Ogni Donna, un Sentimento: a Belvedere Marittimo la resilienza femminile al centro della rassegna

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Belvedere Marittimo (CS) – Si è conclusa lo scorso 7 settembre, nella suggestiva cornice della Terrazza Museo del Mare a Belvedere Marittimo, la tre giorni della rassegna Ogni Donna, un Sentimento, promossa dal Club Lions locale, su iniziativa dell’Avvocata Roberta Petrungaro, e dedicata quest’anno alla tematica della resilienza femminile.

La serata, moderata dal giornalista culturale Egidio Lorito (collaboratore di Delia Agenzia Letteraria e ideatore della rassegna d’autore Praia, a mare con…) ha visto la partecipazione di Domenico Fiordalisi, Procuratore Capo della Repubblica presso il tribunale di Paola; Ercole Giap Parini, Professore ordinario di Sociologia generale e Direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria; Giuseppe Bruno, Avvocato e Presidente della Camera Penale di Paola “Enzo Lo Giudice”; Vincenzo Chindamo, Docente e fratello di Maria Chindamo, vittima lupara bianca. Nel corso dell’evento, è stato presentato il romanzo Il coraggio di Rosa di Marisa Manzini, Sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro.

Il volume, edito da Rubbettino, racconta la storia di Rosa Bellomo, appartenente ad una famiglia onesta, la cui vita cambia radicalmente quando incontra Antonio Mandelli, personaggio di spicco della ‘ndrangheta di Nicotera (CZ). Rosa, inserita ormai in un mondo governato da ancestrali leggi di sangue e vittima di un destino apparentemente inesorabile, trova la forza di ribellarsi e di collaborare con una giudice venuta dal Nord che di quel mondo si è innamorata fino al punto da volerlo cambiare, un granello di sabbia alla volta.

Marisa Manzini ha spiegato le ragioni che l’hanno portata, dopo due saggi, a cimentarsi per la prima volta con un romanzo: “Volevo entrare meglio nel cuore delle persone e raccontare la centralità della figura femminile nelle famiglie di ‘ndrangheta. Una donna che ha il coraggio di allontanarsi, portando con sé eventuali figli minori, può causare crepe all’interno del gruppo. Io sono convinta che le donne possano fare molto e che se la ‘ndrangheta inizierà a vacillare, sarà grazie alla loro volontà”.

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Piemontese d’origine, Manzini è magistrata dal 1991. Arrivata in Calabria nel 1993, ha da subito iniziato a prendere di petto la criminalità organizzata. “Uno dei momenti più intensi del suo lavoro – afferma Egidio Lorito – si svolge nel Vibonese, un territorio con due volti: da un lato la straordinaria bellezza di luoghi come Capo Vaticano, legati anche alla memoria di Giuseppe Berto, intellettuale veneto che qui scelse di combattere donchisciottesche battaglie in favore della popolazione, dell’ambiente e della Calabria; dall’altro, la presenza criminale molto forte, contro cui Manzini ha lottato con la forza e le garanzie del diritto, scontrandosi con i clan dominanti e scrivendo pagine memorabili della giustizia calabrese. I suoi libri hanno arricchito la sua vicenda professionale, facendone oggi un esempio di donna autorevole non solo nella magistratura, ma anche nella vita culturale ed editoriale della Calabria e dell’intero Paese”.

Ercole Giap Parini ha evidenziato come il romanzo, pur di natura finzionale, attinga a esperienze concrete e reali maturate sul campo da Manzini. “Esiste una consolidata tradizione di studi sul ruolo delle donne all’interno dei contesti mafiosi – afferma il sociologo – io mi rifaccio a quelli di Renate Siebert, la quale ha messo in rilievo l’assoggettamento delle donne nei contesti di mafia, che diventa poi vera e propria complicità. Esse vivono pienamente la famiglia mafiosa: conoscono strategie, nomi, progetti, eppure sono chiamate a rivestire i ruoli di madri, sorelle, mogli dedite alla cura della persona. Vivono una sorta di incongruenza e dissonanza cognitiva poiché si trovano a proteggere le persone accanto ma, nello stesso tempo, ad accettarne o persino sollecitarne la morte. Tutto ciò fa di una donna un soggetto che, ad un certo punto, può interrompere quel legame proprio in nome della cura dei figli per eluderne il destino di morte”.

Fiordalisi, da parte sua, ha posto l’accento sulla valenza etica e civile del romanzo: “Il libro di Marisa Manzini descrive una storia vera e diffonde la cultura della resilienza. Non si tratta soltanto di un atteggiamento individuale, ma di resilienza collettiva: una società che riesce a riscattarsi e curare le ferite dell’ingiustizia”.

Toccante è stato l’intervento di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, l’imprenditrice di Laureana di Borrello uccisa dalla mafia il 6 maggio 2016. “Dopo la sua scomparsa – racconta – la mia vita era segnata da paura e sconforto. Ma proprio sentimenti mi hanno dato la forza di reagire e cominciare a raccontare. Ho scoperto che la Calabria non è una terra omertosa: è fatta di giovani, associazioni, istituzioni che scelgono di fare rete. Oggi, davanti a quel cancello dove mia sorella è stata aggredita, rapita e data in pasto ai maiali, non c’è più il segno dell’orrore, ma i sorrisi di tutti quei calabresi che – insieme a scuole, associazioni, forze governative e amministrazioni – si ritrovano lì, ogni anno, per dire no alla ‘ndrangheta”.
Una narrazione che trasforma il dolore individuale in un grido collettivo contro la criminalità.

I contenuti qui riportati sono stati ricostruiti grazie al servizio realizzato da Umberto De Rosa, fondatore di PiùEsseTv, che ha curato le interviste, ed Enzo De Rosa, autore delle riprese e del montaggio. Foto di Pasquale Cappellani.

Elvira Sangineto