Cultura&Spettacolo

Il coraggio di Felicia Impastato apre la stagione dell’Acquario

COSENZA – Per una sera non si dice “Peppino Impostato figlio di Felicia” ma è Felicia Impastato ad essere la madre di Peppino. Per una sera cambia l’accento della relazione e la madre assume il ruolo di protagonista. Per una sera Felicia Bartolotta (sposata Impastato) diventa la madre di tutti.

È Lucia Sardo, interprete de “I Cento passi” di Marco Tullio Giordana, a presentarne la storia e la figura ne “La madre dei ragazzi” di Marcello Cappelli, spettacolo di apertura della stagione del Teatro dell’Acquario. Arriva dal lato opposto al palco e attraversa tutta la platea in una sorta di danza beneaugurante. Scaccia la confusione della quotidianità, allontana le forze negative del mondo, quasi a voler costruire un’atmosfera protetta che possa favorire la giusta attenzione per conoscere Felicia nel profondo.

Ciò che passa dalle parole e dai filmati originali è l’immagine di una donna che non ha paura, che ha saputo trasformare il dolore lacerante per la perdita del figlio in ostinata ricerca della giustizia e della verità. Una donna come tante che si incontrano nei vicoli dei paesi del sud, che dalla sua fragilità e dalla sua semplicità ha saputo tirare fuori una forza invincibile e trascinante. È diventata un simbolo senza volerlo, un punto di riferimento importante ed incrollabile. In un territorio e in un contesto storico-culturale come quello di Cinisi non si piega, nonostante i consigli di amici e parenti, non abbassa mai la testa. Intuisce i pericoli che minacciano il figlio nella sua attività, ma non rinuncia ad esporsi nel momento in cui c’è da difenderne la memoria. È la prima donna in Italia a costituirsi parte civile in un processo di mafia. Una battaglia lunga e difficile che si conclude con la condanna di Badalamenti e l’immagine del dito puntato di Felicia 22 anni dopo la morte di Peppino. 22 anni in cui lei non si è mai arresa, anzi ha saputo tessere le fila di una trama di memoria che ancora oggi porta a Cinisi numerosi giovani curiosi di conoscere il coraggio che si cela dietro questa storia e assetati della stessa sete di giustizia. “La mafia non si sconfigge con le pistole – ripeteva spesso – ma con la cultura”.

Si commuove Lucia nel vedere il volto di Felicia proiettato sullo sfondo e nel sentire la sua voce. E si percepisce che non è un nodo alla gola da copione, ma un’emozione sincera che supera la finzione per rivelare l’empatia profonda di chi ha avuto l’occasione di conoscerla. “Accoglieva tutti – racconta l’attrice – proprio come una madre”.

Qualcuno si ferma oltre la fine spettacolo: chi per volerne sapere di più, chi per condividere le sensazioni provate, chi per catturare ancora qualche frammento della bellezza di questa figura, chi forse per non perdere quella magica protezione che è scesa in sala all’inizio. Rimane negli occhi il volto minuto di Felicia, nel cuore il suo semplice coraggio di madre, nelle mani un garofano rosso simbolo del suo legame con Peppino.

Mariacristiana Guglielmelli

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