Un Paese che piange le donne ma non insegna ai figli ad amarle

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Educazione affettiva

Ogni volta che una donna muore si grida alla tragedia, poi, quando si propone di insegnare ai ragazzi cos’è il rispetto, cala il silenzio. Questa è ipocrisia, non prudenza.

Le vittime hanno volti e nomi, ma dietro ogni donna uccisa ci siamo tutti: genitori, insegnanti, istituzioni, media, giornalisti. In Italia, nel 2025, una donna ogni tre giorni viene uccisa da un uomo che la conosceva. Una strage silenziosa che non si ferma.
E mentre le piazze si riempiono di fiori e panchine rosse, nelle scuole si tace. Perché parlare di amore, rispetto e consenso fa ancora paura.

Si chiama educazione affettiva, ma per molti è ancora un tabù. Eppure, i numeri parlano chiaro: il 94% dei giovani italiani chiede di inserire l’educazione affettiva e sessuale nei programmi scolastici.
Nonostante ciò, uno studente su due non ha mai seguito un corso di questo tipo.
Nel frattempo, il 33% dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni ammette di avere un partner possessivo, e il 66% delle ragazze denuncia pressioni sul modo di vestirsi.
Sono dati che raccontano una realtà disarmante: i giovani chiedono strumenti, gli adulti offrono silenzio.

Nel 2025, dopo anni di appelli e di panchine rosse, l’Italia è ancora lontana da un piano nazionale strutturato per l’educazione affettiva nelle scuole.
Qualche regione sperimenta laboratori, progetti isolati, incontri con esperti. Ma restano iniziative sporadiche, non un diritto garantito. E mentre le proposte di legge si impantanano nelle polemiche, la cronaca continua a contare vittime.

Nelle aule scolastiche, nei corridoi, nelle chat dei ragazzi, nei social dove la violenza simbolica si trasforma in modello.
È lì che cresce l’idea malata che amare significhi controllare, che il rifiuto sia un affronto, che la gelosia sia una prova di passione.
La scuola dovrebbe essere la prima trincea contro la violenza, ma oggi è un fronte abbandonato.
Il 53% dei giovani dichiara di informarsi su sesso e sentimenti attraverso Internet, non parlando con gli adulti.

Perché non si parla abbastanza. Perché educare ai sentimenti viene ancora percepito come “pericoloso” o “scandaloso”. Ogni volta che un insegnante prova a parlare di consenso o libertà emotiva, c’è chi grida allo scandalo: “Non toccate l’innocenza dei bambini.”
Ma che innocenza è quella che cresce nel silenzio? Quella non è innocenza. È ignoranza. È terreno fertile per la violenza.

Non servono fiori, servono parole

Ogni volta che una donna viene uccisa, ci commuoviamo per due minuti e poi cambiamo canale.
I fiori, le candele, le panchine rosse non bastano più.
Servono parole. Servono programmi. Serve educazione, non retorica.
Serve una scuola che insegni che il corpo non è una moneta, che il “no” non è una provocazione, che l’amore non è possesso. Chi non impara a gestire un rifiuto, finirà per imporre la forza. Chi non impara a chiedere rispetto, finirà per accettare l’umiliazione.

I numeri della diseducazione

Fonti: ANSA, Ministero dell’Istruzione, Orizzonte Scuola, Durex–Skuola.net (2024–2025)

  • +40% di violenze sessuali sulle donne in Italia negli ultimi dieci anni.
  • 1 studente su 2 non ha mai ricevuto educazione affettiva o sessuale.
  • 94% dei giovani chiede che diventi materia obbligatoria.
  • 33% dei ragazzi dichiara comportamenti possessivi nelle relazioni.
  • 53% dei giovani cerca risposte online, non dagli adulti.

Smettiamola di dire che è “colpa del sistema”, perché il sistema siamo noi quando abbiamo paura delle parole giuste, quando preferiamo il silenzio all’imbarazzo.

Parliamone, adesso. Nelle scuole, nelle case, nei luoghi pubblici. Perché ogni volta che restiamo zitti, scegliamo da che parte stare e chi tace davanti alla violenza, la sta già giustificando.

Oriana Fallaci scriveva: “Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie. Lo si fa per principio, per sé stessi.” Ecco, oggi il nostro dovere è questo, insegnare ad amare per principio.
Non perché una legge lo imponga, non perché una tragedia ci costringa, ma perché una società che non educa all’amore è una società che prepara l’odio.

Se davvero vogliamo onorare le donne che non ci sono più, dobbiamo cominciare da qui: dalle aule, dalle parole, dal coraggio di non tacere più.