La Calabria attraverso gli occhi di don Giacomo Panizza

Copertina“Qui ho conosciuto purgatorio inferno e paradiso” è il titolo del libro presentato ieri, 11 gennaio, nella Sala degli specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza.

Protagonista e ospite d’eccezione don Giacomo Panizza, sacerdote bresciano, fondatore della comunità “Progetto sud” a Lamezia Terme.

La sua storia è un viaggio da nord a sud, un’emigrazione a rovescio come lui stesso la definisce. Un percorso che lo ha portato a lavorare e a vivere accanto alle persone più fragili. La comunità “Progetto sud” nasce infatti come gruppo di convivenza tra persone disabili e non, un luogo di inclusione sociale in cui costruire alternative per la risoluzione di problematiche legate alla disabilità, alla tossicodipendenza, all’immigrazione.

Una scelta non priva di ostacoli, che sembra dar fastidio a chi trae profitto dalle debolezze altrui. Accanto alle gioie e alle soddisfazioni del lavoro, iniziano gli atti intimidatori e le minacce della mafia. L’ultima, in ordine di tempo, solo qualche settimana fa, la sera di Natale, quando un ordigno esplosivo è scoppiato davanti ad una struttura per l’accoglienza dei minori immigrati non accompagnati gestita dalla comunità.

Dalla volontà di dimostrare vicinanza e solidarietà alla comunità “Progetto sud” parte l’idea della Fidapa (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) di Cosenza di realizzare questo incontro. Intento che viene rimarcato più volte nelle parole introduttive della presidente Carmela Mirabelli, riprese a seguire dall’assessore alla Cultura della Provincia di Cosenza Maria Francesca Corigliano.

La presentazione vera e propria del libro viene affidata al presidente del Tribunale di Cosenza, Renato Greco, che conduce i presenti lungo la storia di don Giacomo Panizza, tracciando cinque differenti percorsi di lettura. Il primo è sicuramente il profilo personale del sacerdote, che, metalmeccanico fino a 23 anni, decide di coniugare la propria dedizione al prossimo con la vocazione religiosa. Da qui è un crescendo di esperienze e di incontri che ripercorrono oltre quarant’anni di vita e che incrociano le alterne vicende storiche del paese. Ne esce il quadro di una persona di grande umanità, che ha speso la propria vita per gli altri e con gli altri. Strettamente connesso a questo percorso è l’approccio alla sofferenza che anima l’attività di don Giacomo, un elemento che può viaggiare solo indissolubilmente legato alla dignità della persona. Ma la svolta fondamentale è la scelta di scendere in Calabria e di accompagnare un gruppo di persone nella presa di consapevolezza delle proprie capacità. Una chiave di lettura importante che propone Greco è dunque il ruolo del volontariato e del terzo settore, in una terra in cui spesso le istituzioni sono sorde e poco efficaci nel dare risposte ai cittadini. Ed ecco il richiamo alla Calabria, in un’analisi della nostra regione fatta da un emigrato del nord che ha la rara capacità di superare i pregiudizi e gli stereotipi che l’accompagnano, ma anche di svelare le errate e continue giustificazioni che impediscono il cambiamento reale. Ultimo spunto di riflessione suggerito dal presidente del Tribunale è naturalmente quello della ‘ndrangheta e delle situazioni contro cui ha dovuto lottare e ancora lotta la comunità lamentina. “Ribadisco anche in questa sede che la mafia si può combattere veramente solo attraverso un’intensa e capillare opera culturale, prima che repressiva. E l’attività di don Giacomo è l’esempio concreto di ciò che serve per un cambiamento reale.”

Dopo le parole di elogio per la sua attività e per le sue scelte di vita, nel suo intervento don Giacomo Panizza sembra quasi volersi mettere da parte per dare spazio a chi lo ha portato ad essere oggi così conosciuto e “ricercato”. Cita innanzitutto Goffredo Fofi, saggista, critico teatrale, letterario e cinematografico, impegnato da sempre sui temi sociali, da cui è partita l’idea del libro e delle domande che lo compongono. Egli svela che il titolo, suggerito dalla casa editrice Feltrinelli, voleva essere inizialmente “Vivere in Calabria” o “Calabria terra di frontiera” poiché l’intento era quello di fornire ai calabresi uno strumento per conoscere la propria terra. Nel corso dell’intervista invece è emerso più che altro ciò che il sacerdote ha incontrato in Calabria. Ne esce fuori quello che Renato Greco ha definito un “affresco composito di istituzioni, politica, economia, senza lasciare fuori neanche la Chiesa”. Ma soprattutto tanta gente “normale”, che affronta con coraggio la propria quotidianità. Don Giacomo non si stanca mai di ripetere quanto importante sia stato per la realizzazione del progetto della comunità la volontà e la disponibilità di uomini, donne, giovani di Lamezia che hanno creduto nella possibilità di un cambiamento.

Cita a più riprese Roberto Saviano, autore della prefazione, con cui ha in qualche modo condiviso l’esperienza della vita sotto scorta. Ricorda Vittorio De Seta, ma anche i tanti ragazzi che purtroppo ha dovuto salutare nel corso degli anni, morti a causa della distrofia muscolare o dell’aids. E poi ancora tanti nomi di compagni di viaggio, che hanno accompagnato il suo andare, le sue battaglie, le sue giornate.

