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La boxe e Crotone, Loriga: «Parlare della mia città mi rende felice. Sport nato per rappresentare i popoli»

CROTONE – Leggi Tobia Giuseppe Loriga e pensi immediatamente a Crotone e alla sua gente genuina e allegra. «Campione di tenacia, sacrificio, determinazione, coraggio» scrivono alcuni, ma soprattutto campione di Crotone e anche chi, come me, non segue assiduamente il pugilato non può non rimanere colpito soprattutto dal fortissimo legame che lo lega alla città pitagorica e che lega i crotonesi allo Squalo rossoblù. Crotone è stato il suo primo pensiero (dopo i figli) nel post-gara di Mantova – dove due settimane fa si è laureato per la terza volta campione italiano dei pesi welter -, Crotone è onnipresente sui suoi canali social, tanto che ogni suo post su Facebook si conclude con la frase “Forza Crotone”. Crotone è un tatuaggio sul cuore di Tobia Loriga. Tobia Loriga

Questa la nostra intervista a Loriga, dentro e fuori dal ring.

1. Due settimane fa hai vinto il terzo titolo dei pesi welter, il secondo consecutivo. Si dice sempre che la vittoria più bella è l’ultima. Per te è così?

R. Questa vittoria è stata grandiosa anche perché in Rai (Sport, ndr) alle 22 non veniva trasmessa una gara di pugilato che assegna un titolo da diversi anni e questo ha costituito una bella vetrina per il pugilato in ambito nazionale. Sono orgoglioso di averla vinta, è stata una bella gara e la gente si è divertita. Però alla fine credo che tutte le vittorie siano belle perchè dietro ogni vittoria ci sono tanti sacrifici e rinunce, perciò tutte le vittorie sono importanti.

2. Dopo la vittoria è stato dato molto risalto al fatto che questo successo è arrivato all’età di 43 anni. Ti da fastidio che si accentui sempre il fatto che sei un pugile ormai maturo o ti inorgoglisce?

R. Mi rende orgoglioso ricevere i complimenti di chi si congratula per il titolo italiano conquistato ancora a 43 anni. Mi infastidisco invece quando si entra nel personale, quando si fanno delle allusioni per arrivare a dire quello che dovrei o non dovrei fare a 43 anni, soprattutto perché penso di aver dimostrato quello che dovevo dimostrare avendo battuto sia fisicamente, strutturalmente che muscolarmente un avversario più giovane di undici anni (lo sfidante Dario Socci, ndr) con delle riprese al cardiopalma. Ho dimostrato di esser fisicamente un atleta ancora valido, negli ultimi 4-5 match disputati sono stato autore di gare bellissime. Io mi diverto ancora e fin quando sarà così, fin a quando Dio mi darà la forza continuerò a gareggiare. Quando poi mi renderò conto che il fisico non sarà più dalla mia sarò il primo ad alzare la mano e a dire: “basta, è finita”.

3. Tornado al titolo quali sono stati i messaggi o gli auguri più belli che hai ricevuto dopo la vittoria di Mantova?

R. Quello dei miei figli Pierfrancesco ed Elettra. In particolare Pierfrancesco mi ha mandato un messaggio direttamente in radio mentre mi stavano intervistando dicendo che era orgoglioso di me perché rappresentavo la Calabria, la famiglia Loriga e che mi vuole bene. Ma tantissimi altri messaggi di complimenti che mi sono arrivati mi hanno reso felice.

Tobia Loriga4. Hai speso parole bellissime per la tua Crotone e per i tuoi concittadini, soprattutto per quelli che hanno perso il lavoro a cui hai dedicato la vittoria. Cosa rappresenta per te Crotone che proprio pochi giorni fa ha dovuto fare i conti con una tremenda alluvione?

R. Io penso che sia normale che un atleta rappresenti la propria città e i propri concittadini, in particolare quelli che in questo periodo sono più in difficoltà. Per me è nell’ordine naturale delle cose perché lo sport, e questo molti sportivi se lo sono dimenticato, nasce in epoca antica proprio per questo: rappresentare la propria terra, la propria città, la propria gente. Per questo sono onorato e orgoglioso di rappresentare una città che fin dai tempi di Milone ha dato i natali a grandi campioni ineguagliabili. Mi rende felice parlare di Crotone.

5. In Calabria si dice spesso che i talenti abbiano difficoltà a emergere perché mancano le strutture, gli investimenti economici e le società vanno spesso in sofferenza. Che prospettive vedi tu che gestisci anche una società sportiva, la Kroton Boxe?

R. Posso capire la mancanza di strutture ma la mia filosofia è sempre stata questa: se uno sportivo ci mette cuore, umiltà e impegno può riuscire in qualsiasi situazione. Non mi piace tanto l’atteggiamento di quei calabresi che polemizzano sulle cose negative della Calabria invece di esaltare le tantissime cose positive che abbiamo. Io ho vissuto per molto tempo fuori, ho girato il mondo: il bello e il brutto ci sono dappertutto ma noi calabresi dovremmo sottolineare e valorizzare di più le cose positive che abbiamo, a cominciare dal turismo che potrebbe trainare tutta la Regione. Questa è la regione più bella del mondo, e non lo penso solo io. Io mi alleno a Crotone, ho scelto di allenarmi qui e qui resto: bisogna darsi un obiettivo e cercare di raggiungerlo con tutte le proprie forze per riuscire in ogni situazione.

6. Come ti vedi una volta appesi i guantoni al chiodo?

R. Penso che farò l’allenatore come già faccio con la Kroton Boxe, la società fondata più di 40 anni fa da mio padre – che ha dato una possibilità a tanti ragazzi di Crotone – e che ora gestisco con mio fratello. Quindi non ho bisogno di smettere con l’agonismo per allenare. I miei allievi mi stanno già dando tante soddisfazioni, fra loro c’è un Francesco Giuncato, figlio del grande Giovanni, che quest’anno è arrivato 3° ai campionati italiani a 13 anni. Ma è solo l’ultimo di tanti: come società, realtà già consolidata a livello nazionale da decenni, abbiamo avuto un olimpionico e diversi campioni d’Italia. Stiamo parlando dei vari Alessandro De Santis (plurivincitore del titolo italiano pesi gallo e medaglia di bronzo ai campionati militari di Bangkok), lo stesso Giovanni Giungato (3° al mondo e argento ai Giochi del Mediterraneo), dei mie fratelli Stefano (bronzo ai in Azerbaijan ai campionati d’Europa e titolo italiano dei pesi medi) e Andrea (campione italiano dei pesi massimi), Giorgio Campanella (atleta alle Olimpiadi di Seoul), e ancora dei fratelli Marseglia, Rotundo (anche lui campione italiano), Luca De Masi (campione italiano juniores). Nel nostro piccolo ci facciamo valere e per quanto riguarda le strutture ci adeguiamo, uno sportivo si deve adeguare. In Calabria, e soprattutto a Crotone, penso che abbiamo nel Dna qualcosa di eccezionale che ci fa eccellere in tutti gli sport. 

E del resto, specie per il pugilato, visti i tantissimi pugili calabresi o di origini calabresi che si sono affermati a livello internazionale, come dargli torto?

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