Libera Cosenza presenta Arcangelo Badolati

Arcangelo BadolatiProseguono gli appuntamenti di Libera Cosenza. La rassegna “Per una scandalosa normalità. Pensieri e parole per una Calabria (e un Paese) normale” ha collezionato una serata di interesse letterario. Presso l’AcquarioBistrot, infatti, ieri, 16 febbraio, è stato presentato “Stragi delitti misteri” il nuovo libro di Arcangelo Badolati. Il volume, edito da Pellegrini nella collana “Mafie” diretta da Antonio Nicaso, raccoglie la cronaca e i retroscena di alcune delle vicende più misteriose degli anni ‘70 e ’80.

Caposervizio del quotidiano “Gazzetta del Sud”, Arcangelo Badolati è una delle penne più conosciute ed apprezzate del giornalismo calabrese. Si occupa principalmente di cronaca, in particolare quella legata ai fenomeni mafiosi e alle devianze criminali della nostra regione, seguendo negli ultimi anni i più importanti processi in questo ambito.

Un lavoro appassionato e certosino che si riversa, come in tutti i suoi libri, anche in quest’ultima opera, in cui affronta con tratti chiari e puntuali avvenimenti come la strage di Ustica o il tentato golpe della ‘ndrangheta, in un continuo altalenare tra il generale ed il particolare, tra la normalità e le distorsioni. È, come dice lo stesso autore, un modo per restituire alla Calabria la centralità che le spetta rispetto a fatti storici del nostro paese che ne hanno condizionato la vita politica e sociale. Se infatti la nostra terra appare periferica sul piano dell’innovazione e dello sviluppo, assume un ruolo fondamentale negli intrecci massonici e mafiosi degli anni della prima repubblica.

Non una semplice cronaca degli eventi, ma un delicato scavo tra gli aspetti nascosti e poco chiari. Un’attenzione che Giancarlo Costabile definisce “da giornalista storico”, perché nella narrazione si ritracciano due elementi fondamentali: la cura e la memoria. La cura verso i lettori e l’accompagnamento graduale nei particolari delle vicende esaminate, la memoria di avvenimenti che hanno condizionato la vita dell’intero paese.

È dalla voce dello stesso Badolati che si ascoltano alcuni episodi del libro. Un intervento appassionato e dirompente che non trascura nomi, date, intrecci. Parole dure non solo nei confronti di personaggi, ma soprattutto verso funzionari ed esponenti dello Stato e delle forze d’ordine che hanno giocato sulla pelle di cittadini ignari per loschi e pericolosi scopi. Il tono si fa acceso e commosso nel ricordo della storia della violenza e dell’assassinio di Roberta Lanzino. Una storia straziante, che conclude il libro, apparentemente distante da tutte le altre narrate, eppure che ancora non ha trovato un vero colpevole e una giusta condanna. La battaglia dei genitori, Franco e Matilde, continua ancora oggi, dopo quasi venticinque anni e la vicinanza di Badolati e di Libera Cosenza si fa sentire anche in questa occasione. È la storia di Roberta, tra le altre, che Lindo Nudo sceglie di leggere alla platea commossa.

L’intervento di Giap Parini, moderatore della serata, nonché membro del coordinamento di Libera Cosenza, pone l’accento sulla perfetta combinazione della presentazione del libro all’interno della rassegna. Una scandalosa normalità che può essere intesa secondo diverse chiavi di lettura: da un lato la scarsa consapevolezza di chi vive con normalità episodi e avvenimenti gravi, senza trovare la necessaria volontà o il coraggio per domandarsene ragione, dall’altro invece chi rintraccia lo scandalo nella quotidianità e non si arrende di fronte ai muri di omertà e complicità. Il lavoro di Badolati squarcia un velo ed apre interrogativi che pendono sulle teste di ciascun cittadino: non ci si può giustificare e nascondere dietro la scusa che si tratta di avvenimenti distanti e fuori dalla portata della persona comune, perché purtroppo la vita spezzata di coloro che sono morti nella strage di Ustica o della Freccia del Sud ci riporta prepotentemente in primo piano l’importanza della verità.

Verità che è affidata in parte anche ai mezzi di informazione. Non è un caso che il libro sia stato dedicato a Mauro De Mauro “il migliore di noi”.

 

Mariacristiana Guglielmelli

La Calabria s’illumina di meno?

M'illumino di menoArriva all’ottava edizione la campagna radiofonica “M’Illumino di Meno”, lanciata dal programma Caterpillar su Radio2.

Un’iniziativa che ogni anno, in questo periodo, raccoglie diverse voci sul territorio nazionale intorno al tema del risparmio energetico. L’invito dei conduttori è di concentrare in un’intera giornata tutte le azioni virtuose di razionalizzazione dei consumi. Chiunque può partecipare, come singolo cittadino o come gruppo, sperimentando le buone pratiche che lo stesso programma suggerisce: riduzione degli sprechi, produzione di energia pulita, mobilità sostenibile (bici, car sharing, mezzi pubblici, andare a piedi) e riduzione dei rifiuti (raccolta differenziata, riciclo e riuso, attenzione allo spreco di cibo). I buoni esempi di consumo sostenibile nella vita quotidiana degli ascoltatori vengono raccontanti poi nelle due fasce di programmazione mattutina e pomeridiana. Come nelle precedenti edizioni, anche quest’anno un invito speciale è rivolto ai sindaci, affinché siano amplificatori del messaggio nei confronti delle comunità che amministrano. Un circolo virtuoso che coinvolge i cittadini come ambasciatori presso le amministrazioni e queste ultime come cassa di risonanza delle buone pratiche realizzate.