Conclude l’incontro Nella Matta, past presidente e responsabile della Commissione solidarietà Fidapa di Cosenza, puntando l’attenzione sul capitolo del libro dedicato alle donne, che sono oggi più consapevoli del proprio ruolo e della possibilità di essere protagoniste attive del cambiamento. Una nota critica viene rivolta invece ai calabresi: ciò che rende così speciale e ammirevole l’opera di don Panizza è strettamente legato alla pavidità di agire della maggior parte della gente, che affida a pochi eroi la risoluzione di problemi che dipendono in realtà dall’impegno di tutti. Come è lo scontro con la ‘ndrangheta, che don Giacomo affronta tutti i giorni, senza cercarlo, ma semplicemente portando avanti la sua idea di rispetto, seguendo l’obiettivo di essere accanto alle persone fragili. Un invito interessante, rivolto principalmente all’assessore Corigliano, è quello di portare nelle scuole il libro presentato e l’esperienza che descrive, così da seminare partendo dai più giovani quel risveglio culturale auspicato dal presidente Greco.

 

Mariacristiana Guglielmelli

Tante sono le maschere che indossiamo nella vita…

11 GENN 2012 – Dopo una breve pausa dalla prosa dovuta alle vacanze natalizie e ai concerti appositamente realizzati per queste feste, ieri 10 Gennaio, il pubblico è ritornato a teatro ed è stato accolto dall’opera di Pirandello “Uno, nessuno e centomila”.
E’ il secondo titolo della stagione di prosa del teatro “A. Rendano”, curata dalla responsabile artistica Isabel Russinova che ha scelto di incentrare l’intera stagione sulla figura della donna.

Lo spettacolo è stato messo in scena dalla compagnia “Krypton” di Firenze diretta dal regista cosentino Giancarlo Cauteruccio, reduce dal grande successo ottenuto, con lo stesso spettacolo, al teatro “La Pergola” di Firenze.
Vitangelo Moscarda, protagonista del romanzo pirandelliano, è stato interpretato dall’ eccezionale Fulvio Cauteruccio che, alternando momenti di comicità a sprazzi di esaltazione e di incontrollata follia, è riuscito in pieno a materializzare lo stato d’animo del banchiere.
Quest’ultimo, dopo la completa dissoluzione della sua identità, inizia a compiere atti inusuali e insensati che lo fanno sprofondare sempre di più nel baratro della disperazione facendogli rischiare, tra l’altro, l’interdizione.
Moscarda, detto anche Gengè, entra in uno stato di crisi profonda dopo che Dida, sua moglie, gli fa notare un piccolo difetto che lo caratterizza: il naso storto, pendente leggermente verso destra.
E’ da questo momento che Moscarda inizia a fare i conti con se stesso e con tutte quelle voci che vivono dentro di lui, quest’ultime, nello spettacolo, sono state riprodotte dalle voci fuori campo di Irene Barbugli, Roberto Gioffré, Riccardo Naldini, Carlo Salvador e Tommaso Taddei.
Il protagonista è stato affiancato da due attrici: Laura Bandelloni, sua compagna a teatro e nella vita, che ha interpretato discretamente la moglie Dida; donna leggera e frivola, completamente assorbita dalla classica vita borghese fatta di paillettes e lustrini e da Monica Bauco nel ruolo dell’amante Anna Rosa.
La Bauco è stata magnifica nella sua interpretazione; sciolta, naturale, equilibrata e coinvolgente nonostante la complessità del suo personaggio e la posizione scomoda e costrittiva in cui ha recitato, era infatti immersa fino alla vita in un buco ricavato al centro di un letto.
Anna Rosa, alter ego di Vitalgelo Moscarda, è risultata essere molto simile al personaggio Winnie di “Giorni Felici” di Beckett, è proprio per questo che si è parlato di un “Pirandello in Beckett”.
Alla rappresentazione ha partecipato anche un’attrice speciale la “cagnetta da salotto” Bibì, una tenera cagnolina maculata.
La scenografia, firmata da Loris Giancola e resa un “non luogo” grazie ai giochi di luce di Claudio Signorini, è apparsa come un ambiente incorporeo e metafisico abitato da voci e oggetti mobili: delle sedie, uno specchio, dei woofer (altoparlanti) che hanno permesso la materializzazione delle voci off, un carrello che per tutto lo spettacolo ha trasportato Dida e, infine, il continuo girare su se stessa di Anna Rosa con lo scopo di simboleggiare la perenne circolarità del tempo.
Il teatro non era particolarmente gremito, ma a sopperire questa mancanza è stata, certamente, la cospicua partecipazione dei giovani molti dei quali, alla fine dello spettacolo, si sono avvicinati a Giancarlo Cauteruccio che questa sera replicherà  alle 20,30.

