Con la seconda giornata di domenica 3 agosto si è conclusa la XVI edizione del Festival targato Be Alternative 2025, sulle sponde del lago Cecita, alle spalle dell’illuminata chiesetta di San Lorenzo a Camigliatello Silano (CS).
Una volta aperti i cancelli, ad accogliere i presenti – per l’orario di pranzo – fumanti carni alla griglia, accompagnate da patate silane, il tutto, da poter assaporare con i “panini sanizzi” del Brigante o della Transumanza, sorseggiando una fresca birra agricola della Sila.
Un lungo tavolone di legno riservato a chi volesse trovare ristoro al fresco, numerose vele nere adibite, come punti in una cornice, con morbide sedute di paglia.
Ed ecco il perfetto padrone di casa – deejay Fabio Nirta – tra il mixaggio piacevole e mai scontato, e un outfit intrigante.
Di fronte a noi, la vastità e la bellezza di madre natura. Il palco adibito dai tecnici, imponente e maestoso, immerso tra i colori cangianti del lago e i paesaggi da pascolo.
Non poteva mancare un brindisi firmato Rosso silano o un cremosissimo agri-gelato 100% al latte. Prodotti enogastronomici bio e a km 0 da gustare sotto il sole, da un clima clemente, molto clemente, per il luogo che ci ospita (a differenza delle edizioni precedenti).
Tra teli sparsi nel campo, e gente scalza danzante apre il concerto l’icona della canzone italiana, la cantautrice Nada. Dalla voce inconfondibile, sin dalle prime note, attraverso un linguaggio ed una perfomance pulita e semplice, a suon di chitarra acustica, ci riporta nei meandri della canzone italiana. Omaggiando i suoi cavalli di battaglia e sfoggiando due brani del suo nuovo album.
Non sono mancati i momenti di attivismo da parte sua. Un invito alla natura, a prenderci cura del nostro tempo, dei nostri ritmi, del luogo e della bellezza che ci ospita contro un mondo sempre più mediatico, puntato dall’occhio del grande fratello. Lei contro i mezzi di comunicazione dei nostri tempi, ci invita a rallentare e a concentrarci sui valori che più contano, lontano da macchine da prese e da chi ha deciso tutto per noi.
Man mano che i colori a specchio del lago, e del cielo tramutano, a suon di ritmo di musica, come ad aspettare le varie fasi della scena e gli orari stabiliti per i vari artisti, così, si alternano le entrate e le uscite tra un’artista ed un altro.
Con il sole ancora in alto, veniamo subito rapiti dai tamburelli della produttrice La Niña (alias di Carola Moccia) e dai suoi instancabili 4 polistrumentisti.
Le vibranti note dei 4 tamburi, rapiscono noi tutti, facendoci danzare tra piedi scalzi e bandiere volanti. La performer partenopea ci introduce in un viaggio dai ritmi del sud, con il suo background da performer multidisciplinare e i suoi pezzi più sentiti e più virali. In abito bianco e dai suoi riccioloni ben definiti, strega tutti con la sua bellezza, verve e potenza.
Il suo è un grido di gioia, ritmo e dolore contro un Dio che si è dimenticato dei “più”. Numerosi i fan arrivati lì per lei, che la omaggiano tra urla a squarciagola e piedi saltellanti.
Attesissimo l’arrivo del cantautore romano Max Gazzè nel suo viaggio in Musica e Loci e accompagnato dai 18 elementi della Calabria Orchestra ideata e diretta dal maestro-ballerino Checco Pallone.
Tra testi riadattati e voci vibranti, il loro è un viaggio partito tre anni fa, che si sta protraendo in molte regioni italiane. Il cantautore, grato a tutti i suoi compagni di viaggio, non nasconde la stima e le emozioni vissute assieme ai suoi musicisti. Interpretando le sue canzoni (riadattate), più significative, che hanno fatto la storia del suo percorso e hanno contribuito, in parte, a prendere parte alla storia della musica italiana.
Non mancano i pezzi della tradizione popolare calabrese quali “Riturnella” e “Amami bella mia”, e il binomio perfetto tra il maestro Francesco Montebello e il musicista Moussa Ndao. Il percussionista africano incanta tutti con la sua maestria e le sue percussioni al ritmo di danza africana. Mentre, ampio spazio viene dato anche al direttore musicale del progetto: Max Dedo.
Max Gazzè ringrazia quanti hanno preso parte all’evento, mentre oramai il tramonto è davanti a noi, ed il cielo dai colori arancio e mattone si trasforma in rosa. Ringrazia gli attivisti, con le bandiere presenti, in grido per: “Free, Palestine”, ricordandoci della nostra fortuna, della nostra libertà, della nostra festa contro un mondo che sta compiendo un genocidio, e contro tutti i crimini dell’umanità.
La sedicesima edizione del Festival sembra giungere alla sua fine, ma non è proprio così.
Il deejay bianchese riprende il suo cammino, come se non avesse mai smesso di esserci, e i presenti si spostano tutti nella parte foodand beverage. Continua il cielo a prendersi cura di noi, con il suo rosa, il sole ormai andato via e una musica che vuole solo essere vissuta, tra la riscoperta di vinili dimenticati dai ragazzi di Semplicemente Dischi.
Grazie a tutti per la magia, per la bellezza, per la flora che ci ha ospitato con delicatezza – come se non volesse essere violentata – per chi ha lavorato e preso parte a questo progetto.
“A quei ragazzi che non hanno mai smesso di crederci. A questa terra che in questi giorni, ancora una volta, è (di nuovo) sulle pagine internazionali” (ndr).

