Stefania Bruno, la sand artist italiana che incanta il mondo: intervista esclusiva

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Stefania Bruno è una delle sand artist più apprezzate del panorama italiano e internazionale. Le sue mani, capaci di trasformare granelli di sabbia in emozioni pure, raccontano storie davanti a platee di tutto il mondo. La sua arte ha conquistato il cuore di milioni di telespettatori a Tú sí que vales, dove ha partecipato nel 2014 diventando finalista. Negli anni ha calcato palcoscenici prestigiosi: dal Parlamento Europeo a Bruxelles fino all’esibizione a St. Moritz per la famiglia Kennedy; dalle numerose esibizioni in Rai alle collaborazioni con importanti aziende italiane e internazionali.
Ai microfoni di Ottoetrenta.it, l’artista si è raccontata in un’intervista intensa ripercorrendo le tappe più significative del suo percorso umano e artistico.

Stefania, la tua storia artistica nasce da un legame familiare molto forte che hai portato sul piccolo schermo di canale 5 durante l’esibizione a Tú sí que vales dedicata a tuo nonno.


“Mi definisco pittrice per necessità ma anche figlia d’arte. Mio nonno era un pittore. Ho avuto la fortuna di crescere con lui fino ai miei sedici anni. Quando è venuto a mancare, il legame che ci univa non si è mai spezzato: è rimasto dentro di me come una presenza silenziosa che continua ad accompagnarmi. Il mio inizio artistico è stato quasi un passaggio di testimone. Proprio nella settimana in cui morì, nonno mi regalò una scatola di colori. Ho sempre pensato che fosse il suo ultimo dono, il modo con cui mi ha affidato la sua passione. Da lì ho iniziato il percorso da autodidatta.”

C’è stato un momento preciso in cui la tua arte ha preso una direzione nuova trasformandosi nella sand art che oggi ti rende riconoscibile nel mondo. Com’è nata questa intuizione così potente?

“A un certo punto della mia vita ho subito una perdita importante: una cugina di trentatré anni, Alessia, è venuta a mancare a causa di un brutto male, il neuroblastoma. Qualche tempo dopo, ho ricevuto una telefonata da parte di un’associazione che combatte proprio questa malattia. Mi chiesero di realizzare il ritratto di una bambina morta a sette anni per lo stesso male, Ludovica. Si trattava di un dono da consegnare ai suoi genitori. Accettai di dipingerla.
Successivamente la stessa associazione mi invitò a un altro evento. Un giorno tornai a casa e trovai i vetri appannati dalla condensa. Con le dita scrissi il nome di Ludovica e le lettere iniziarono a colare lentamente. Aprii la finestra e, grazie alla luce, quel nome apparve sulla parete. In quell’istante qualcosa dentro di me si accese: pensai alla sabbia, alla luce, alla possibilità di raccontare una storia che nascesse e svanisse nello stesso momento.“

Che ricordo conservi dell’esperienza a Tú sí que vales?

“È stata un’esperienza davvero speciale. Il 16 novembre 2014 sono andata a Roma per registrare la puntata. Ricordo ancora l’emozione condivisa con i miei genitori mentre stavamo guardando il programma. Fu per loro una sorpresa. L’unico a saperlo era mio fratello Vincenzo, il mio alter ego, nonché la voce narrante dei miei spettacoli. Vedere la mia arte arrivare nelle case di così tante persone è stato un momento molto forte. È lì che ho capito che questo percorso non apparteneva più soltanto a me.”

Quali esperienze conservi nel tuo cuore come autentiche pietre miliari della tua carriera?