Dal sito che raccoglie le adesioni per l’iniziativa, su un totale di 2666 partecipanti sul territorio nazionale, in Calabria si registrano appena 22 iscrizioni: 7 per la provincia di Cosenza, 6 per quella di Catanzaro e 9 per Reggio Calabria. Varia la composizione degli aderenti: enti locali, istituzioni, scuole, aziende, associazioni e singoli cittadini che decidono per un giorno di dedicare maggiore attenzione al tema dell’energia.

Il sindaco Speranza ha deciso anche quest’anno di partecipare e il Comune di Lamezia Terme provvederà a spegnere per tutta al giornata l’illuminazione del castello normanno svevo monumento simbolo della città, mentre il sindaco ha inviato una lettera aperta e il decalogo dell’iniziativa a tutte le scuole della città per sensibilizzare i più giovani al risparmio energetico. Similmente il Comune di Gerace spegnerà l’illuminazione pubblica in Piazza del Tocco dalle 18 alle 19 e, per tutta la notte, lungo la passeggiata delle Bombarde, visibile dai paesi della costa jonica lungo circa 60 km. Anche qui il sindaco ha inviato una lettera aperta alle scuole e alla cittadinanza tutta. Su questi esempi si colloca la decisione di altri due comuni reggini, Cittanova e Villa San Giovanni, che sottolineano, in questa occasione, la propensione delle rispettive amministrazioni a proseguire sul cammino intrapreso di raccolta differenziata e riduzione degli sprechi nei propri uffici.

Sul fronte delle organizzazioni private si segnalano invece le lodevoli iniziative della Bcc Mediocrati di Rende, della scuola secondaria di I grado di Scigliano e della scuola primaria di Bianchi, della Inunclick di Palmi, della Meeting service di Lamezia Terme e dell’associazione culturale Speriment di Simeri Crichi. Singolare l’idea della Greenenergy Spa di Caraffa di Catanzaro che spegnerà l’insegna del proprio stabilimento come segnale visibile di partecipazione e l’associazione be equal, idee in movimento di Cosenza che festeggerà al buio il compleanno di una socia.

Una partecipazione che si auspica non si limiti alla giornata di oggi, ma che sia l’avvio di un importante processo culturale nella direzione della sostenibilità ambientale ed energetica, in regione come la nostra ancora poco attenta a questi temi, ma potenzialmente ricca di opportunità sia dal lato della ricerca e dell’innovazione, sia per quanto riguarda lo sfruttamento delle risorse alternative di produzione energetica.

 

Mariacristiana Guglielmelli

E come…. Eleganza

14 FEBB 2012 – “L’eleganza non è acqua”. I nostri proverbi colgono sempre nel segno e ancora una volta possiamo servirci di un detto retorico per descrivere una serata meravigliosa e piena di colpi di scena.
Questa è la lezione che ieri sera ci ha lasciato il corpo di ballo del Rostov State Opera Ballet che con eccelsa professionalità ha messo in scena “Il Lago dei Cigni” presso il cine-teatro Garden.
Il Rostov State Opera Ballet nasce nel 1999 periodo in cui viene istituita un’orchestra di 100 elementi, una compagnia d’opera, un coro e un centro di formazione per la danza.
Solo nell’anno successivo avviene la formazione del corpo di ballo inizialmente composto da 30 membri mentre oggi il numero degli artisti è salito ad oltre 60.
Il primo balletto messo in scena dalla compagnia è stato Giselle; attualmente il repertorio artistico include anche Lo Schiaccianoci, Il Bolero, Romeo e Giuletta, Le Corsaire, Notte di Valpurga e tanti altri.
A questi ultimi va affiancato anche “Il Lago dei Cigni” danzato su musiche di Piotr Ilich Chaikovskij, con coreografie di Elena Ivanova che, a parte piccole innovazioni, è rimasta fedele alla coreografia originale realizzata da Marius Petipa, ballerino e coreografo francese.
Questo balletto si inserisce nel filone del tardo romanticismo che si sviluppò soprattutto in Russia ed è evidente l’imponente influsso di Wagner e Schopenhauer visto che le tematiche trattate sono quelle dell’amore e della rinuncia.

Il Lago dei Cigni è stato messo in scena per la prima volta al Bolshoi di Mosca nel 1877 ma non ebbe molto successo, oggi, invece, è il balletto più apprezzato perché vi troviamo interpretazioni opposte; dalla delicatezza e leggiadria del cigno bianco alla potenza violenta e cruda del cigno nero.
Tra i solisti della Compagnia bisogna assolutamente annoverare Nelya Alimova e Andrey Ryabov, vincitori di numerosi concorsi internazionali, Oleg Korzenkov, Laura Ormigon e Oscar Torrado, solisti del Balletto Nazionale di Cuba e, infine, Natalya Somova vincitrice di molti premi internazionali e Viktor Dick.
Perfetti, è l’unico aggettivo che può descrivere i ballerini professionisti che ieri hanno calcato il palco del Garden; dotati di una tecnica impeccabile, di indubbie doti fisiche ed elevate capacità interpretative.
Grandi salti, pirouette, fouettè hanno estasiato gli spettatori per la durata di tutto lo spettacolo che è ben riuscito nonostante il palco ristretto e costrittivo.
A differenza de “La Bella Addormentata”, messa in scena qualche mese fa da un’altra compagnia, questa volta nella coreografia non ci sono stati cambiamenti nonostante lo spazio ridotto, i ballerini non hanno rinunciato all’esecuzione di virtuosismi, sono stati altamente professionali; i loro volti apparivano sereni, divertiti, rilassati come se la danza fosse la cosa più naturale del mondo, naturale come il respirare.

