Quando la scienza svela il borgo: il Festival della Dieta Mediterranea secondo lo sguardo di chi ad Aiello Calabro ha deciso di restare

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Di Valentina Garritano

Ci sono giorni in cui la storia e la scienza non si studiano soltanto sui libri ma si respirano a pieni polmoni tra i vicoli di un borgo. È quello che è successo ad Aiello Calabro, trasformato per un intero weekend nel cuore pulsante della nutrizione e della gastroenterologia in occasione del Festival della Dieta Mediterranea.

Promosso dall’Ordine dei Biologi della Calabria, l’evento ha portato tra le pietre antiche di Aiello biologi nutrizionisti, medici, ricercatori ed esperti di fama. Ma qual è stato l’impatto di questo “big bang” di salute, biochimica e valorizzazione territoriale per chi ad Aiello ci vive ogni giorno?

Lo abbiamo chiesto a Giovanni Bossio, un giovane millennial che ha fatto una scelta controcorrente, coraggiosa e profonda: rimanere e costruire il proprio futuro nella sua terra d’origine e che ha dato il suo contributo pure all’interno del Festival attraverso il suo ruolo da paziente nella commedia messa in scena dall’Associazione Compagnia Teatrale Aiellese ODV.

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Un borgo che si popola di futuro

La prima sensazione quando un piccolo centro si riempie di accademici e visitatori è un contrasto forte, quasi un cortocircuito emotivo tra il silenzio abituale del borgo ed il brusio delle grandi occasioni.

«Assolutamente sì!» ci racconta Giovanni con un entusiasmo contagioso. «Vedere il mio piccolo paese pieno di professionisti e visitatori venuti da ogni luogo mi ha riempito di un profondo orgoglio. Ti fa sentire, come cittadino, davvero al centro di qualcosa di grande e importante».

Piazza Plebiscito e le vie del centro si sono accese grazie al Villaggio della Salute, agli stand, alle Masterclass ed ai laboratori interattivi. La comunità di Aiello non si è fatta trovare impreparata, dimostrando quella cultura dell’accoglienza che qui è un marchio di fabbrica.

«Spero che i visitatori abbiano percepito il nostro calore» aggiunge Giovanni. «In fondo ci portiamo dietro la grande esperienza di cooperazione del nostro Presepe Vivente, una tradizione che ci insegna ogni anno a fare squadra per aprire le porte del paese al mondo».

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Profumi e biochimica nella dimora privata di Palazzo Cybo Malaspina

Uno dei momenti più suggestivi e ricchi di pathos dell’intero evento è stata l’apertura straordinaria delle porte del magnifico Palazzo Cybo Malaspina, una prestigiosa dimora privata trasformata per l’occasione nel teatro di masterclass sensoriali dove la scienza del cibo ha incontrato l’arte e la storia. Vedere una residenza di tale pregio riempirsi di vita, profumi e degustazioni guidate ha regalato momenti di autentica magia e luce (nel vero senso della parola grazie a tutti gli allestimenti luminosi gentilmente predisposti).

Un miracolo d’accoglienza reso possibile soprattutto grazie alla straordinaria sensibilità ed alla generosità della proprietaria, la signora Donatella Civitelli, e di suo marito Franco Tasselli. Aprire al pubblico ed alla comunità uno spazio intimo e privato, custode di memoria centenaria, non è mai un atto dovuto né scontato: è un gesto d’amore puro per la storia ed il riscatto del proprio paese.

«È stato decisamente bellissimo» ricorda emozionato Giovanni. «Palazzo Cybo Malaspina è una dimora di inestimabile valore che, grazie al cuore e alla disponibilità dei proprietari, viene aperta al pubblico. È un’emozione grande sapere che oggi tutti possano riscoprirne la magnificenza, che rappresenta la testimonianza tangibile e più preziosa dell’identità e della storia di tutto il nostro borgo».

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La scienza nel piatto: la nuova consapevolezza del territorio

Il vero valore aggiunto del Festival, grazie al lavoro svolto dall’Ordine dei Biologi, è stato il ponte teso tra la ricerca d’avanguardia e la vita quotidiana delle persone. Durante i convegni si è parlato di come la filiera corta calabrese (dall’olio extravergine d’oliva al bergamotto, fino alle fibre dei grani antichi) moduli l’eubiosi intestinale, riduca l’infiammazione e protegga la barriera muco-intestinale.

Ma cosa resta ad un cittadino quando i riflettori del convegno si spengono?

«Ci rimane esattamente la consapevolezza della ricchezza che abbiamo già a tavola ogni giorno» riflette Giovanni con grande maturità. «E forse ci rimane anche qualcosa in più: la capacità di rimettere al centro della nostra alimentazione ingredienti sani che magari, per ritmi moderni o disinformazione, avevamo erroneamente tolto».

Restare per custodire la memoria

L’esperienza del Festival della Dieta Mediterranea ad Aiello Calabro lascia un’eredità che va ben oltre i dati scientifici. È una lezione di visione e di speranza per le aree interne della Calabria.

Chiediamo a Giovanni se, nel suo “io interiore”, questa iniezione di salute e scienza gli confermi che rimanere ad investire qui a poco più di trent’anni non sia un’utopia ma una scelta di valore…. e la sua risposta è il manifesto di una generazione che non vuole arrendersi allo spopolamento:

«Sì, assolutamente. A prescindere dal singolo evento, sono fermamente convinto di una cosa: quando nasci in un piccolo borgo, hai il dovere e il privilegio di investire sul tuo luogo d’origine. Soltanto così possiamo evitare che la sua memoria e la sua identità andranno perdute».

È forse proprio questo il messaggio più grande emerso dal Festival: la Dieta Mediterranea non è solo un elenco di nutrienti, è una manifestazione di convivialità in un gesto di apertura, un atto d’amore per la terra e la scelta di custodire le proprie radici per nutrirne il futuro.

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