Politica

Bergamini, Cipparrone e Spadafora al sindaco: «Il comune di Cosenza si costituisca parte civile nell’eventuale processo»

COSENZA – «Se ci sarà un processo per accertare i responsabili dell’uccisione di Denis Bergamini, chiediamo sin d’ora al sindaco Mario Occhiuto e alla Giunta comunale di valutare l’eventualità che il comune, attraverso l’avvocatura di Palazzo dei Bruzi, si costituisca parte civile».
La richiesta è dei consiglieri comunali Giovanni Cipparrone e Gisberto Spadafora.
«Il comune – sottolineano i consiglieri Cipparrone e Spadafora – quale ente territoriale rappresentante degli interessi della collettività, deve rendersi portavoce, di fronte ad un fatto-reato in via di accertamento, di eventuali danni subiti dalla stessa collettività. In questo caso – affermano i consiglieri comunali – il danno configurabile è quello sofferto dalla comunità per il turbamento morale suscitato dalla morte del calciatore del Cosenza. Ecco perché – sottolineano, inoltre, Cipparrone e Spadafora – se ci sarà un procedimento penale, noi vogliamo dare il nostro contributo, nel processo ed al processo, perché riteniamo che sia stata colpita tutta la comunità, non solo quella sportiva. Gli scenari inquietanti emersi negli ultimi giorni, dopo l’esito delle superperizie e l’incidente probatorio disposto dalla procura di Castrovillari, fanno supporre che l’apertura di un procedimento penale sia prossima. Riteniamo che la nostra iniziativa non abbia solo un fondamento giuridico, a tutela del danno causato alla collettività, ma si pone in continuità con l’attenzione riservata alla famiglia Bergamini dall’amministrazione comunale, manifestata con l’intitolazione, a Denis Bergamini, il 21 novembre del 2015, di una piazza, di fronte lo stadio San Vito-Marulla, e con l’invito in commissione cultura della signora Donata, sorella del calciatore scomparso. Riteniamo – concludono Cipparrone e Spadafora – che i familiari prima, e la città dopo, abbiano il diritto di sapere fino in fondo qual è la verità. Gli ultimi sviluppi, grazie al lavoro svolto dal procuratore Eugenio Facciolla, lasciano ben sperare per squarciare una volta per tutte il velo del mistero, dopo 28 anni dalla scomparsa del calciatore del Cosenza».

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