Intense le parti corali; musicali e coordinati i ballerini che hanno danzato all’unisono, sul palco si intravedevano tante persone che, però, danzavano come se fosse una sola.
Bellissimi i vestiti di scena, veli fluenti, piume, vestiti regali, pailletes e lustrini hanno illuminato l’intera sala.Intriganti e cervellotiche le coreografie; scambi, incroci, cerchi e triangoli hanno portato il pubblico, purtroppo scarno, in estasi.
Ancora una volta la danza con la sola forza del linguaggio del corpo è riuscita a toccare e a riscaldare, visto la neve incombente, l’animo degli spettatori.

Annabella Muraca

A volte ritornano…

29 GENN 2012 – A volte ritornano, è proprio il caso di dirlo, a volte non si resiste al richiamo della nostra amata e calorosa Calabria; terra d’arte, di cultura e di gente di cuore quest’ultima, proprio come le sirene ammaliatrici del poema omerico, riesce sempre a vincere e ad attirare dolcemente a sé visitatori ma anche ragazzi che, dopo essersi trasferiti in altre città per inseguire i propri sogni o per obblighi lavorativi, decidono sempre di ritornarvi.
E’ proprio ciò che è accaduto a Fabrizio Costa che, ormai romano di adozione, ha deciso di ritornare nella sua terra natia, nella sua Cosenza per presentare, dopo il grande debutto a Roma nel mese di novembre, “Glee” il musical interamente danzato e messo in scena ieri 28 Gennaio presso il Teatro dell’Acquario.
Fabrizio muove i suoi primi passi di danza presso la “Dance Studio” di Mirella Castriota e, in seguito, nel “Centro Internazionale di Danza” di Isabella Sisca; partecipa a trasmissioni televisive come “Ricomincio da due”, “Fantastico”, “Domenica In” e, dopo varie tournée e le nuove esperienze da insegnante in molte città italiane, nel 2003 approda all’A.S.D.  Leonardo di Roma.
Nel 2008, insieme al coreografo Davide Zimei, fonda la “Millennium DanceGroup” con il forte desiderio di mettere in circolo un repertorio prettamente “jazz” e “funky”.
La Millennium Dance, composta da 13 elementi, Giovanna Adinolfi, Valentina Casali, Valerio Cisaria, Roberta De Stephanis, Claudia Evangelisti, Giordana Faitella, Patrizio Marongiu, Beatrice Nano, Manuela Olmetti, Annamaria Paolillo, Maddalena Paolillo e gli stessi Davide Zimei e Fabrizio Costa, ha proposto il musical “Glee” tratto dall’omonima serie televisiva americana.
I ballerini hanno danzato su uno svariato repertorio musicale; dai Queen a Lady Gaga, da Rihanna ad Adele; passando per Michael Jackson, Maroon Five, Beatles e tanti altri.

Mentre i professionisti danzavano leggiadri e fluenti alle loro spalle scorrevano scorci di immagini tratte dal telefilm americano; solo negli ultimi due balletti sono stati proiettati dei video che ritraevano gli stessi ballerini; filmati amatoriali creati appositamente per far esplodere il phatos e per condurre il pubblico verso la catarsi.
Come nel telefilm anche nel musical sono state messe in luce alcune tematiche prettamente adolescenziali; l’amicizia, l’amore corrisposto e non, il bullismo e, infine, l’amore per lo stesso sesso messo in scena con un pax de deux (passo a due) danzato da due ragazzi.
Moderni e innovativi gli abiti di scena; magliette personalizzate, calze e maglie a rete, divise da college, scarpe da ginnastica e anche molti abbinamenti trasgressivi tra cui camicia, giacca, cravatta e boxer rigorosamente a fantasia.
Grinta, divertimento, energia, intrattenimento le parole chiave che descrivono in toto la performance a cui ieri sera hanno assistito moltissimi spettatori; i ballerini sono riusciti a raggiungere in pieno il loro intento, il pubblico era completamente esaltato, nella sala circolava un’aria frizzantina e si toccava con mano l’irrefrenabile voglia di salire sulla poltroncina e scatenarsi tutti insieme a ritmo di musica.

Tra i presenti anche Antonella Monaco e Stefano De Gaetano; insegnanti nella scuola di danza di Isabella Sisca che hanno seguito la crescita artistica di Fabrizio.Lo spettacolo si è chiuso con i ringraziamenti di quest’ultimo a Jennifer Hind, insegnate di modern-jazz che fino a poco tempo fa ha fatto parte della rosa dei maestri del “Centro Internazionale di Danza”; un ulteriore ed emozionante ringraziamento Fabrizio Costa ha voluto rivolgerlo ai suoi genitori, i suoi due più grandi fans.

