La Riforma delle professioni, l’intervento di Marco Corno alla Camera: “Serve un vero Albo unico dei commercialisti” 

0
34
WhatsApp Image 2026 03 16 at 22.55.02
Marco Corno

Il dibattito sulla riforma delle professioni arriva alla Camera dei Deputati. Il 18 marzo 2026 il Dott. Marco Corno, economista ed esperto in diritto della crisi, iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Cosenza e al Registro dei Revisori Legali tenuto dal MEF, interverrà su invito e per il tramite dell’Istituto Triboniano, autorevole ente autorevole per lo studio delle tecniche normative e della codificazione, per presentare alcune osservazioni sulla riforma dell’ordinamento professionale prevista dal Decreto Legislativo 28 giugno 2005 n. 139. 

Il punto centrale dell’intervento riguarda la struttura stessa dell’albo professionale, che ancora oggi distingue tra diverse figure e sezioni. Una distinzione introdotta con la riforma del 2005 che, a distanza di quasi vent’anni, secondo Corno appare sempre meno coerente con l’evoluzione del mercato professionale e con l’integrazione europea delle professioni. 

Secondo l’economista, l’attuale sistema presenta alcune evidenti contraddizioni. Nell’albo continuano infatti a essere presenti professionisti non laureati che possono svolgere funzioni tipicamente associate alla professione di commercialista, mentre altri professionisti dotati di laurea triennale e spesso anche dell’abilitazione alla revisione legale dei conti non possono accedere ad alcune attività o utilizzare in modo pieno la denominazione sintetica di “commercialista”

Questa distinzione formale, osserva Corno, non trova alcun riscontro nella realtà economica. Nel linguaggio comune e nella percezione dei cittadini esiste una sola figura professionale: il commercialista. I clienti, infatti, riferiscono semplicemente di essersi rivolti al proprio “commercialista”, senza distinguere tra le diverse denominazioni previste dall’ordinamento. 

La questione diventa ancora più evidente alla luce dell’evoluzione normativa degli ultimi anni. In diversi ambiti professionali, come l’albo dei consulenti tecnici d’ufficio, il registro dei gestori della crisi d’impresa o l’elenco degli esperti negoziatori previsti dal nuovo Codice della crisi, ciò che conta realmente sono le competenze e i requisiti professionali richiesti dalla legge, non la specifica denominazione utilizzata all’interno dell’albo. 

La vicenda professionale dello stesso Corno rappresenta un esempio concreto di questa evoluzione. “Economista prestato alla giurisprudenza”, negli anni ha maturato una forte specializzazione nelle materie della crisi d’impresa e della revisione legale, svolgendo incarichi nelle procedure concorsuali, nella gestione delle crisi aziendali e nella consulenza tecnica per l’autorità giudiziaria che rappresentano oggi il suo core business. Un percorso che dimostra come, nel sistema attuale, le competenze professionali possano di fatto superare le rigide distinzioni formali previste dall’ordinamento. 

Secondo Corno, questa situazione dimostra come la distinzione tra le diverse figure rischi oggi di produrre effetti opposti rispetto a quelli originariamente perseguiti dalla riforma del 2005. Da un lato potrebbe determinare un progressivo svuotamento di alcune componenti della categoria, dall’altro potrebbe spingere molti professionisti a preferire modelli associativi non ordinistici, come quelli previsti dalla Legge 4/2013. 

Il confronto con altri ordinamenti europei rafforza questa riflessione. Nel Canton Ticino, in Svizzera, l’accesso all’albo dei fiduciari è possibile con laurea triennale e le figure professionali previste sono semplicemente quelle di fiduciario commercialista e fiduciario immobiliare. In Francia l’organo rappresentativo della categoria è il Conseil supérieur de l’ordre des experts-comptables e tutti i professionisti sono definiti “experts-comptables”. In Spagna, invece, la denominazione comune è quella di “economistas”. 

In questa prospettiva europea, secondo Corno, l’Italia dovrebbe cogliere l’occasione della riforma per realizzare finalmente un vero albo unitario. La proposta di Corno prevede l’introduzione di una denominazione comune, “commercialista”, utilizzabile da tutti gli iscritti, con la possibilità di indicare separatamente il titolo di studio posseduto. 

Parallelamente, la riforma dovrebbe abbandonare l’attuale distinzione tra sezioni e introdurre invece un sistema di specializzazioni professionali aperto a tutti gli iscritti. Le specializzazioni rappresenterebbero lo strumento più efficace per valorizzare le competenze reali dei professionisti, senza creare nuove divisioni all’interno della categoria

Proprio su questo punto si concentra una delle principali critiche alla riforma attualmente in discussione, che prevede il titolo di specialista prevalentemente per alcune categorie di iscritti. 

Secondo Corno, una simile impostazione rischierebbe di introdurre ulteriori gerarchie interne alla professione invece di favorire una maggiore coesione. 

Con la riforma sarebbe necessario intervenire sull’articolo 3 e sull’articolo 39 per consentire a tutti gli iscritti l’utilizzo del termine “commercialista” nonché la revisione dell’articolo 39-bis relativo alle specializzazioni, al fine di renderle accessibili indistintamente a tutti i professionisti

Un’ulteriore criticità riguarda la consulenza del lavoro. Attualmente alcuni professionisti possono prestare assistenza in materia lavoristica, ma incontrano limitazioni nella rappresentanza del cliente davanti alla giustizia tributaria quando la controversia riguarda proprio tali ambiti. Una situazione che appare poco coerente con le competenze effettivamente riconosciute a chi opera professionalmente in questo settore. 

Secondo Corno il principio guida della riforma dovrebbe essere chiaro: un unico albo, una denominazione comune per tutti i professionisti e un sistema di specializzazioni fondato sulle competenze effettive e riservate. In un mercato sempre più complesso e integrato, la collaborazione tra professionisti e la valorizzazione delle competenze multidisciplinari rappresentano infatti la vera chiave di sviluppo delle professioni. 

La riforma delle professioni economiche, conclude l’economista, rappresenta dunque un’occasione storica per aggiornare l’ordinamento italiano agli standard europei e rafforzare il ruolo dei commercialisti nel sistema economico, superando definitivamente divisioni che appartengono a un contesto ormai superato.