Cultura&Spettacolo

I Promessi Sposi – Opera Moderna, uno spettacolo di grandi voci e forti emozioni

IMG_20151113_022049REGGIO CALABRIA – Più rock in confronto al Rigoletto (per prendere in prestito una frase di Gio Di Tonno a fine serata), più teatrale e lirico – ma meno musical –  di “Notre Dame De Paris” e “Tosca Amore – Disperato”, più moderno del romanzo manzoniano che le dà i natali. I Promessi Sposi di Michele Guardì vincono e convincono nella Prima delle cinque rappresentazioni in terra reggina andata in scena ieri sera al PalaCalafiore.

Pubblico rapito dalla prima all’ultima aria. Il cast d’eccezione, riunito per l’occasione da Michele Guardi, è credibile e convincente.IMG_20151113_022006

Graziano Galatone è un Renzo moderno ed credibile (anche se forse un pò meno padrone della scena rispetto ai tempi del Cavaradossi nella “Tosca” di Dalla), Lucia è interpretata da una quasi impeccabile Noemi Smorra, Giò Di Tonno è uno straordinario Don Rodrigo, “passionato” (per citare Leopardi), accattivante e un pò guascone (il vero protagonista dell’Opera), Vittorio Matteucci (fra i più grandi attori del teatro musicale italiano) dà profondità d’animo e spessore alla cattiveria/redenzione dell’ Innominato. Meritano almeno una citazione anche Rosalia Misseri (più tecnica ma forse un pò meno espressiva della Lola Ponce del primo cast), Enrico D’Amore (davvero un bravo Egidio), Chiara Luppi (un’ intensa madre di Lucia, protagonista della scena più struggente), e gli attori dal doppio ruolo come Cristian Gravina (consolatore in Fra’ Cristoforo/ benevolo e autorevole nel Cardinale Borromeo), e il reggino – attore e maestro schermidore – Lorenzo Praticò (il Griso, il capo dei Bravi).  Non manca di essere a suo modo raffigurata la “Divina Provvidenza” (protagonista indiscussa del romanzo di Manzoni), che è “una legge sopra ogni legge” quando la legge non è uguale per tutti. Splendide le scene corali, come il “Padre Nostro” finale. IMG_20151113_022113 Promossi gli allestimenti e le maestose scenografie di Luciano Ricceri, il corpo di ballo di Luciano Cannito. Da rivedere solo l’acustica, come era prevedibile vista la location non proprio da Opera teatrale.

LE INTERVISTE – Al termine delle due ore e mezzo di spettacolo, è standing ovation dal PalaCalafiore. L’organizzatore Ruggero Pegna parla di prova generale ma i mille e cinquecento spettatori (a fronte di 15 mila biglietti totali venduti per tutte le repliche) non sono un dato da sottovalutare: “Dal punto di vista del pubblico è stata un’ottima risposta nel suo insieme“. Pegna si esprime anche sulla possibilità di portare spettacoli del genere a Cosenza o in altre città calabresi: “Purtroppo l’assenza di un palazzetto è determinante“.IMG_20151113_135654

A fine serata Giò Di Tonno, disponibilissimo considerata l’ora, tratteggia per Ottoetrenta.it il “suo” Don Rodrigo un pò meno cattivo dell’originale: “Il mio personaggio nel romanzo non è descritto moltissimo, abbiamo quindi dipinto un Don Rodrigo che tirava di scherma, più guascone, un pò meno fighetto, più moderno…“. Scherzando anche sul fatto che gli vengano affidati ruoli che lo imbruttiscono per esigenze di copione, il cantante – attore pescarese risponde: “Al di là che siano belli o brutti, i personaggi cattivi sono i più interessanti. Sono i ruoli forti che ti danno modo di lavorare su te stesso, di scavare dentro di te.” D’altronde – come suggerisce lo stesso Di Tonno – il teatro è terapeutico, e terapeutico è avere in Calabria spettacoli come questo.

Andreina Morrone

ph: Roberta Parisi

 

 

 

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