Annabella Muraca

La sfida della legalità parte da Cosenza con un gioco da tavolo

Gioco CittadiniUn pomeriggio ludico all’AcquarioBistrot di Cosenza. Ma anche un appuntamento di impegno civile. L’associazione Libera Cosenza, insieme ad Ossidiana (l’Osservatorio per lo studio dei Processi Culturali e della Vita Quotidiana dell’Unical) e al Centro RAT del teatro Acquario, ha presentato un nuovo gioco di società.

L’iniziativa rientra nella rassegna “Per una scandalosa normalità. Pensieri e parole per una Calabria (e un Paese) normale” e nella volontà della sezione di Cosenza di Libera di operare concretamente sul territorio. Le cronache recenti hanno portato alla luce una realtà criminale e mafiosa che sembrava finora sommersa. Le parole legate alla ‘ndrangheta sembravano relegate ad altre zone della Calabria, invece occorre aprire bene gli occhi, prendere coscienza della vera realtà in cui viviamo e agire per cambiarla. “Cosenza non è l’isola felice che hanno voluto farci credere – appella Sabrina Garofalo referente di Libera Cosenza – e l’associazione è in prima linea per dare una scossa alle coscienze dei cosentini”. Un impegno che passa dagli incontri del corso “A scuola di antimafia – Il riutilizzo sociale dei beni confiscati” nelle aule dell’Università della Calabria, dai prodotti di Libera Terra previsti nel menù della serata e da un gioco da tavolo.

“Cittadini. La sfida quotidiana della legalità” è un gioco ideato e realizzato dalla cooperativa sociale Dignità del Lavoro (già Delfino Lavoro) di Cosenza, in collaborazione con Libera, Cereso e Camera di commercio di Reggio Calabria, e con il sostegno della Bcc Mediocrati. Ogni partita è metafora di un anno di vita in una comune città. I giocatori sono dunque cittadini che ogni giorno si trovano davanti alle proprie attività e alle proprie relazioni, alle proprie sfide e alle proprie scelte. Il gioco si snoda lungo tre principali percorsi, economico-finanziario, politico-culturale, etico-solidale che rappresentano altrettante dimensioni della vita. Ogni casella richiede una scelta da compiere, scelta che può determinare la vittoria personale, ma soprattutto la realizzazione di una società più giusta per tutti. “Legalità è il frutto del modo di pensare e delle scelte concrete di ciascuno di noi e della società nel suo insieme – ricorda il procuratore Pignatone nella prefazione – ed ogni nostro comportamento, ogni scelta politica, ogni fatto che accade possono influire sul livello di legalità”.

Legalità che non è quindi solo lotta diretta e frontale alle mafie, ma è strettamente legata al rispetto delle leggi che regolano ogni aspetto della vita. Da qui l’esigenza da cui scaturisce l’idea del gioco: “Siamo convinti – sottolineano gli autori – che la costruzione della legalità e la lotta a tutte le mafie, passi, innanzitutto, per l’educazione della coscienza critica”.

La proposta di un gioco è una modalità nuova e accattivante per veicolare aspetti etici e valoriali importanti. Un gioco quindi che non è solo divertimento ma è soprattutto fonte di apprendimento, se inserito correttamente nel proprio contesto di vita. “Lo scopo di Cittadini è dimostrare che la legalità può e deve essere anche un gioco da ragazzi, – si legge nella prefazione di don Ciotti – qualcosa che tutti, a cominciare dai più giovani, devono costruire giorno per giorno, attraverso scelte consapevoli e comportamenti coerenti”.

Una sfida che hanno colto al volo le persone intervenute all’incontro. Dopo la presentazione, infatti, nella saletta dell’AcquarioBistrot sono stati allestiti quasi dieci tavoli con altrettante scatole del gioco. Grandi e piccini hanno avuto così l’occasione di mettersi subito alla prova e compiere con dadi e pedine la missione assegnata: fare la scelta per costruire legalità.

 

Mariacristiana Guglielmelli

I balletti francesi: miscela di suoni e corpi

23 GENN 2012 – Il quarto appuntamento della stagione lirico-sinfonica del teatro “A. Rendano” è stato dedicato a “La Francia: i balletti francesi”, spettacolo svoltosi sabato 21 con replica domenica 22 gennaio.
Nel primo trentennio del secolo scorso la danza è stata completamente rivoluzionata e gli stessi balletti francesi hanno subito la possente influenza di Sergej Pavlovič Djagilev, coreografo e impresario teatrale russo, che nel 1909 fondò i  favolosi Ballets Russes sciolti nel 1929 in seguito alla morte dello stesso.
In questi giorni, dunque, due compagnie cosentine hanno calcato il palco del Rendano rendendo omaggio a quel periodo prolifero e meraviglio che ha reso la danza arte sublime e raffinata.
La Compagnia Balletti “A. Rendano” , composta da undici elementi: Greta De Marco, Ylenia Fasanella, Yleana Illuminato, Francesca Gatto, Maria Imbrogno, Rosa Eleonora Maletta, Astrid Mazza, Michela Pizzino, Claudia Rao, Roberta Rao e Giampiero Trimaldi, ha danzato “Parade” su musica di Erik Satie e il “Bolero” su musica di Maurice Ravel.
Il primo balletto, coreografato da Antonella Monaco e Stefano De Gaetano, propone un’ironica competizione tra un gruppo di danzatrici e un baldo giovane, il secondo balletto, invece, è stato realizzato da Grazia Galante; in quest’ultimo una ballerina simboleggia la melodia circondata dal corpo di ballo che, personificando il ritmo, aumenta a dismisura l’intensità dei propri gesti fino ad inghiottire la melodia stessa.

