La seconda edizione della Cena Straordinaria a Catanzaro

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In mille sotto il cielo di Catanzaro per una serata speciale, davvero straordinaria!

Ieri sera ha avuto luogo l’evento dell’anno per la città di Catanzaro: “La Cena Straordinaria”, che ha animato il Corso Mazzini, rendendolo protagonista di un evento unico.

I sei chef calabresi insigniti della prestigiosa stella Michelin hanno portato in tavola un menù studiato per l’occasione, servendo, con le loro brigate, una tavolata (quasi) unica di mille persone.

Ma, si sa, l’hobby preferito dai calabresi è criticare, spesso senza cognizione di causa, quindi, in questo articolo, vi racconterò com’è stata, per me, la Cena Straordinaria.

Andiamo con ordine.

I quattro uomini (folli, a mio avviso) dellAssociazione “Città del Vento”, Alessandro Astorino, Vincenzo Merante, Luca Marino e Angelo Capoano, prendendo ispirazione dalla celebre “Cena dei Mille” della Fondazione Parma Unesco City of Gastronomy, hanno pensato di replicare l’iniziativa nella loro città collinare, affiancando alla cena un obiettivo utile.

Il ricavato, al netto delle spese, è stato devoluto al reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Renato Dulbecco di Catanzaro che, attraverso l’Associazione A.C.S.A. & S.T.E. Onlus, si occuperà di realizzare i desideri dei bambini in cura presso la struttura ospedaliera.

La prima edizione, quella dell’anno scorso, complici la sfortuna e il maltempo, aveva fatto storcere i nasi dei partecipanti. Mi è stato raccontato di tutto e di più: “porzioni piccolissime, resterai affamata”; “aspetterai un’ora per mangiare”; “il cibo arriva freddo”; “troppa gente”; “troppo vento”; “una grande calca al buffet degli antipasti”; “100 euro per una cena sul corso non li spenderò più”.

Con il tempo, ho imparato a filtrare le notizie e ad avere una mia opinione su tutto, specialmente per quanto riguarda il cibo e gli eventi che ruotano intorno a esso.

Per godere appieno dell’esperienza, ieri sera sono arrivata presto; all’ingresso, allestito presso Piazza Prefettura, era situato il “Villaggio del Gusto”, uno spazio dedicato ai prodotti calabresi partner della serata, in cui si è svolto l’aperitivo a base di una selezione di finger food, preparati dallo staff dell’ Associazione Provinciale Cuochi Catanzaresi, presieduta da Domenico Origlia.

Carpaccio di podolica con salsa tonnata e riduzione di uve calabresi, rocher di ricotta con nocciole tonde di Cardinale su salsa di limone e zenzero, spuma di baccalà e patate con salsa di peperoni e povere di olive (dello chef Antonio Franzè), crema di zucchine alla scapece con polpo e semi di zucca (del ristorante Prima o Poi), sono alcuni dei diecimila finger food, preparati da un gruppo di cuochi coordinato dalla chef Anita Ferragina, che si potevano assaggiare nell’area degli antipasti, accompagnati dagli spumanti di Tenuta Iuzzolini e dai cocktail a base di Amaro del Capo, miscelati dal barman Loris Laugelli.

Dalle ore 18,30 fino alle 21 sono stati serviti novemilacinquecento finger food, lo spumante è finito, la fila agli stand l’ho fatta solo dopo le ore 20 per bere il cocktail e non ho assaggiato tutto perchè ero già quasi piena!

A prendere le redini della super cena stellata è stato lo chef Antonio Abbruzzino, il fondatore del locale omonimo a Catanzaro ha selezionato gli ingredienti per comporre il menù della serata, e ha organizzato il lavoro delle tre cucine mobili allestite su Corso Mazzini.

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Sei chef stellati, Luca Abbruzzino, Antonio Biafora, Caterina Ceraudo, Luigi Lepore, Nino Rossi e Riccardo Sculli, come un’unica squadra, hanno lavorato fianco a fianco, dividendosi i compiti con le loro brigate, per servire mille persone.

A me questa cosa che gli chef stellati calabresi lavorino insieme, in amicizia e armonia, piace da morire!

Forse non tutti sanno che ieri sera abbiamo partecipato alla cena più stellata d’Italia; quello calabrese, infatti, è l’unico esempio, sul territorio nazionale, di chef stellati che collaborano, un gruppo di menti brillanti della gastronomia all’opera per realizzare un unico menù.

Ogni postazione ha ospitato due chef e le rispettive brigate di cucina, occupandosi di servire 250 persone.

Le cucine, soprattutto quelle di un certo livello, sono delle macchine da guerra, organizzate per effettuare un servizio preciso al millesimo di secondo, con un elevato grado di ordine e pulizia; il massimo rigore, quindi, è assicurato, anche in trasferta.

Passeggiando accanto alle postazioni, ieri, ho assistito a uno spettacolo culinario unico, una sinfonia armoniosa suggestiva, in cui i protagonisti erano i meravigliosi piatti eseguiti dalle 12 mani degli artisti del cibo calabrese.


Così, seduti in mezzo a mille persone, abbiamo degustato: tataki di ricciola con salsa agrodolce al Bergamotto, semi di zucca e alghe; risotto Carnaroli con abete bianco e polvere di porcini; royale di podolica con rapa e ananzu (anice nero della Sila).

Puntuale come un orologio, alle ore 23 è arrivato il dessert; il dolce è stato affidato alle mani sapienti del pasticcere Vincenzo Pennestrì, che ha portato in tavola “Dafne”, un bisquit alle mandorle con namelaka alla vaniglia, croccante di mandorle e miele e infusione di alloro, un pò troppo grande e stucchevole per i miei gusti.

Una calda serata di fine estate, senza vento, caso rarissimo a Catanzaro, in cui nell’aria echeggiavano tanti sorrisi, i bicchieri tintinnavano e i palati gustavano le pietanze, con un gradevole sottofondo di violini, qualche intervista e quiz sul palco principale.

Vedere la mia città attivamente coinvolta e allestita, finalmente, per un evento enogastronomico di livello, mi ha emozionata. Il colpo d’occhio di una tavola elegante sul Corso principale della città è stato davvero magnifico!

Fortuna Mazzeo