Oipá, il pugno di terra che diventa vino: la famiglia Giraldi e il Magliocco che racconta Rende

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C’è un momento in cui le colline di Rende si accendono di una luce che non si trova in nessuna tavolozza. È l’oro e il verde dei tramonti calabresi che si posano sui filari, e in quell’istante sospeso tra il giorno e la notte, la terra sembra voler raccontare una storia. Quella storia, oggi, ha un nome: Oipá.

È l’ultima creatura della cantina Giraldi, un Magliocco in purezza che porta con sé non solo il carattere deciso di un vitigno antico, ma l’anima intera di una famiglia che da generazioni trasforma la terra in vino. E se è vero, come amano ripetere i fratelli Giraldi, che ogni bottiglia è un pezzo di casa, Oipá ne rappresenta il capitolo più intimo e personale.

Il nome stesso è una dichiarazione d’affetto. Nella tradizione calabrese, “Oipà” è il tenero appellativo con cui i figli chiamano il padre. Un soprannome familiare che oggi diventa etichetta per onorare un’eredità, per celebrare quei valori fondanti che si tramandano di generazione in generazione e che in un sorso si trasformano in un tributo d’amore e rispetto. Dopo aver dedicato una precedente etichetta alla madre, la famiglia ha scelto di rendere omaggio al padre proprio il 16 febbraio, giorno del suo compleanno. Un brindisi che ha unito generazioni, amici e ospiti in un momento di commozione autentica, dove il vino è diventato il filo invisibile capace di legare passato e futuro.

Ma Oipá non è solo emozione. È anche, e soprattutto, territorio tradotto in sorso. La scelta del vitigno è venuta quasi da sé: non poteva che essere un Magliocco in purezza, principe di questo areale, un vitigno il cui nome evoca l’idea del “pugno”, per la forma compatta e decisa del grappolo. Un pugno che, trasformandosi in vino, si apre in una carezza fatta di struttura e profondità.

L’annata 2021 è stata plasmata con una pazienza che oggi è rara. Ventiquattro mesi di affinamento in barrique di rovere francese, seguiti da altri dodici mesi in bottiglia. Una scelta che va oltre il semplice profilo organolettico: tenere fermo per così tanto tempo un vino in cantina, invece di immetterlo subito sul mercato, è segno di grande fiducia in ciò che si sta realizzando e di un rispetto profondo per i tempi della natura.

Affinato con questa cura certosina, Oipá si presenta con quella personalità solida che solo i grandi rossi sanno esprimere. Nel calice si svela con un bouquet complesso, dove i frutti rossi maturi si intrecciano a note speziate e a quel sottofondo balsamico che profuma di macchia mediterranea. È il racconto olfattivo delle colline di Rende, dei terreni argilloso-calcarei che donano al vino quella tensione minerale, quella vibrazione profonda che non si improvvisa ma si eredita dalla terra.

Con Oipá, insomma, la famiglia Giraldi si allarga. Prodotto in sole tremila bottiglie, questo rosso chiude (al momento) il cerchio ideale della loro gamma, completando un racconto familiare iniziato con il bianco Arintha, proseguito con il rosato Donna Giuliana (omaggio alla mamma) e arricchito dai due rossi, Monaci e Don Onofrio. Un cerchio che unisce generazioni e vitigni in un’unica, coerente narrazione.

La cornice scelta per il debutto non poteva che essere l’Enoteca Regionale della Provincia di Cosenza, tempio della cultura enologica calabrese. A fare da cornice, una comunità di appassionati e istituzioni che hanno riconosciuto in Oipá non solo un prodotto d’eccellenza, ma un ambasciatore del territorio.

Tra i presenti, accanto ai gemelli Giraldi e al padre festeggiato, volti noti delle istituzioni e del mondo agricolo regionale. Tra questi: Gianluca Gallo, assessore all’agricoltura della Regione Calabria, e Fulvia Caligiuri, Direttore Generale dell’ARSAC, l’agenzia regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese. Con loro, Giancarlo Lamensa, presidente della Provincia di Cosenza, e Demetrio Stancati, presidente del Consorzio Terre di Cosenza. A impreziosire ulteriormente la serata, la presenza del Dirigente Arsac Gennaro Convertini. Testimoni di un progetto che fonde eccellenza vitivinicola, dedizione familiare e quella spinta coraggiosa a credere nelle radici più profonde della Calabria.

Perché Oipá è esattamente questo: un vino che non cerca di piacere a tutti, ma che racconta con onestà la voce di una terra antica. In un’epoca di globalizzazione enologica, la famiglia Giraldi ha scelto la strada più difficile e più nobile: ascoltare il territorio e tradurlo in bottiglia.

Bere Oipá significa chiudere gli occhi e ritrovarsi su quelle colline, tra i filari curati con pazienza certosina, con lo sguardo che spazia verso la Sila e il mare lontano. Significa sentire in bocca non solo la struttura di un Magliocco in purezza, ma la storia di una famiglia che ha fatto del vino il linguaggio per raccontarsi al mondo.

Dalla vigna alla cantina, dalla barrique al calice, ogni passaggio è stato seguito con quella cura che distingue chi nel vino ci mette non solo il lavoro, ma la vita. E il risultato è un’etichetta che parla di autenticità, di armonia tra profumo e sapore, di quel legame indissolubile tra chi produce e la terra che abita.

Oipá non è soltanto un nuovo ingresso nella gamma della cantina Giraldi. È un invito a scoprire la magia di un vitigno antico, a brindare alla famiglia, a perdersi nei colori dei tramonti di Rende. È, in fondo, la dimostrazione che quando il vino è vero, ogni bottiglia diventa un viaggio.

E il viaggio, si sa, si apprezza meglio se condiviso. Possibilmente in compagnia di chi, quel viaggio, lo ha reso possibile.

Fiorenza Gonzales