La Compagnia Balletti “Skanderberg” composta, invece, da dodici elementi Elena Chiappetta, Marco Coscarella, Francesco Coscarella, Maria Chiara d’Amico, Carmen Forte, Rosalia Guido, Gabriele Naccarato, Elena Nervino, Concetta Pecora, Alessia Perugini, Carolina Spina e Giulia Vecchione, ha danzato “Le Carnaval des Animaux” su musiche di Camille Saint-Saens e “Prélude à l’Après-Midi d’un Faune” di Claude Debussy, entrambi i balletti sono stati coreografati da Giuseppe Della Mollica.
La Compagnia “A. Rendano”, fondata nel 1981 da Isabella Sisca; ha seguito la crescita professionale di molti giovani talentuosi alcuni dei quali oggi calcano i teatri più prestigiosi d’Europa, ricordiamo, ad esempio, Andrea Volpintesta e Maria Francesca Garritano ballerini presso l’autorevole Scala di Milano, la compagnia “Skanderberg”, invece, è stata fondata dalla direttrice artistica Mirella Castriota nel 1985 annoverando numerose partecipazioni a trasmissioni televisive, festival e rassegne cinematografiche.

I ballerini di entrambe le compagnie hanno dimostrato talento oltre ad un coordinamento musicale; grazie alla loro freschezza sono riusciti a dare senso ad ogni singolo movimento, ad ogni passo, ad ogni infinitesimale respiro.
Quest’ultimi, dotati di indubbie qualità fisiche, hanno donato il proprio animo e la propria sensibilità artistica ad un pubblico, purtroppo, scarno ma molto coinvolto ed interessato.
Bellissimi i vestiti di scena; drappi e body intessuti di pailletes e perline hanno illuminato il palco creando effetti da “mille e una notte” grazie anche ai disegni di luce di Antonio Molinaro.

In questi due giorni, dunque, i ballerini professionisti hanno avuto il privilegio di danzare su musiche dal vivo, accompagnati dalla ormai nota Orchestra lirico-sinfonica del teatro “A. Rendano” diretta, anche questa volta, da un direttore ospite, Donato Silvio.
Grazie a questo spettacolo danzato, l’unico previsto per questa stagione lirico-sinfonica,  i giovani hanno avuto la possibilità di esprimere, con rispetto e dedizione, il proprio amore per l’arte e per i propri sogni.

Annabella Muraca

Salute: diritto senza confini

sanitàSi amplia la gamma di servizi offerti a coloro che non ricevono assistenza dal Servizio Sanitario Nazionale. È stato presentato a Cosenza un gabinetto dentistico presso il Centro Polifunzionale dell’Auser, in via Manzoni (quartiere Spirito Santo). L’attività si aggiunge alle altre prestazioni di tipo medico-sanitario che vengono erogate da personale competente e volontario presso l’ambulatorio medico “Senza Confini”.

L’occasione è stata propizia per una più ampia discussione sul tema “Salute: diritto senza confini”, a cui hanno preso parte esponenti della sanità pubblica, nonché del mondo del volontariato e dell’associazionismo.

L’esigenza di dar vita all’ambulatorio nasce circa due anni fa per dare risposta ad un bisogno di tutela dei diritti, lungo la scia delle battaglie intraprese negli anni sia dall’associazione Auser, sia dalla Cgil a livello nazionale e locale. Gli stranieri irregolari, infatti, che non possiedono un permesso di soggiorno, sono solitamente esclusi dalle normali procedure di assistenza sanitaria. Un aspetto affrontato da Emilia Corea dell’associazione La Kasbah, che ha una solida esperienza in questo settore e che nel suo intervento riesce a rendere l’idea delle difficoltà burocratiche cui vanno incontro gli immigrati qui in Italia. Straneri che approdano sulle nostre coste dopo viaggi estenuanti e lunghissimi, portando un carico di sofferenze e di diritti negati in patria e che si scontrano con un vero e proprio vuoto legislativo. Un distacco che contribuisce a creare una profonda distanza dalle esigenze espresse e dalla tutela di bisogni fondamentali, nonché ad acuire le differenze tra persone appartenenti a popolazioni diverse. Caso emblematico è quello dei rom, che non sono più considerati extracomunitari dopo l’ammissione all’Unione Europea di Bulgaria e Romania, ma che continuano ad essere oggetto di discriminazione e pregiudizio da parte della popolazione locale. Un divario che si assesta in percentuali elevate, se pensiamo che ben il 63% di loro non sa a chi rivolgersi in caso di bisogno. Numeri che si ripetono per coloro che non hanno i soldi per accedere alle prestazioni mediche, che hanno paura, che non hanno i mezzi di trasporto per raggiungere i luoghi di cura, che non capiscono le prescrizioni per una mancanza di mediazione tra medico e paziente. Numeri da capogiro, riportati con precisione dalla dottoressa Agata Mollica, presente in rappresentanza dell’Ordine dei Medici di Cosenza, che evidenziano l’urgenza di un cambio di rotta nelle politiche di accoglienza e integrazione. La salute come diritto universale quindi, così come inteso dallo stesso articolo 32 della nostra Costituzione, richiamato da Valerio Formisani, uno dei medici volontari promotori dell’ambulatorio. Salute come bene comune, ovvero come bene pubblico da tutelare, non strettamente legato allo status di cittadino ma prima di tutto garantito alla persona.