Rivelatrici di una visione sorprendente e non tradizionale del teatro di cui si fa portavoce il regista Cauteruccio sono le sue stesse parole che, nell’incontro pre spettacolo di ieri pomeriggio, hanno riempito la sala Quintieri del teatro Rendano, “E’ molto strano – ha affermato- che io abbia messo in scena Pirandello visto che per molto tempo è stato mio nemico. Pirandello arriva nelle mie corde anche grazie a Fulvio che porta con sé l’esperienza dell’attore”.

Annabella Muraca

Una serata di arte: Gran Galà di poesia ad Altilia (Cs)

altiliaSi è concluso all’insegna della bellezza e della poesia il periodo delle feste natalizie di Altilia.

Nel Centro polifunzionale del paese si è svolto il Gran Galà di poesia “Altilia… e mi sovvien l’eterno” organizzato dall’associazione culturale Gueci, in collaborazione con l’amministrazione comunale. Nella magica cornice dell’ex convento, tra le luci soffuse delle candele e il profumo dei fiori che ornavano la sala, una quindicina di poeti, provenienti da tutta la provincia cosentina, si sono alternati declamando i propri versi.

Presentatrice della serata Anna Laura Cittadino, presidente dell’associazione e anima portante dell’evento, che è riuscita a raccogliere intorno a sé voci molteplici e variegate del panorama letterario locale.

La serata è stata aperta dal sindaco di Altilia, Pasquale De Rose, che ha rivolto un caloroso saluto a tutti i convenuti. Il primo cittadino ha colto l’occasione per invitare i presenti alle successive manifestazioni che si svolgeranno nel comune del Savuto, poiché il Gran Galà di poesia è stato scelto dall’amministrazione come momento inaugurale di una più ampia stagione di eventi che ravviveranno il paese nel corso dell’anno. Per coloro che per la prima volta visitavano il luogo, De Rose ha inoltre ricordato il contributo che il paese ha offerto alla storia e all’arte della nostra regione. Altilia infatti – ha accennato brevemente De Rose – è stata culla della prima setta carbonara e patria dei maestri scalpellini. Le parole del sindaco sono state volano perfetto per il video realizzato da Luciana Iannuzzi, proiettato in sala per rendere omaggio alla città ospite, che attraverso le fotografie di Luigi Funari ha regalato agli spettatori un particolare punto di vista sul paese.

Il cuore pulsante della serata sono stati naturalmente i versi dei poeti, con i loro componimenti in lingua e in vernacolo. La kermesse è partita con Gianfranco Aloe che ha voluto rendere omaggio ad uno dei personaggi più rappresentativi di Altilia, Scipione Valentini, amministratore, politico ed educatore calabrese. A ruota si sono succeduti al microfono Flavio Vercillo di Rende con “Volare” e “Rovine”; Filomena Mirella Bloise di Castrovillari con “Il nostro caro angelo”, “Ergo sum… ovvero della resistenza” e “Mia rosa”; Angelo Canino con “U zappaturi” e “A Befana”; Giuseppe Salvatore con “Notte i Natale”; Margherita Celestino da Frascineto con “Autunno”, “La trappola” e “Se oggi è festa canto” scritta in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia; Carla Curcio; Lorenzo Curti da Morano Calabro con “Momenti” e “I tuoi passi”; Giacomo Guglielmelli con “Belli i tuoi occhi” e “Mancu nu zampugnaru”; Matteo Dalena con “U chiantu i Calabria”; Angela Gatto con due poesie tratte dalla raccolta “Vite”; Gabriele Fabiano con “Lo capirò? Forse no”, “Così tanto mi manchi” e “Con la maglia intrisa di te”; Lucia De Cicco di Cerisano con “Deserto”. La sfilata poetica è stata chiusa da Ciccio De Rose che ha intrattenuto il pubblico con un poemetto in vernacolo dal titolo “Carmelina”, ambientato nei vicolo del centro storico di Cosenza.

Due gli ospiti d’onore della serata a cui il sindaco De Rose ha consegnato una targa ricordo: Angela Cittadino, poetessa catanzarese che ha regalato al pubblico i versi di ”Alla funtana” e “A nive”, ed il maestro liutaio Emilio Natalizio, famoso per la sua arte, che ha realizzato strumenti anche per Ligabue e Carmen Consoli. Il maestro, che nel 2000 ha omaggiato Giovanni Paolo II con un suo violino, oggi è impegnato non solo nella sua attività pregiata di costruzione e restauro degli strumenti, ma soprattutto nel portare avanti una rivalutazione dell’aspetto artigianale nel lavoro. A Castrolibero è infatti attiva una scuola/museo con percorsi didattici per i ragazzi delle scuole. L’occasione del Gran Galà è stata galeotta per un invito al confronto e allo scambio con le arti e i mestieri che l’amministrazione comunale di Altilia si sta impegnando a rivalutare sul proprio territorio.

Manifestazione poliedrica e avvolgente che ha incuriosito con l’abbinamento di poesia e danza. Ai versi letti dai poeti si sono infatti aggiunte le esibizione dei ballerini Ida Lucchetta e Luca Perri dell’associazione Calabria Tango.

