare nei confronti dell’esperienza della fisicità, partendo da elementi molto semplici come i piccoli gesti quotidiani o il corpo umano.
Nelle sala principale della Casa della memoria Berlingeri fa conoscere quello che è stato il suo percorso artistico degli ultimi anni. Nelle salette attigue si possono invece ammirare due opere site-specific. La prima è costituita da piccoli elementi voluminosi che si inseguono in un gioco di luci e ombre, l’altra invece caratterizzata da opere che, ricoperte di paraffina, rappresentano figure umane e per la loro conformazione sono state definite dallo stesso curatore “Ghiacci”. Sia nell’una che nell’altra sala l’artista ha completato le installazioni con della grafite direttamente tracciata sulle pareti; disegni simili a quelli presenti nelle caverne di Lascaux ma anche vicini a quegli scarabocchi che i bambini realizzano nella loro infanzia: possono risultare semplici da riprodurre ma quello che interessa all’artista è trasmettere la forte emozione di innocenza e spontaneità che il gesto nasconde.
L’altra installazione “Ventinove avvolti con ombra nell’azzurro” si trova nella chiesetta del Sant’Omobono. L’artista avvolgendo su sé stesso un tessuto bianco, simile al sudario, compone dei corpi, li incide con la vernice nera e li adagia a terra aggiungendo poi una tenue luce blu che contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva.
Berlingeri ripiegando la tela cattura un momento che appare finito ma è in grado di protrarsi all’infinito perché può essere svelato dal fruitore ogni volta in un modo diverso.
Gli strati di pittura e i segni, incisi e poi nascosti, sono la pelle dell’opera che accoglie e protegge uno strato concettuale profondo e pregnante di idee. Un lavoro sull’uomo e per l’uomo che parte dall’esterno per arrivare all’interno.

Claudia Capogreco

 

 

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