Negli interventi emergono più volte i temi chiave del dibattito: l’accoglienza, la garanzia di diritti, la cittadinanza attiva. Quest’ultima è tirata in causa soprattutto dai rappresentanti Auser presenti, Luigi Ferraro presidente della sezione di Cosenza, Antonio Levato presidente regionale e Gigi De Vittorio responsabile nazionale dell’area sussidiarietà, ma anche da Giovanni Donato, segretario generale della Cigl del comprensorio di Cosenza. Cittadinanza attiva che va di pari passo con la sussidiarietà, ovvero cittadini protagonisti che affiancano le istituzioni in una gestione orizzontale e veramente democratica della cosa pubblica. A tale proposito, qualcuno degli intervenuti tra il pubblico fa notare come amministratori e politici locali, assenti alla presentazione di questo nuovo servizio, abbiano perso un’ottima occasione positiva e costruttiva di confronto.

Il plauso per l’ampliamento dei servizi offerti con le cure odontoiatriche è comunque unanime. Gli stessi rappresentanti del settore medico-sanitario auspicano una sincera collaborazione all’iniziativa, anche attraverso la fornitura di risorse, sia in termini di materiale sia di personale.

Nel corso della serata è stata inoltre ricordata la figura di Adolfo Grandinetti, cui l’ambulatorio è dedicato, medico di grande esperienza, prematuramente scomparso, che si è prodigato sempre per il prossimo ed ha fortemente voluto l’attivazione delle prestazioni mediche per coloro a cui sono negate.

 

Mariacristiana Guglielmelli

Contestazioni, Incursioni e Poesia

COSENZA – Pochi, decisamente troppo pochi gli eletti che hanno avuto la possibilità di assistere all’inaugurazione del quarantesimo anno accademico dell’Unical e soprattutto al conferimento della laurea honoris causa in Filologia Moderna all’inarrivabile Roberto Benigni.
Inarrivabile è la parola più esatta, se si considera la folta e immotivata schiera di agenti polizia che asserragliava l’accesso del teatro. Verrebbe quasi da dire severamente vietato l’ingresso ai cani e agli studenti, anche se qualche cucciolo, che è solito popolare il campus, ha avuto l’inconsapevole fortuna di gironzolare nello spiazzale circostante.
Questo non ha di certo intimorito alcuni studenti che armati di megafono e volantini non hanno perso l’occasione per esperimere il proprio dissenso per la mancata partecipazione all’evento, ma la disapprovazione ha assunto tonalità un po’ più accese quando l’oggetto della stessa passa da Roberto Benigni “solo per pochi” alla noncuranza dei vertici dell’università verso i problemi reali che continuano a tormentarla.
A movimentare ulteriormente la cerimonia sono state le Iene con l’incursione a sorpresa di Angelo Duro, il cantante senza pubblico, che dopo aver provato a fargli cantare una canzone ha tentato il tutto per tutto baciandolo in bocca.
Ad ogni modo Benigni diventa (dopo una prima laurea in Filosofia e una seconda in Lettere) per la terza volta dottore questa volta in Filologia Moderna per sottolineare la sua assoluta importanza nella divulgazione al grande pubblico della Divina Commedia nei teatri così come nelle piazze.
La sua Lectio Magistralis spazia in luoghi sfumati e cristallini, in tempi di oggi e di altre età, Dio, l’arte, la scienza, la politica, Dante, il libero arbitrio, la poesia, tutte argomentazioni legate l’un l’altra da un solo e unico filo conduttore che è la parola.
Piccola, invisile ma così onnipotente quasi divina nel placare la paura, nel rimuovere il dolore, nell’infondere gioia. E’ difficile non lasciarsi trasportare in questi suoi interminabili viaggi semantici così poetici e così ironici, del resto è l’umorismo il modo migliore per dimostrare che si fa sul serio e Benigni questo lo sa bene.
Il neo-dottore decide di terminare la sua lezione nel modo che gli è più congeniale, recitando il suo Dante, il canto trentatreesimo del Paradiso, quello della Vergine Maria, in un silenzio devoto e a tratti commosso si muove abile tra quei versi che continuano ad entusiasmarlo come se li recitasse per la prima volta.
Sarebbe bello che tutti quelli che lo hanno ascoltato ieri, nelle frenesie delle proprie quotidianità continuassero a ripetersi anche nei giorni successivi i versi con i quali Benigni c’ha salutato…“L’Amor che move il sole e l’altre stelle”, perché spesso ci possono salvare solo le parole.

Gaia Santolla

Da Kingston a Cosenza: passi di pace giusta

simbolo di paceUna giornata di pace quella del 14 gennaio per la città di Cosenza. Una felice coincidenza infatti ha reso possibile la concomitanza di due eventi sulle tematiche della pace, appunto, e della giustizia.