Una piacevole commistione di arti, per una riuscita collaborazione tra enti pubblici e associazioni, su un terreno spesso poco seguito quale quello dello poesia. Un appuntamento che sarà ripetuto in primavera con il premio letterario “Un libro per l’inverno 2011-2012”.

 

 

Mariacristiana Guglielmelli

Caro 2011 addio!

31 DIC 2011 – “Musiche da Film” è l’esclusivo concerto di fine anno svoltosi ieri sera, venerdì 30 dicembre, presso il teatro “A. Rendano”.
E’ così che Albino Taggeo, direttore artistico del teatro, ha deciso di salutare il vecchio anno per accogliere con tanta speranza e una miriade di buoni propositi l’anno che verrà.
Proprio lui, ieri sera, ha dato l’avvio allo spettacolo con parole veementi ed estremamente sentite: <<Ho deciso di intitolare l’incontro “Cinematografo che passione!” – ha affermato – perché le musiche dei film sono tutte dentro di noi. E’ un omaggio di cuore che vogliamo fare al cinema>>.
Per l’occasione, difatti, sono state scelte le colonne sonore più note, quelle che sono ancora vivide nell’immaginario collettivo e che con lo scorrere del tempo sono diventate parte integrante della nostra storia.

Il concerto è stato tenuto dall’Orchestra lirico-sinfonica del teatro Rendano che ha stupito tutti con un’estasiante performance; questa volta, però, il maestro Pelliccia, che ha diretto l’orchestra nel Nabucco, ha ceduto la “bacchetta” al direttore ospite Carmelo Caruso che, con il suo tocco leggiadro e quasi fatato, ha creato un’atmosfera magica e suggestiva.
Portentosa la vocalist Stefania Del Prete che ha sferrato una voce piena, potente ma, allo stesso tempo, delicata e suadente con l’innata qualità di riuscire a sfiorare le corde più profonde dell’animo umano.
Ogni scorcio musicale è stato accompagnato dalle immagini dei relativi film che fluivano dolcemente alle spalle degli orchestratori: Moon River di Henry Mancini tratto dal film “Colazione da Tiffany”, Close to you di Burt Bacharach dai film “Tutti pazzi per Mary” “Parenti, amici e tanti guai” e “Mirror Mask”, Il Grande botto di Alberto Giraldi e Paolo Rossi dal film omonimo, The way we were di Alan Bergman dal film “Come eravamo”, Giù la testa di Ennio Morricone tratto dall’omonimo film, Over the rainbow di Harold Arlen dal “Mago di Oz”, Goldfinger di John Barry da “Agente 007 – Missione Goldfinger”, C’era una volta in America di Ennio Morricone e, infine, La vita è bella di Nicola Piovani tratto dal film omonimo di Roberto Benigni.
La seconda parte della serata, invece, è stata completamente dedicata a Nino Rota; l’orchestra, composta da 49 elementi e tre ospiti: Luca Bruno e Cristina Gargiulo entrambi pianisti e Andrea Mandarino contrabassista, ha avuto l’arduo compito di far rivivere alcune delle colonne sonore che Rota stesso ha composto per film omonimi: La Strada, Il Gattopardo, Amarcord, Il Padrino, Romeo e Giulietta e, per concludere, 8 e mezzo.
L’evento ha riscosso enorme successo, il teatro era completamente gremito e gli applausi, fragorosi e strepitanti, hanno accompagnato l’orchestra nella sua seconda uscita pubblica dopo il fortunato Nabucco.
A grande richiesta, tra l’altro, è stato sollecitato il bis da parte del pubblico e il direttore d’orchestra, Carmelo Caruso, ha colto la palla al balzo decidendo di replicare con “La vita è bella”, decisione accolta con gioia da parte di tutti i presenti.

Alla serata sono intervenuti tra gli altri: Katia Gentile, vicesindaco al Comune di Cosenza; l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici Giuseppe Gentile; l’ex sindaco del Comune di Cosenza Salvatore Perugini e, infine, Giovanni Latorre Rettore dell’Università della Calabria.
Il concerto, in realtà, ha avuto anche uno scopo educativo; mostrare la tacita relazione che intercorre tra immagine filmica e colonna sonora, due elementi così diversi che però hanno un fine comune: emozionare, incuriosire e stupire lo spettatore.

Annabella Muraca

Dietrich Bonhoeffer: un uomo oltre la teologia

Bonhoeffer Nel pomeriggio di ieri 28 dicembre, si è tenuto, a Cosenza, presso la chiesa Valdese di Corso Mazzini, un incontro di riflessione sulla figura di Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano del secolo scorso.

L’appuntamento è stato organizzato dal Gruppo SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) e dall’associazione “Sentiero Nonviolento”, due realtà attive in città da oltre dieci anni legate, come evidenziano le stesse denominazioni, alle tematiche dello scambio interreligioso, la prima, e della nonviolenza la seconda. Due organizzazioni che in questa occasione hanno voluto far convergere i propri interessi su una figura che ben incarna lo spirito ecumenico ed il rispetto della dignità dell’uomo.

