All You Can Eat dall’anima calabrese, eccellenze locali e il coraggio di scardinare i cliché del fusion standardizzato.
Il mondo dell’all you can eat ha standardizzato i nostri centri urbani con formule fotocopia e salse di soia versate a fiumi per coprire la monotonia di risi industriali e pesci senza passaporto. Poi arrivi a Crotone, ti scontri con la realtà di Uramare e capisci che le regole del gioco si possono riscrivere da capo, mettendo al centro l’identità e la sostenibilità.
Il locale nasce con l’obiettivo di proporre un “fast food del sushi di alta qualità”, cucito addosso al territorio: una scommessa basata su una precisa filosofia di consumo e, soprattutto, su un archetipo gastronomico di rottura.
Mariano Romano è il motore immobile e la mente creativa dietro questo progetto. Professionista della comunicazione e delle pubbliche relazioni, con un solido background nella gestione di grandi eventi, Romano applica alla ristorazione una visione dinamica, pragmatica e fuori dagli schemi. Lungi dal definirsi uno chef purista, si muove piuttosto come un sarto del gusto e un fine programmatore: il suo merito è aver saputo intercettare le tendenze internazionali del cibo pop, filtrandole attraverso una sensibilità contemporanea che mette al primo posto l’accoglienza, la trasparenza della filiera e un viscerale orgoglio per le materie prime della sua terra.
Cucina del mondo, cuore calabrese
Definire Uramare un semplice sushi bar sarebbe non solo riduttivo, ma profondamente errato. La proposta si configura come «un cibo da tutto il mondo»: i classici roll coprono circa il 50% dell’offerta, ma convivono con una forte anima internazionale che spazia dalle quesadillas alle empanadas fatte in casa.


Il vero elemento di distinzione resta l’innesto della calabresità estrema. In un panorama locale altamente competitivo, la diversificazione passa dall’uso audace di ingredienti autoctoni. Ecco che i bao e i roll accolgono la nduja, la cipolla rossa caramellata, la liquirizia, la stracciatella e, soprattutto, la sardella. Per quest’ultima è stata selezionata una produzione di Cirò Marina, un’eccellenza locale capace di dare una sferzata marina e piccante alle preparazioni.
Per sostenere i grandi numeri del servizio e dell’asporto, la logica di approvvigionamento è chirurgica. Il locale rifiuta i grandi distributori generalisti e premia le aziende monoprodotto, così da garantire la massima qualità su ogni singola referenza: dal salmone importato tramite piattaforme esclusive, al tonno rosso nostrano, fino al pollo della storica macelleria Parrinelli di Crotone, usato per i ravioli e le proposte dedicate ai più piccoli.
La formula si muove su binari rigidi e virtuosi: un meccanismo ludico che prevede un massimo di 15 portate totali (suddivise in tre turni da 5 piatti) con il vincolo sacro di finire ciò che si ha nel piatto prima di ordinare ancora. Una vera e propria crociata contro lo spreco alimentare, che si riflette anche nella scelta di servire la salsa di soia solo su richiesta.
Uramare stupisce anche sul fronte dei piatti caldi e delle preparazioni espresse, delineando un menu dove i confini geografici si annullano.
In una cucina che lavora senza bollitori tradizionali, i primi piatti, tra cui gli Udon con verdure, vengono rigorosamente risottati, ma la nota di merito va al trito di carne fatto in casa: un ragù speziato che sobbolle per tre ore ogni sabato mattina, diventato ormai un appuntamento fisso anche per l’asporto. Questo blend di carne diventa il cuore pulsante delle empanadas artigianali, proposte sia nella versione classica con il trito, sia in un goloso e sapido mix di pesce, fino alla sorprendente variante alla carbonara, un vero e proprio cortocircuito tra Lazio e Sud America.
Il viaggio continua con i bao orientali al vapore, qui farciti con l’audacia locale della sardella e la dolcezza della cipolla caramellata, e con i tacos croccanti che accolgono il fresco binomio di pollo e avocado. Per gli amanti della brace, infine, la sezione carne si fa seria e succulenta: si va dai classici spiedini di pollo alla griglia fino alla precisione millimetrica della tagliata di picanha, confermando che da Uramare il fuoco e la tradizione globale contano quanto il crudo.


Da Uramare, l’unione tra la formula inclusiva e la “ristorazione aperta” si traduce in un porto franco della gastronomia, un punto d’incontro accessibile a tutti, dove la flessibilità è totale e i prezzi sono trasparenti, pensati per accogliere ogni tipo di tasca (con il costo del coperto da sempre integrato nel prezzo finale). La filosofia del locale scardina i vecchi paletti ideologici per abbracciare una mentalità curiosa, che viaggia libera tra i continenti prima di gettare l’ancora in Calabria.
Attorno allo stesso tavolo si abbattono le barriere tipiche dei menu fissi tradizionali: le esigenze del cliente alla ricerca del crudo locale si mescolano a quelle della famiglia, di chi soffre di intolleranze o di chi desidera semplicemente un piatto caldo e confortevole.
Che si scelga l’audacia di un roll fusion alla sardella, il calore di un taco messicano o la rassicurante semplicità di una cotoletta artigianale, il menu diventa un mosaico a disposizione di chiunque, dove l’ospitalità calabra si fa globale, pop e profondamente rispettosa della libertà individuale.

La rivoluzione di Uramare non si ferma alle portate salate, ma scardina le regole del fine pasto con un’intuizione esclusiva: i maki dolci, un’esclusiva assoluta che non si trova facilmente.
Spicca il Dubai Kataifi, che cavalca i trend contemporanei unendo la croccantezza della pasta kataifi alla cremosità di Nutella e pistacchio, o il roll Sacher, un intelligente omaggio al pilastro austriaco, dove il cioccolato fondente e la confettura di albicocche incontrano l’avvolgenza del formaggio spalmabile. Una chiusura inedita che conferma l’unicità del format.
Uramare – Piazza Gramsci Antonio, 13 (88900 Crotone) – 379 163 3854 – https://uramare.it/
Fortuna Mazzeo