La manifestazione maggiormente seguita è stata la marcia organizzata come ogni anno dall’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, che si è svolta a partire dalle 19.00 lungo le via del centro. L’appuntamento, a cui è seguita la veglia di preghiera nella chiesa di San Nicola, è stata presieduta dall’Arcivescovo, Monsignor Salvatore Nunnari, ed ha visto la partecipazione di diversi importanti personaggi del mondo politico, religioso, delle associazioni e della società civile della città. Un momento sicuramente più istituzionale che ha voluto attirare l’attenzione sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla Pace”.

Un incontro invece più raccolto, ma di certo non meno interessante, è stato quello organizzato dal gruppo SAE, dall’associazione “Sentiero nonviolento” e dal Punto Pace di Pax Christi di Cosenza, nella Chiesa Valdese di Corso Mazzini. Le riflessioni si sono concentrate su “Solo la pace è giusta”, messaggio finale della Convocazione ecumenica internazionale sulla pace, che ha avuto luogo a Kingston, in Giamaica, dal 17 al 25 maggio 2011, su convocazione del Consiglio ecumenico delle Chiese. Questo evento internazionale, il secondo nella storia del movimento ecumenico, si è posto come conclusione del “Decennio per superare la violenza”, che ha visto le Chiese di tutto il mondo approfondire sempre più il proprio impegno per la pace.

Relatore d’eccezione dell’incontro Gianni Novello, presente a Kingston tra i cinque delegati italiani, come rappresentante di Pax Christi (Movimento cattolico internazionale per la pace), l’organizzazione che ha partecipato con il maggior numero di presenze da ben 9 paesi differenti.

La sua dialettica ha catturato il pubblico fin dalle prime battute sul racconto dell’esperienza giamaicana. “Partecipando a questo evento, ho pensato che il popolo della pace è come quei fiumi sotterranei che permettono agli alberi della superficie, a uomini, animali, fiori, di dissetarsi e di celebrare la vita. Un lungo fiume è come una lunga marcia”. Catturano le parole, da cui traspare ancora l’emozione per un momento così alto di partecipazione e confronto tra persone provenienti da ogni angolo della terra, con differenti vissuti alle spalle, ma tutti impegnati nella costruzione di un mondo più giusto. Un impegno che si misura con le difficoltà quotidiane, con gli ostacoli che la modernità e le scelte economiche del sistema capitalista pongono di fronte ai singoli e alle comunità. Particolare il metodo adottato, incentrato principalmente sulle narrazioni delle esperienze, ogni partecipante come “lettera vivente” di speranza, che portava agli altri qualcosa di sé. L’incontro tra diversi come dono.

La Convocazione è stata principalmente una congregazione dei rappresentanti della base, più che dei vertici ecclesiastici. E questo forse un po’ stride rispetto alle deliberazioni finali, che pongono l’accento sulla costruzione di un percorso per l’eliminazione della violenza: la violenza non può essere in alcun modo legittimata – si legge nel documento conclusivo – e non può essere ridotta ad una mera questione etica tra tante, perché tocca l’essenza delle comunità di fede.

Dichiarazioni che non rimangono vuote costruzioni teologiche, ma che nascono dalle concrete situazioni che vivono le comunità nelle diverse parti del mondo. E dalla necessità di conciliare fede e cittadinanza, deriva anche il riferimento, molto importante, al commercio di armi e al ricorso alla guerra, anche in paesi che si professano contrari. Nel corso del dibattito, emerge da più voci il caso emblematico dell’Italia e del contrasto che esiste tra il ripudio della guerra inserito nell’art. 11 della Costituzione e le missioni internazionali, propinate come “di pace” o “umanitarie”, ma che nei fatti sono conflitti veri e propri.

La partecipazione di rappresentati di differenti confessioni religiose presenti in città ha reso l’incontro una “piccola convocazione ecumenica” che, dai temi declinati a Kingston sulla costruzione delle pace giusta nelle comunità, con la terra, nell’economia e tra i popoli, ha tratto numerosi spunti per un confronto aperto e propositivo. L’assemblea si è sciolta infatti con una domanda che sarà certamente volano delle attività successive delle associazioni organizzatrici ovvero “Come si può realizzare una pace giusta in una terra come quella calabrese? Come rispondere alle diverse forme di violenza che ogni giorno e a più livelli costringono la vita dei calabresi?”

 

 

Mariacristiana Guglielmelli

La Calabria attraverso gli occhi di don Giacomo Panizza

Copertina“Qui ho conosciuto purgatorio inferno e paradiso” è il titolo del libro presentato ieri, 11 gennaio, nella Sala degli specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza.

Protagonista e ospite d’eccezione don Giacomo Panizza, sacerdote bresciano, fondatore della comunità “Progetto sud” a Lamezia Terme.

La sua storia è un viaggio da nord a sud, un’emigrazione a rovescio come lui stesso la definisce. Un percorso che lo ha portato a lavorare e a vivere accanto alle persone più fragili. La comunità “Progetto sud” nasce infatti come gruppo di convivenza tra persone disabili e non, un luogo di inclusione sociale in cui costruire alternative per la risoluzione di problematiche legate alla disabilità, alla tossicodipendenza, all’immigrazione.

Una scelta non priva di ostacoli, che sembra dar fastidio a chi trae profitto dalle debolezze altrui. Accanto alle gioie e alle soddisfazioni del lavoro, iniziano gli atti intimidatori e le minacce della mafia. L’ultima, in ordine di tempo, solo qualche settimana fa, la sera di Natale, quando un ordigno esplosivo è scoppiato davanti ad una struttura per l’accoglienza dei minori immigrati non accompagnati gestita dalla comunità.

