Sotto il cielo di Soverato sfilano le stelle: il successo senza confini del Magna Graecia Film Festival

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Fotinì peluso kevin spacey gianvito casadonte

Si è conclusa la ventitreesima edizione del festival che emoziona e premia le opere prime, confermando la Calabria al centro della scena cinematografica internazionale.

SOVERATO (CZ) – Ci sono eventi che superano la semplice definizione di “rassegna” per trasformarsi in vere e proprie storie d’amore con la propria terra. Il Magna Graecia Film Festival appartiene senza dubbio a questa rara e preziosa categoria. Si è conclusa la ventitreesima edizione della manifestazione cinematografica ideata e diretta da Gianvito Casadonte, confermando ancora una volta la Calabria al centro della scena culturale e cinematografica internazionale.

Otto serate dense di emozioni, proiezioni e incontri con registi, attori e personalità di spicco. Un programma ricco che ha saputo intrecciare la settima arte con dibattiti su sport, libri e giustizia, senza dimenticare la musica dal vivo e la valorizzazione delle eccellenze del territorio, con la conduzione brillante di Carolina di Domenico e Marco Maccarini e la presenza dell’attrice Fotinì Peluso nel ruolo di ambassador e madrina.

Anno dopo anno, la creatura guidata con visione e caparbietà da Casadonte ha trasformato Soverato nella capitale estiva del cinema. La ventitreesima edizione si manda agli archivi registrando un successo travolgente di pubblico e critica. Un festival capace negli anni di collezionare red carpet con Premi Oscar e star internazionali, pur mantenendo salda la propria anima più autentica: quella di fucina per opere prime e seconde, vera rampa di lancio per i talenti di domani.

Un ponte tra arte e territorio che si conferma fiore all’occhiello di una Calabria capace di raccontarsi attraverso bellezza, passione e talento. A sintetizzare il senso profondo di questo percorso sono state le parole pronunciate da Gianvito Casadonte nel suo discorso di chiusura:

«Forse è proprio questo il compito della nostra generazione: costruire un nuovo rinascimento. Un rinascimento in cui l’intelligenza artificiale non sostituisca il pensiero umano, ma lo amplifichi. Un rinascimento in cui la cultura torni ad essere il motore dello sviluppo civile, economico e sociale. Ed è in fondo ciò che, con infinita umiltà ma con ostinazione, abbiamo cercato di fare in questi ventitré anni. È per questo che il Magna Graecia Film Festival continua ad esistere: non per celebrare il cinema, ma per celebrare l’uomo attraverso il cinema».

Il momento di massimo respiro internazionale è arrivato con l’intensa conversazione d’autore condotta da Silvia Bizio insieme al due volte Premio Oscar Kevin Spacey, a cui è stata consegnata la prestigiosa Colonna d’Oro. In un racconto intimo e profondo, l’attore americano ha ripercorso la propria vita partendo dai ricordi d’infanzia e dall’incoraggiamento della madre:

«Quando avevo solo otto anni i miei genitori già sapevano che avrei voluto fare l’attore. Mio padre pensava fosse un’idea sciocca, ma ogni volta che mi faceva le prediche su come trovare un vero lavoro, mia madre gli diceva di tacere e che avrei vinto degli Oscar. Mia madre credeva così tanto in me che in cucina mi dava la bottiglia del ketchup e mi insegnava come accettare un Oscar: è da lei che ho imparato ad accettare premi come questi».

Spacey si è poi soffermato sull’essenza del mestiere dell’attore e sul valore formativo delle cadute:

«Vincere è una cosa, ma ho sempre imparato molto di più quando ho perso. Sono diventato più forte perdendo. Perché le sfide, l’avversità e l’incertezza sono le grandi attrazioni della vita e per gli artisti sono parte del nostro processo. La creatività fiorisce nel conflitto, l’eccellenza esplode nella sfida. Perché senza il buio non c’è il dramma, senza il dramma non c’è arte e senza arte non c’è luce. Attraverso il nostro lavoro possiamo tutti avvicinarci di più: la cosa più importante è che potete perdere di tutto, ma non dovete perdere mai voi stessi».

