Esiste una geografia dell’anima fatta di luoghi che abitano la memoria. È in questa dimensione profonda che si colloca Involucri di pietra (Edizioni del Faro), il nuovo libro di Lorenzo Carmine Curti, insegnante di Chimica negli istituti superiori e grande appassionato di poesia e storia.
L’immagine di copertina è già una dichiarazione d’amore: Torano Castello, paese natale di Curti e sua sorgente poetica. Un involucro di pietra che protegge e custodisce memorie, radici, storie. È lì che l’autore è cresciuto ed è lì che continua a tornare nei suoi versi, nei suoi studi, nei suoi pensieri.

“Ci sono luoghi che non sono semplicemente luoghi fisici ma luoghi simbolo”, scrive nella sinossi. “Traccianti radioattivi che li fanno riconoscere al sangue tra una miriade di altri luoghi”.
I posti di cui parla non sono luoghi – vetrina o patrimoni dell’umanità, ma spazi vissuti, segnati dal tempo e dall’abbandono, eppure capaci di resistere. Imperfetti, e proprio per questo autentici.
Curti ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui Compendio di giorni migliori, 1999; Tracce, 2010; Come Muschio su Pietre, 2011; Prima che faccia sera, 2012; La vita semplice, 2013; Al vento leggeri, 2014; La parola essenziale, 2017; Il tempo che non ho salvato, 2021; e Non di pietra è la mia terra, 2023.

Oltre alla poesia, si è distinto per un’intensa attività di ricerca storica, scrivendo monografie di storia medioevale: Un feudo dell’abbazia cassinese in Val di Crati medioevale: il casale di San Nicola di Sellectano, 2009; Muranum. Nella Longobardia meridionale, 2012; Lineamenti e documenti di storia feudale a Morano Calabro, 2014; Torano Castello. Demografia, Economia, Società, 2021.
La poesia di Lorenzo Carmine Curti non celebra la bellezza che abbaglia, ma quella che – come lui stesso scrive – lascia “escoriazioni sulla carne dell’anima”. Una bellezza fatta di luoghi che ci invitano a ritornare e riscoprire la parte più vera di noi.
Elvira Sangineto