Dalla volontà di dimostrare vicinanza e solidarietà alla comunità “Progetto sud” parte l’idea della Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) di Cosenza di realizzare questo incontro. Intento che viene rimarcato più volte nelle parole introduttive della presidente Carmela Mirabelli, riprese a seguire dall’assessore alla Cultura della Provincia di Cosenza Maria Francesca Corigliano.

La presentazione vera e propria del libro viene affidata al presidente del Tribunale di Cosenza, Renato Greco, che conduce i presenti lungo la storia di don Giacomo Panizza, tracciando cinque differenti percorsi di lettura. Il primo è sicuramente il profilo personale del sacerdote, che, metalmeccanico fino a 23 anni, decide di coniugare la propria dedizione al prossimo con la vocazione religiosa. Da qui è un crescendo di esperienze e di incontri che ripercorrono oltre quarant’anni di vita e che incrociano le alterne vicende storiche del paese. Ne esce il quadro di una persona di grande umanità, che ha speso la propria vita per gli altri e con gli altri. Strettamente connesso a questo percorso è l’approccio alla sofferenza che anima l’attività di don Giacomo, un elemento che può viaggiare solo indissolubilmente legato alla dignità della persona. Ma la svolta fondamentale è la scelta di scendere in Calabria e di accompagnare un gruppo di persone nella presa di consapevolezza delle proprie capacità. Una chiave di lettura importante che propone Greco è dunque il ruolo del volontariato e del terzo settore, in una terra in cui spesso le istituzioni sono sorde e poco efficaci nel dare risposte ai cittadini. Ed ecco il richiamo alla Calabria, in un’analisi della nostra regione fatta da un emigrato del nord che ha la rara capacità di superare i pregiudizi e gli stereotipi che l’accompagnano, ma anche di svelare le errate e continue giustificazioni che impediscono il cambiamento reale. Ultimo spunto di riflessione suggerito dal presidente del Tribunale è naturalmente quello della ‘ndrangheta e delle situazioni contro cui ha dovuto lottare e ancora lotta la comunità lamentina. “Ribadisco anche in questa sede che la mafia si può combattere veramente solo attraverso un’intensa e capillare opera culturale, prima che repressiva. E l’attività di don Giacomo è l’esempio concreto di ciò che serve per un cambiamento reale.”

Dopo le parole di elogio per la sua attività e per le sue scelte di vita, nel suo intervento don Giacomo Panizza sembra quasi volersi mettere da parte per dare spazio a chi lo ha portato ad essere oggi così conosciuto e “ricercato”. Cita innanzitutto Goffredo Fofi, saggista, critico teatrale, letterario e cinematografico, impegnato da sempre sui temi sociali, da cui è partita l’idea del libro e delle domande che lo compongono. Egli svela che il titolo, suggerito dalla casa editrice Feltrinelli, voleva essere inizialmente “Vivere in Calabria” o “Calabria terra di frontiera” poiché l’intento era quello di fornire ai calabresi uno strumento per conoscere la propria terra. Nel corso dell’intervista invece è emerso più che altro ciò che il sacerdote ha incontrato in Calabria. Ne esce fuori quello che Renato Greco ha definito un “affresco composito di istituzioni, politica, economia, senza lasciare fuori neanche la Chiesa”. Ma soprattutto tanta gente “normale”, che affronta con coraggio la propria quotidianità. Don Giacomo non si stanca mai di ripetere quanto importante sia stato per la realizzazione del progetto della comunità la volontà e la disponibilità di uomini, donne, giovani di Lamezia che hanno creduto nella possibilità di un cambiamento.

Cita a più riprese Roberto Saviano, autore della prefazione, con cui ha in qualche modo condiviso l’esperienza della vita sotto scorta. Ricorda Vittorio De Seta, ma anche i tanti ragazzi che purtroppo ha dovuto salutare nel corso degli anni, morti a causa della distrofia muscolare o dell’aids. E poi ancora tanti nomi di compagni di viaggio, che hanno accompagnato il suo andare, le sue battaglie, le sue giornate.

Conclude l’incontro Nella Matta, past presidente e responsabile della Commissione solidarietà Fidapa di Cosenza, puntando l’attenzione sul capitolo del libro dedicato alle donne, che sono oggi più consapevoli del proprio ruolo e della possibilità di essere protagoniste attive del cambiamento. Una nota critica viene rivolta invece ai calabresi: ciò che rende così speciale e ammirevole l’opera di don Panizza è strettamente legato alla pavidità di agire della maggior parte della gente, che affida a pochi eroi la risoluzione di problemi che dipendono in realtà dall’impegno di tutti. Come è lo scontro con la ‘ndrangheta, che don Giacomo affronta tutti i giorni, senza cercarlo, ma semplicemente portando avanti la sua idea di rispetto, seguendo l’obiettivo di essere accanto alle persone fragili. Un invito interessante, rivolto principalmente all’assessore Corigliano, è quello di portare nelle scuole il libro presentato e l’esperienza che descrive, così da seminare partendo dai più giovani quel risveglio culturale auspicato dal presidente Greco.

 

Mariacristiana Guglielmelli