Nel mondo antico, il filosofo greco Aristotele insegnava che il teatro non è solo finzione. Infatti, attraverso l’imitazione della realtà, e la catarsi, intesa come purificazione emotiva, lo spettatore si riconosce, si commuove e apprende. Il teatro diventa così una palestra dell’anima, in grado di educare più di mille parole.
Un principio che guida da sempre il lavoro di Iole Brogno, regista, pedagogista teatrale e direttrice artistica della casa di produzione teatrale e cinematografica La Voce dell’Arte. Con sensibilità e rigore, Brogno ha curato la regia dello spettacolo “A guardar le stelle”, andato in scena lo scorso 3 luglio presso la sala convegni “Valentina Corallo Event, Design e Management” a Luzzi.
Più che un titolo, una dichiarazione d’intenti. Guardare le stelle è ciò che fanno le donne ogni giorno, anche quando il mondo intorno a loro è fatto di macerie, ferite, soprusi. Lo spettacolo è nato dalla creatività dei giovani allievi – Miriam Docimo, Luigi Montimurro, Rebecca Montimurro, Miriam Martino, Antonietta Ciardullo e Alessia Barcello – che durante l’anno accademico hanno espresso il desiderio di affrontare temi di grande valore sociale.
Attraverso una narrazione intensa e coinvolgente, i ragazzi hanno lanciato messaggi potenti: la difesa della libertà di espressione, il superamento della rivalità femminile a favore della cooperazione. Hanno reso omaggio a donne che hanno segnato la storia, partendo dalle loro fragilità, non come segni di debolezza ma come radici da cui scaturisce la forza. Toccante il tributo alle vittime di femminicidio e il pensiero rivolto alle madri che piangono i propri figli tra le rovine della guerra.
Uno spettacolo che ha riaffermato la forza del teatro come spazio in cui l’arte diventa strumento per comprendere, sentire e immaginare un futuro diverso.
Elvira Sangineto