“Uno dei momenti più significativi è stato quello vissuto al Parlamento Europeo a Bruxelles, dove mi sono esibita per rappresentare una proposta di legge. Si trattava di un progetto dedicato ai confini del Mediterraneo, raccontati non come barriere ma come ponti di opportunità tra i popoli.
Un’altra esperienza profondamente intensa l’ho vissuta a St. Moritz nel 2019, dove Kerry Kennedy, figlia di Robert F. Kennedy e attivista per i diritti umani, mi invitò per una serata di beneficenza dedicata alla violenza di genere. In quell’occasione ho raccontato con la sabbia il dolore e la sofferenza legati a questo tema. All’ultimo granello di sabbia Kerry si avvicinò e nel nostro abbraccio ho percepito tutta la potenza dell’arte quando riesce a toccare le corde dell’anima.”

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Come prende forma una storia attraverso la sabbia? E cosa accade dentro di te quando inizi a lavorare?

“Quando lavoro ho bisogno di entrare completamente nel mio mondo, da cui attingo la mia necessaria solitudine. È un momento in cui devi restare sola con la tua anima, con le parole che ti abitano dentro. Non temo la solitudine, anzi me ne nutro perché è una linfa che fa nascere le idee. Trasformare le parole in immagini, e quindi in emozioni: questo è ciò che faccio quando indosso la mia tutina nera. È come se entrassi in un’altra dimensione: in quel momento divento un tramite, uno strumento attraverso cui le storie prendono forma.”

La tua arte è arrivata nelle case degli italiani anche grazie a diverse collaborazioni Rai. Quanto ti emoziona ricordare questi momenti?

“L’emozione è davvero tanta. Per tre anni consecutivi ho collaborato con Marcello Masi per la trasmissione Camper su Rai 1. È stata un’esperienza davvero divertente. Per ogni tappa realizzavo un’opera dedicata ai luoghi raccontati nella trasmissione: nel caso della Calabria, ho rappresentato i Bronzi di Riace. Ricordo con orgoglio anche l’esibizione alla finale di Ballando con le Stelle nel 2017: mentre Oney Tapia danzava, io raccontavo la sua storia con la sabbia.
Con il conduttore Massimiliano Ossini, invece, ci siamo conosciuti alla presentazione del Calendario dei Vigili a Roma. In quell’occasione mi disse: ‘le tue mani sono patrimonio dell’Unesco’.
Anche raccontarmi al primo TEDx Enna è stato un autentico privilegio, uno spazio dove si condividono idee e pensieri che possono diventare scintille per gli altri, fonti arricchenti per l’umanità.”

Gigi D’Alessio ha voluto che aprissi il suo concerto a Palermo, trasmesso su Canale 5 il 25 giugno 2025. Com’è avvenuto questo incontro e quanto è importante la musica nel processo artistico?

“Io e Gigi D’Alessio ci siamo conosciuti al compleanno dell’imprenditore Tommaso Dragotto, una persona impegnata nel sociale, soprattutto nella costruzione di un ospedale per curare le malattie rare dei bambini. Io ero lì per raccontare la sua storia con la sabbia. Gigi rimase affascinato dalla performance e mi invitò ad aprire il suo concerto a Palermo.
Nel processo creativo, la musica è essenziale. La mia arte è una danza con le mani: ogni movimento deve seguire il ritmo, a volte con una velocità sorprendente.”

La tua arte non vive solo nei teatri o negli eventi culturali, ma entra anche nel mondo aziendale.

“Una parte importante del mio percorso riguarda il dialogo con le realtà aziendali. Spesso vengo invitata come motivatrice perché nel modellare la sabbia c’è un potenziale formativo degno di nota. Quando racconto il mio modo di lavorare spiego sempre che il punto di vista è tutto. Le luci e le ombre sono complementari e necessarie: servono entrambe nell’arte, così come nella vita. Non c’è niente di più duttile e scivoloso della sabbia. La sua impermanenza è metafora perfetta della vita.
Alla fine non rimane nulla, se non l’amore che siamo riusciti a dare e quello che abbiamo saputo accogliere.
E questo amore io riesco a donarlo al pubblico attraverso le mie opere.”

Elvira Sangineto