Nato in Polonia nel 1906, Bonhoeffer è una delle voci più rappresentative della teologia e dell’ecumenismo del novecento. Fu un protagonista attivo della resistenza al nazismo, nonché uomo dalla personalità poliedrica e affascinante, prima ancora che religioso critico e credente “scomodo”. Un’esistenza divisa tra cielo e terra, tra la dedizione a Dio e la profonda compassione per gli uomini. Si può considerare uno dei pochissimi uomini di chiesa che abbia avuto il coraggio di “sporcarsi le mani” nell’attività politica, in un periodo storico e in un contesto così difficile quale quello della Germania hitleriana. Scelta che gli costò la vita. Morì infatti nel campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945, impiccato per alto tradimento, accusato di cospirazione nei confronti del Führer.

Il confronto tra gli intervenuti, in pieno spirito ecumenico ha coinvolto profondamente anche il pubblico presente. Dopo i consueti saluti, l’introduzione di Franco Viapiana, membro della Chiesa Valdese di Dipignano, accompagna il pubblico alla scoperta dell’eclettico Bonhoeffer: la sua intensa attività di viaggiatore che stimola l’apertura all’ecumenismo, la scelta difficile ma consapevole della collaborazione alla cospirazione contro Hitler, la solidità nella fede, il rispetto per le diversità e soprattutto la grande importanza dell’amicizia.

Seguono gli interventi di don Giacomo Tuoto, vicario episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, su “Bonhoeffer uomo di fede”; di Vincenzo Altomare dell’associazione “Sentiero Nonviolento” sulla relazione fede e lotta all’ingiustizia con un chiaro e diretto riferimento a Gandhi; di papas Pietro Lanza, parroco della Chiesa Greca del Santissimo Salvatore di Cosenza e rettore del seminario, che ha insistito sulla figura del vero cristiano e sull’eterna lotta tra oppressi e oppressori; di Carlo Antonante, membro dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, sull’esperienza del monaco buddista Makiguchi che ha pagato con la vita l’opposizione alla militarizzazione giapponese. Ha concluso l’incontro Beniamino Viapiana, membro della Chiesa Valdese di Dipignano, mettendo in risalto ancora una volta la figura di Bonhoeffer come uomo di ecumenismo e lodando iniziative come questa per la capacità di mettere in rete la ricchezza delle diversità dei culti.

L’appuntamento segue la proiezione del film “Bonhoffer” di Eric Till (2000), tenutasi il 10 dicembre scorso nei locali del Centro Socio Culturale “V. Bachelet” di Cosenza. Una sorta di cineforum in più tappe che ha il merito di aprire numerosi interrogativi sulla coerenza delle scelte che ciascuno fa rispetto alla storia del proprio tempo.

Il dibattito ha dato modo di approfondire la teologia di Bonhoeffer, ma soprattutto di verificarne l’attualità in rapporto alla crisi di valori che attraversa la società moderna ed anche rispetto al ruolo ricoperto dalle Chiese. Partendo da una figura intensa e significativa come quella presentata, l’incontro ha dato ai presenti l’opportunità di riflettere sulla necessità continua di testimoni ed esempi veraci di coraggio. «Le sue provocazioni ci scuotono dal torpore della nostra fede, dall’ipocrisia di una religione spesso vissuta solo per tradizione, senza anima e senza cuore, senza partecipazione, mettono a nudo il nostro cristianesimo poco credibile e la nostra mancanza di coerenza: annunciamo il Vangelo (se e quando lo facciamo) ma non lo testimoniamo, anzi spesso la nostra vita è una contro testimonianza rispetto ai principi evangelici. Quella che sogna Bonhoeffer – conclude Maria Pina Ferrari, membro del Gruppo SAE – è, invece, una Chiesa veramente profetica, che cammina accanto agli uomini del proprio tempo, condividendone gioie, dolori, speranze, lotte»

 

Mariacristiana Guglielmelli

 

Le parole di Brunori

COSENZA – La rassegna culturale “Portobello e illusioni – Pensieri e Parole per un’Italia desta” è riuscita a bissare, grazie soprattutto alla entusiasta collaborazione tra le associazioni Sporco Impossibile, Picicca Produzioni e la Provincia di Cosenza, memore dello straordinario successo della scorsa edizione.
Una due giorni (27 e 28 dicembre) che vede l’alternarsi di musica d’autore, mostre e soliloqui teatrali, un imperdibile appuntamento culturale ma anche solidale, dal momento che la manifestazione si fa portavoce e sostenitore dell’operato del Comitato Unicef cosentino.
Indiscussa guest star della kermesse è Dario Brunori meglio conosciuto come Brunori Sas.
Non c’è molto da discutere, questo è senz’altro la sua annata migliore. Dopo aver conquistato molti con il suo primo lavoro Vol.1 nel 2009, a distanza di due anni precisi con l’album Vol.2 – Poveri Cristi può vantare di aver conquistato veramente tutti.
E’un cantautore neorealista per eccellenza, grande narratore di storie, le parole la sua unica e sola forza, ogni pezzo è frutto dell’armoniosa successione di accordi che solo una chitarra acustica può generare, ogni canzone sa di realmente vissuto, un vissuto popolare, spesso autobiografico, racconti di persone comuni che trovano nella rinuncia, la forza di ricercare sempre un riscatto che possa condurli verso una vita migliore.
Ieri martedì 27 Dicembre Brunori Sas è riuscito ancora una volta a riempire l’auditorium Guarasci del liceo classico cosentino Bernardino Telesio. A fargli da apripista sono stati un’eccentrica e giovanissima artista di nome Maria Antonietta e Antonio DiMartino musicista indie rock palermitano.
Fuori si gelava, c’erano meno di 2 gradi, eppure dentro l’auditorium sembrava quasi di essere su una spiaggia, magari quella della sua Guardia Piemontese, gli accendini in cielo, qualche bacio fugace sulla melodia di “Fra milioni di stelle”, ma è stato difficilissimo non saltare su dalla sedia quando, abbracciato alla sua fedelissima chitarra, Brunori ha fatto partire le prime note di “Rosa”.
Immancabili tra una poesia e un’altra i suoi esilaranti aneddoti familiari, che infondo sono un po’ anche nostri, forse proprio per questo ci fanno sorridere così tanto.
Brunori non ci delude mai, in giro per l’Italia continua a riscuotere tutte le volte un incredibile successo di pubblico e critica, e noi non possiamo che essere sempre più orgogliosi di sapere che una delle eccellenze cantautorali contemporanee sia proprio un nostro conterraneo.