Un’alchimia perfetta curata nelle sue varie sfaccettature anche da Antonio Capellupo (sezione Documentari) e Silvia Bizio, storico ponte tra Hollywood e l’Italia.

Sotto la conduzione impeccabile di Carolina Di Domenico e Marco Maccarini, affiancati dalla giovanissima ambassador Fotinì Peluso, la giuria presieduta da Renato De Maria (insieme a Marco D’Amore, Aurora Giovinazzo e Matteo Oscar Giuggioli) ha premiato il coraggio e l’onestà intellettuale.

Il premio come Miglior Opera Prima e Seconda va a Tienimi presente di Alberto Palmiero. Un film radicato nella terra e nei rituali di periferia, che racconta il timore e la bellezza degli esordi con una delicatezza commovente.

La Miglior Regia incorona il debutto folgorante di Margherita Spampinato per Gioia Mia, “un’opera intrisa di magia e luce”. Il film conquista anche il Premio Giuseppe Petitto, andato a una straordinaria Aurora Quattrocchi, capace di trasformare la semplicità in pura grandezza interpretativa.

Spazio poi ai grandi talenti recitativi: Francesco Colella e Valeria Golino si aggiudicano rispettivamente il premio come Miglior Attore e Miglior Attrice per la loro prova magistrale e complessa in La Gioia di Nicolangelo Gelormini. Per lo stesso film arriva anche la Menzione Speciale a un ipnotico Saul Nanni.

Infine, la Miglior Sceneggiatura premia la scrittura fluida e imprevedibile di Ludovica Rampoldi con il suo Breve storia d’amore.

Sguardi sul mondo e nel sociale

La dimensione internazionale ed eclettica del Festival si riconferma nella sezione guidata da Caterina Murino: la Miglior Opera Internazionale è Un Poeta del colombiano Simón Mesa Soto, un racconto di crudo realismo che demistifica con sottile ironia il mito dell’artista maledetto.

Sul fronte del reale, la giuria dei Documentari premia Il Pilastro di Roberto Beani, capace di trasformare la storia di un quartiere bolognese in una riflessione universale sulle periferie. Un’intensa Menzione Speciale va a Oceani di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino, per la delicatezza con cui dà voce alla storia di inclusione di Manuel Sirianni.

Un parterre di stelle: le Colonne e gli Ippocampi d’Oro

A testimonianza della statura raggiunta dal festival nel tempo, la passerella finale ha visto sfilare un firmamento di grandi nomi.

Un tocco di pura maestria orafa che impreziosisce la manifestazione: le iconiche Colonne d’Oro, realizzate dal brand GB Spadafora, storica eccellenza calabrese capace di forgiare nel metallo prezioso il legame indissolubile tra mito, arte e grande cinema, hanno incoronato giganti del calibro di Kevin Spacey, Lino Banfi, Isabella Ferrari, Marco D’Amore, Can Yaman, Caterina Murino, Giulia Michelini, Irene Maiorino, Carl Brave, il “re dei paparazzi” Rino Barillari, Piero Ausilio, il doppiatore Pasquale Anselmo e la Protezione Civile Calabria per il suo costante impegno sul territorio.

I Premi Fondazione Calabria Film Commission sono stati consegnati dal Presidente Anton Giulio Grande a Kevin Spacey e Isabella Ferrari, mentre gli Ippocampo d’Oro by Megna hanno celebrato, tra gli altri, Darko Peric, Giulia Bevilacqua e Mariam Battistelli.

Una scommessa vinta che guarda al futuro

Sostenuto dal Ministero della Cultura, da Calabria Straordinaria, dall’Assessorato al Turismo della Regione Calabria, dalla Calabria Film Commission e dal Comune di Soverato, insieme a un folto gruppo di sponsor privati che continuano a credere nel progetto, il Magna Graecia Film Festival spegne i riflettori su un’altra edizione da incorniciare.

Ancora una volta, la Calabria ha dimostrato di non essere soltanto una bellissima location di passaggio, ma un faro culturale capace di brillare ben oltre i propri confini.

Fortuna Mazzeo