Gaia Santolla

Apriamo le porte alla cultura

21 DIC 2011 – E’ stato inaugurato nei giorni scorsi il Museo delle Arti e dei Mestieri che ha trovato sede all’interno dello storico palazzo della Fondazione Carical, in Corso Telesio 17.Il palazzo in questione è stato acquisito dalla Provincia di Cosenza, impegnata da tempo nel recupero e nella rivalutazione degli edifici storici della città.
“Cosenza preziosa – Arti orafe cosentine in mostra” ha dato l’avvio a questo interessante progetto che combina innovazione e tradizione.
Le teche, allestite in egual modo per tutti i partecipanti al fine di garantire equità ed omogeneità, rimarranno esposte fino al 22 gennaio 2012; quest’ultime attualmente contengono manufatti orafi ma, di volta in volta, ospiteranno altri oggetti preziosi legati anche all’arte tessile, alla liuteria, alla ceramica e al legno.

Alla realizzazione dell’evento hanno anche contribuito alcuni enti tra cui: CNA, Casartigiani e Confartigianato.A tagliare il nastro di apertura è stato il Presidente della Provincia di Cosenza Mario Oliverio affiancato da altre presenze quali il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto e Giovanni Latorre Rettore dell’Università della Calabria; assente, invece, Mario Caligiuri assessore regionale alla Cultura e ai Beni Culturali.Sono 16 i maestri orafi della provincia di Cosenza che hanno deciso di usare il museo come vetrina per valorizzare i propri lavori e il proprio mestiere, molti dei quali tra l’altro, avevano già preso parte all’edizione precedente della mostra.
Quest’anno, oltre ad esaltare le opere degli orafi veterani, si è anche deciso di allestire all’interno del museo un piccolo spazio dedicato ai giovani emergenti, dando loro l’opportunità di esprimere le proprie abilità e il proprio estro.

Alcuni di questi giovani provengono direttamente dall’Accademia orafa di Acri, altri portano avanti il nome dell’azienda di famiglia altri ancora, invece, sono stati proposti e sostenuti dagli stessi orafi.All’interno del Museo delle Arti e dei Mestieri è stato anche concepito un piccolo laboratorio in cui, durante tutto il periodo dell’esposizione, alcuni orafi illustreranno le varie fasi di lavorazione di un gioiello.Nell’ultima settimana, invece, il laboratorio sarà tenuto dallo scultore Eduardo Bruno.

Per l’allestimento della mostra è stato essenziale il tocco raffinato ed elegante della signora Rosetta Scaravello che ha ben espresso il valore della mostra, “Sono sbalordita, ha affermato, c’è una produzione eccellente e mi piacerebbe che ciò varcasse i confini regionali”.
Opere uniche, magnifiche e maestose illuminano il palazzo della Carical, manufatti che tramite la loro bellezza palesano saperi e conoscenze che si sono tramandati da generazione in generazione trasformandosi poi in patrimonio culturale comune.

La mostra potrà essere visionata fino al 22 gennaio 2012, il museo pertanto rimarrà aperto tutti i giorni dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 19,00 tranne i giorni festivi del 24, 25, 26 dicembre 1 e 2 gennaio; l’ingresso è gratuito.

Annabella Muraca

“Profumo di zagara”: oltre le diversità

Locandina Profumo di zagaraDomenica 18 dicembre, a Locri, presso il teatro del centro Salesiani è andato in scena “Profumo di zagara”, spettacolo realizzato dalla cooperativa sociale “Arcadinoè” di Cosenza.

Lo spettacolo giunge a Locri dopo le due esibizioni tenutesi a Cosenza presso il Teatro Morelli e il Teatro dell’Acquario nell’ambito della programmazione “Famiglie a teatro”.

La storia si ispira liberamente alla vita di Bakhita, santa di origini sudanesi vissuta tra il 1869 e il 1947, venduta come schiava più volte nel corso della sua vita. É lo spunto per creare un interessante parallelismo con le nuove forme di schiavitù e dare voce alla storia di tanti immigrati contemporanei che affrontano disagi e difficoltà per cercare una vita migliore e si ritrovano invece a lavorare nei campi in condizioni disumane.

Nella rappresentazione infatti Bakhita viene “attualizzata” e collocata negli aranceti della Calabria, accanto a fratelli e sorelle sfruttati nella raccolta degli agrumi. Da qui il titolo “Profumo di zagara”: quello che i fiori sugli alberi perdono per risvegliare le coscienze dei padroni in un percorso di riconoscimento dell’altro e di rispetto e accoglienza delle differenze.

Oltre venti gli attori in scena, tra volontari e operatori della cooperativa e i ragazzi diversamente abili che partecipano alle attività dell’Arcadinoè.

In sala presente, tra gli altri, anche il vescovo della diocesi Locri-Gerace, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, che al termine della serata ha voluto porgere un caloroso saluto ai presenti e un sentito ringraziamento agli attori. Augurando un vivace e positivo proseguimento dell’impegno profuso dagli operatori e dai volontari della cooperativa, ha voluto sottolineare quanto sia importante, soprattutto per i cristiani, affiancare alla difesa della vita un coraggioso accompagnamento della vita stessa nelle difficoltà. “Non si può professare un’ostinata contrarietà all’aborto se non ci si impegna a sostenere le famiglie nel faticoso compito di crescita ed educazione dei figli, soprattutto quando la vita è fragile.” Parole forti che suonano da un lato come monito e dall’altro come una doverosa messa in evidenza del lavoro svolto quotidianamente dalla cooperativa “Arcadinoè” e da tutti coloro che decidono di mettersi a servizio degli altri.

La cooperativa sociale “Arcadinoè” nasce nel 2009 come strumento di accompagnamento e sostegno per persone con disagi fisici, psichici e sociali, in una dimensione comunitaria, ma ha alle spalle un lungo percorso di volontariato, quasi ventennale, nell’ambito della disabilità. L’esperienza prende avvio infatti grazie ad un gruppo di volontari operanti nel centro storico della città brutia, prima attraverso attività di tipo ludico-culturale, poi spostando l’attenzione anche verso la creazione di reali opportunità lavorative per coloro che risultano spesso emarginati dalla società.

Oggi gli obiettivi dell’organizzazione proseguono sulla strada del riconoscimento delle diversità e della valorizzazione delle unicità di ciascuno, pur nella difficoltà di forme più o meno gravi di disagio. E si strutturano principalmente nei settori dell’accoglienza e dell’agricoltura sociale.

Nelle serre allestite in località Vadue di Carolei (Cs) infatti si realizzano cicli completi di produzione di frutta, verdure e ortaggi, seguendo il naturale andamento della stagionalità dei prodotti, a cui si affianca la preparazione delle conserve. Un’altra interessante attività finalizzata al benessere dei ragazzi è inoltre quella dell’ippoterapia.

La attività di accoglienza sono molteplici e variegate: da quelle scolastiche con percorsi di apprendimento personalizzati ai laboratori artigianali in cui si lavora la ceramica, i tessuti, il legno, passando per le attività sportive (nuoto, passeggiate, escursioni in montagna) e per il laboratorio teatrale da cui scaturisce l’esperienza dello spettacolo “Profumo di zagara”.

Mariacristiana Guglielmelli

Acquisti di Natale: avvertenze per i giocattoli

giocattoliTra crisi economica ed interventi restrittivi della politica, come sarà il Natale 2011 degli italiani? Secondo i dati diffusi da Confcommercio ci sarà un calo del 2,4% di coloro che faranno regali: penalizzati i settori dell’editoria, dell’abbigliamento e degli elettrodomestici, mentre rimangono sempre in voga gli alimentari, i vini, i profumi, i cosmetici e i giocattoli. Novità rispetto al passato qualche cedimento del comparto tecnologico, anche se raddoppia la quota di consumatori che acquisterà il regalo su internet (oltre il 13%). Per far fronte alle spese di fine anno, salvaguardando la tredicesima in calo, si è disposti anche a ricorrere ai prestiti. Oppure a rivolgersi per gli acquisti al mercato cinese.

Tra le vetrine scintillanti di luci e di colori, i maggiori consumatori di questo periodo sono certamente i bambini, o meglio tutti coloro che devono perpetrare con i più piccoli la favola di Babbo Natale che porta i doni. C’è l’imbarazzo della scelta tra gli scaffali dei negozi o sulle bancarelle dei mercatini. Ogni desiderio sembra poter essere soddisfatto: per qualunque gusto e per qualunque tasca. Anche in periodo di crisi infatti non si può rinunciare alla felicità e alla sorpresa di un bambino che scarta il proprio pacchetto regalo. E trattandosi di oggetti che finiscono a stretto contatto con i bambini è necessario che gli adulti riservino un’attenzione particolare alle norme di sicurezza legate alla produzione e al commercio dei giocattoli.

Secondo l’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori) l’80% dei prodotti ludici importati nell’Unione europea sono di fabbricazione cinese e il 70% di quelli “pirata” che circolano in Europa è di origine cinese. Occorre quindi accertarsi del rispetto delle norme fissate dalla regolamentazione vigente per i giocattoli destinati ai minori di 14 anni. In particolare sulla confezione devono essere indicate, in lingua italiana, la marcatura CE (Conformità Europea), il nome del fabbricante o dell’importatore, l’indicazione dell’età dei destinatari, le avvertenze per l’utilizzo. Poiché la marcatura viene apposta sui giocattoli da produttori o importatori, essa dovrebbe certificare la rispondenza alle norme di sicurezza europea. Ma la stragrande maggioranza dei giocattoli proviene, come detto, dai Paesi asiatici dove la garanzia del rispetto delle norme europee lascia a desiderare. L’etichetta CE diventa quindi non garanzia di sicurezza ma semplicemente garanzia giuridica. “In Italia esistono degli organismi privati che effettuano test e rilasciano il relativo attestato, come per esempio, l’Istituto per il marchio di qualità (IMQ), che fa test sui giocattoli. Sottoporsi ai controlli degli Istituti non e’ obbligatorio per fabbricanti e importatori – avverte Primo Mastrantoni, segretario Aduc – per cui al consumatore, che paga salato un giocattolo per i propri figli, consigliamo di rimboccarsi le maniche e fare test autonomi, verificando, per esempio nelle bambole, la tenuta delle cuciture, dei bottoni, degli occhi e del tessuto.”

Un ulteriore suggerimento invece può essere quello di rivolgere i propri acquisti in una direzione che possa far felici sia i consumatori sia i produttori, preferendo ad esempio prodotti artigianali locali o afferenti i circuiti del commercio equo, che propongono oggetti realizzati rispettando non solo le vigenti norma di sicurezza, ma anche le condizioni dei lavoratori e l’ambiente. L’occasione dei regali di Natale può essere colta quindi anche come momento educativo per i più piccoli: prepararli a non essere solo consumatori passivi, ma cittadini consapevoli delle proprie scelte.

 

 

Mariacristiana Guglielmelli

Poste, Regione e Sanità siglato il patto

COSENZA – E’ stato sotto lo sguardo solenne di Alfonso Rendano che stamattina martedì 13 dicembre a Cosenza si è suggellato il protocollo d’intesa tra Poste Italiane e Regione Calabria per meglio favorire il diritto alla salute, attraverso l’attuazione di una serie di strategie volte alla facilitazione di tutte le prestazioni sanitarie.

All’incontro erano presenti il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, che da bravo padrone di casa ha aperto la conferenza ringraziando tutti i presenti e sottolineando la centralità del senatore Antonio Gentile nell’ideazione e nella realizzazione di questo progetto, che ha come scopo ultimo quello di snellire il più possibile le procedure burocratiche, dal momento che il diritto alla salute passa anche attraverso questo aspetto.
E’stata poi la volta poi di Gianfranco Scarpelli, direttore generale dell’Asp di Cosenza, che ha spiegato più nel dettaglio cosa prevederà nel concreto l’applicazione di questa intesa che sarà vigente già da gennaio 2012.
332 uffici postali che operano nel territorio calabrese saranno provvisti di uno “Sportello Amico” attraverso il quale sarà possibile prenotare tutte le visite mediche e pagare i ticket sanitari, inoltre a breve sarà disponibile anche il servizio che prevede l’invio per posta di tutta la documentazione sanitaria, quali referti medici, la consultazione on line del libretto sanitario e la consegna a domicilio dei farmaci. Ha continuato ricordando che la sanità calabrese viene sempre più spesso presa in considerazione per le sue tante anomalie ma è partendo da questa iniziativa che si può ricominciare a sperare, a reagire, realizzando una buona sanità e di valore.
Sulla scia di queste ultime parole di Scarpelli, il Presidente Scopelliti entra nella discussione ricordando i costanti sforzi della Regione per la realizzazione di un “modello sanitario vincente”. “Tra qualche giorno, ha continuato il Presidente, verrà organizzato persino un incontro con tutti i medici della provincia per delineare le strategie che si intendono perseguire al fine di rendere la Calabria migliore, partendo dal soddisfare l’urgente bisogno di azioni concrete che stanno alla base di una sanità fatta per bene”.
In rappresentanza delle Poste Italiane è intervenuto l’amministratore delegato Massimo Sarmi che, riferendosi all’iniziativa ha dato risalto all’aspetto avanguardistico della Regione Calabria rispetto al territorio nazionale. Infatti, ha sottolineato le Poste mettendo a disposizione la propria infrastruttura fisica, logistica e tecnologica agevola il dialogo tra cittadino e burocrazia diventando quasi una sorta di protesi naturale, di estensione della pubblica amministrazione.
L’incontro si è concluso dall’intervento del sen. Antonio Gentile, promotore del progetto, che ha evidenziato come questa sinergia sia la sintesi effettiva di una Calabria inedita, innovativa, costruttiva, una Calabria che si impegna attivamente nella lotta contro la sua faccia peggiore, ovvero quella della malasanità.

Gaia Santolla